“Europa” Schröder vuole tagliare le pensioni

30/05/2003




              Venerdí 30 Maggio 2003
              EUROPA
              Schröder vuole tagliare le pensioni

              Riforme – L’Esecutivo tedesco studia un pacchetto di provvedimenti che consenta di ridurre il «buco» del bilancio


              DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
              FRANCOFORTE – Ad appena 18 mesi dal varo di una controversa riforma del sistema pensionistico, che ha introdotto per la prima volta in 120 anni la pensione privata in Germania, una parte dell’establishment politico tedesco è tornata a parlare di ulteriori aggiustamenti sul fronte della previdenza.
              In un’intervista che verrà pubblicata oggi dal quotidiano «Leipziger Volkszeitung», la capogruppo dei Verdi al Bundestag Katrin Göring-Eckardt ha spiegato che esistono pensioni, quelle più generose, per le quali «un congelamento dell’adeguamento non cambierebbe nulla e sulle quali si può sicuramente pensare a una riduzione del livello pensionistico».
              Nel contempo, Göring-Eckardt ha spiegato che gli ecologisti, partner dei socialdemocratici nel Governo federale, non intendono appoggiare la decisione di aumentare i contributi pensionistici dal 19,5 al 19,8% dello stipendio nel 2004 per far quadrare i conti previdenziali (è da ricordare che alla fine del 2002, alcuni Verdi si erano opposti all’aumento dal 19,1 al 19,5%, poi accettato). Secondo il quotidiano «Neue Osnabrück Zeitung», lo stesso ministro delle Finanze Hans Eichel avrebbe spiegato durante un recente direttivo dell’Spd che sarà necessario ridurre il contributo dello Stato agli enti previdenziali.
              Il Governo è alle prese con un deficit che nel 2003 dovrebbe superare il "tetto" del 3,0% del Pil per il secondo anno consecutivo. Il Governo socialdemocratico-verde del cancelliere Gerhard Schröder ha introdotto il 1° gennaio 2002 una riforma pensionistica che ha istituito un pilastro privato in un sistema pubblico fin dalla fine dell’Ottocento quando cancelliere era Otto von Bismarck.
              Il sistema, ideato dall’allora ministro del Lavoro Walter Riester, prevede un calo della pensione massima dal 70% dell’ultimo stipendio oggi al 67% nel 2030. Nel frattempo, incentivi fiscali dovrebbero spingere i tedeschi a sottoscrivere pensioni private. Per ora, queste ultime, solo volontarie, hanno avuto un successo mitigato, anche a causa del cattivo andamento dei mercati.
              Questa riforma, osteggiata a lungo dai sindacati, è stata accolta a suo tempo con cautela. Salutata da molti come un primo passo in avanti, è stata anche criticata perché troppo timida e poco coraggiosa se è vero che la Germania è uno dei Paesi europei che invecchia più rapidamente e nel quale è più basso il tasso di natalità (appena 1,3). Negli ultimi decenni, l’equilibrio finanziario del sistema pensionistico si è progressivamente deteriorato a causa del graduale invecchiamento della popolazione: l’Ocse prevede che nel 2050 vi saranno in Germania 21 milioni di persone con un età superiore a 65 anni (i tedeschi sono oggi 80 milioni).
              A spiegare poi lo squilibrio dei conti pensionistici tedeschi è anche un’uscita dal mondo del lavoro sempre più anticipata. Si calcola che nel 1950 i tedeschi andassero in pensione in media a 64 anni. Nel 1980, l’età era scesa a 61; nel 1995 era appena di 59. Non deve sorprendere quindi se la Germania versa ormai il 27,3% del Pil in spesa sociale.
              Non è ancora chiaro quanto queste recenti prese di posizione pesino all’interno del Governo, ma è probabile che la riforma Riester dovrà essere a un certo punto rivista. In aprile, una commissione indipendente presieduta dall’economista Bert Rürup aveva proposto di portare da 65 a 67 anni l’età della pensione: l’ipotesi era stata accolta con numerose proteste.
              BEDA ROMANO