“Europa” Welfare: Aznar cerca un patto sociale

25/07/2003

        Venerdí 25 Luglio 2003

        Il Welfare in Europa

        Madrid: Uno degli obiettivi è l’allungamento dell’età pensionabile
        Aznar cerca un patto sociale


        MADRID – Prolungare l’età lavorativa. Evitare l’espulsione dal mercato del lavoro di ultra-sessantacinquenni nel pieno delle facoltà fisiche e psichiche. Ampliare il periodo contributivo per il calcolo delle pensioni. Incentivare i piani privati di previdenza complementare. Sono i punti essenziali del dibattito sulla riforma pensionistica spagnola. Una modifica che il Governo Aznar considera necessaria, ma che probabilmente sarà rimandata a causa delle elezioni legislative del marzo 2004.
        Se i partiti politici che formano il tavolo tra Governo, sindacati e opposizioni incaricato di abbozzare il testo della riforma – il cosiddetto Patto di Toledo – non raggiungeranno un accordo entro luglio, ha ripetuto in diverse occasioni il ministro del Lavoro Eduardo Zaplana, bisognerà riprendere la discussione dopo il voto. Secondo Zaplana un argomento così delicato non può essere trattato in fase pre-elettorale: c’è il rischio di «eccessiva demagogia». Il Patto di Toledo fu sottoscritto da partiti e sindacati nel 1995 per seguire periodicamente l’evoluzione del sistema pensionistico e accordare eventuali riforme. Questa volta, però, è improbabile che i gruppi parlamentari riescano a raggiungere un’intesa entro la fine del mese. Anche per il presidente del Patto Jesús Merino, «se non si conclude un accordo ora o al massimo a settembre, bisognerà definire il calendario in funzione delle elezioni».
        Lo scoglio principale per l’accordo riguarda la possibilità di ampliare il numero di anni contributivi per il calcolo della pensione, passando dai 15 attuali all’intera vita lavorativa. Il partito socialista (all’opposizione) vuole rimandare il dibattito dopo l’estate, quando il ministero del Lavoro presenterà il rapporto sugli effetti della modifica pensionistica del 1997, che ampliò il calcolo da otto a 15 anni. L’ipotesi di riforma fu rilanciata lo scorso febbraio dal Governo Aznar, scatenando un’accesa polemica: sindacati e opposizione promisero battaglia. Il momento non era dei migliori. La proposta emergeva a pochi mesi dalle elezioni regionali e municipali del 25 maggio. Una volta concluso il processo elettorale, la commissione del Patto di Toledo ha ripreso i suoi lavori, ma il clima continua a essere teso in vista delle legislative del marzo 2004. Il Partito popolare, promotore della modifica, assicura comunque che non si tratta di una priorità assoluta.
        Il criterio risponde alla volontà di rinforzare il "principio di contribuzione", ossia la proporzione tra lo sforzo contributivo e le prestazioni percepite dal pensionato, ma ci sono altre urgenze: frenare i prepensionamenti, prolungare la vita lavorativa degli spagnoli, aumentare il tasso di attività (in particolare tra le donne) e sviluppare i piani di pensione privati. Secondo i calcoli della Commissione europea, la Spagna affronterà un veloce processo di invecchiamento a partire dal 2015. La spesa pubblica per le pensioni potrebbe passare dal 9,4% (del 2000) al 17,3% del Pil nel 2050: sarebbe uno degli incrementi più pesanti della Ue. E stando alle previsioni più catastrofiste, se il Paese non risolverà lo scoglio del basso tasso di popolazione attiva (causato principalmente da una natalità in continuo calo e dall’alto livello di disoccupazione femminile), in mezzo secolo i pensionati potrebbero superare il 30% dei cittadini. Un recente studio di PricewaterhouseCoopers sostiene che la Spagna dovrà riformare il sistema pensionistico pubblico al massimo entro 10 anni. Altrimenti pagherà drastiche conseguenze. Affinché il sistema sia sostenibile nel futuro prossimo, in definitiva, è necessario che venga prolungata la vita lavorativa, che sia incrementato il tasso di attività e che il mercato del lavoro si apra agli immigrati.

        MICHELA CORICELLI