“Europa” «Troppi debiti, pensioni a rischio»

05/03/2003






5 marzo 2003

Missioni Eurostat a Roma, Berlino, Parigi e Lisbona. La lettura «caso per caso» delle norme Ue sui bilanci

«Troppi debiti, pensioni a rischio»

L’allarme di Solbes: i costi previdenziali frenano la crescita, alla lunga 20% di pil in meno

      DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
      BRUXELLES – «Le difficoltà, le incertezze non giustificano l’inazione»: o si riformano le pensioni e l’assistenza sociale oppure i cittadini dell’Unione Europea subiranno un crollo di circa il 20% del prodotto interno lordo pro capite. Il Commissario europeo agli affari economici Pedro Solbes dice di essere «molto preoccupato»: «Sulla base delle politiche attuali esiste un evidente e inequivocabile rischio per i conti pubblici di almeno la metà dei Paesi dell’Unione». Solbes aggiunge altre cifre «scoraggianti». A partire dal 2010 il tasso di crescita nella Ue potrebbe diminuire dello 0,8% e nel 2040 ci saranno solo due lavoratori (contro i quattro di oggi) a fronte di un pensionato. Con un discorso pronunciato ieri sera a Bruxelles, Solbes ha di fatto risposto ai ministri finanziari che nell’Ecofin di venerdì prossimo si apprestano a prevedere un’applicazione «caso per caso» del Patto di stabilità. Il commissario, però, si è guardato bene dal chiamare in causa questo o quel governo. Tuttavia gran parte della sua analisi poggia sui ritardi accumulati da «alcuni Paesi con debito elevato». E, come è noto, l’Italia guida questa spiacevole classifica con un rapporto tra debito e pil pari al 106,7%, seguita dalla Grecia (102%) e dal Belgio (101%). Tutti gli altri sono attestati intorno al tetto del 60% imposto dal Trattato di Maastricht (Austria e Germania debordano leggermente).
      Solbes, in sostanza, incrocia due ragionamenti. Da una parte c’è, appunto, il problema di quegli Stati con il debito pubblico ancora troppo alto. Se i governi non provvedono con misure incisive, le conseguenze ricadranno su tutta l’Ue, poiché sarà difficile ridurre i tassi di interesse. Dall’altra parte si manifestano tendenze demografiche molto nette: aumenta l’aspettativa di vita, mentre diminuiscono le nascite e la differenza non è compensata dall’immigrazione. A questo punto, dice Solbes, la strada è quasi obbligata. Aumentare le tasse sarebbe controproducente per lo sviluppo economico. E allora sarà «difficile», sarà «politicamente delicato», ma quello che bisogna fare è tagliare la spesa pubblica, o meglio la spesa previdenziale. Solbes riconosce che diversi governi hanno dichiarato di voler raggiungere «lodevoli obiettivi», come quello di incentivare i lavoratori a rimanere in servizio (una misura contenuta anche nella delega sulla previdenza all’esame del Parlamento italiano). «Ma io – aggiunge il Commissario – sono preoccupato che ci sia una seria distanza tra gli impegni e le misure di riforma che poi vengono messe in atto». Per Solbes non ci sono più alibi: «Il mancato raggiungimento degli obiettivi di bilancio non può essere solo attribuito al ciclo economico sfavorevole. In alcuni casi non si è approfittato dei tempi buoni per riportare i conti sotto controllo, oppure si è proceduto a tagli di imposta non coperti e si è fallito nel contenere la spesa pubblica».
      Separatamente, è emerso ieri che delegazioni di Eurostat (l’ufficio statistico della Commissione europea) si recheranno nei Paesi le cui condizioni di bilancio sono più delicate: Germania, Francia, Portogallo e Italia. La missione a Roma, che non ha carattere straordinario, è prevista per giovedì e venerdì e si concentrerà sulle cartolarizzazioni effettuate o programmate dal governo. Per il 17 marzo è attesa la «convalida» di Eurostat sui dati di bilancio per il 2002 pubblicati dall’Istat la scorsa settimana.
Giuseppe Sarcina


Economia