“Europa” Salgono i profitti delle imprese ma le buste paga restano al palo

12/04/2005
    martedì 12 aprile 2005

      Pagina 29 – Economia

      IL CASO

        Ricerca Ocse: nei paesi industrializzati cala la quota di utili destinata ai dipendenti
        Salgono i profitti delle imprese
        ma le buste paga restano al palo
        Le aziende replicano "Abbiamo bisogno del denaro che ci arriva dalla Borsa"
        "Il beneficio del nostro lavoro va agli azionisti", è il lamento degli impiegati

          ROMA – Compagnie sempre più ricche, lavoratori sempre più poveri. Secondo l´Ocse, dopo circa 20 anni di incidenza dei salari sui ricavi pari al 70% oggi la quota è scesa pericolosamente al 64%. In pratica, rispetto al passato le aziende condividono meno i loro profitti con le maestranze. Allo stesso tempo, sottolinea uno studio Ubs, mai come negli ultimi anni le imprese stanno facendo affari d´oro.

          Si sta aprendo un solco profondo sotto i piedi dei dipendenti i cui stipendi sono schiacciati dall´inflazione proprio nel momento di maggiore espansione per i profitti delle aziende dove lavorano.

          In un articolo dalla Francia, è l´Herald Tribune ad affrontare il tema, raccontando il caso di Véronique Picard, un´impiegata di Carrefour, colosso mondiale della grande distribuzione. La Picard, 43 anni, cassiera, da 12 alle dipendenze del gruppo francese, ha ricevuto un incremento di stipendio pari all´1,79% mentre gli affari per Carrefour vanno a gonfie vele: per il 2004 ci sono profitti per 1,4 miliardi di euro e un succoso "premio" per gli azionisti, che hanno visto salire, invece, del 27% l´ammontare del dividendo.

          Quel risicato aumento dell´1,79% – dice Véronique – «è molto meno del tasso di inflazione». E visto che la cassiera dell´ipermercato di Chateau-Thierry, nel cuore della Francia, di euro ne guadagna solo 800 al mese, ormai «è difficile anche fare la spesa» presso la stessa struttura dove è occupata. «Noi lavoriamo ma sono gli azionisti a raccogliere benefìci». E la replica di Carrefour spiega e conferma tutti i quesiti: «Noi abbiamo bisogno dei nostri azionisti, abbiamo bisogno della loro fiducia, abbiamo bisogno del loro denaro».

            E così i salari, negli ultimi tre anni i salari hanno marciato molto più lentamente rispetto alla crescita della produttività in Europa e negli Stati Uniti. E Stephen Roach, capo economista di Morgan Stanley individua nuovi e pericolosi nemici per i lavoratori: «La globalizzazione sta accelerando, i grandi gruppi guardano lontano e non hanno alcuna voglia di aumentare i compensi dei propri dipendenti». Il futuro, quindi, è incerto, con gli scambi internazionali cresciuti del 28% del Pil globale nel 2004, contro un 19% registrato nel 1991. Difficile, quindi, considerare e preservare anche oggi dalla globalizzazione lavori un tempo "non scambiabili" o non operabili dalla parte opposta del mondo, come la programmazione software, la contabilità, la progettazione. Ma se il lavoro non è esportabile, non mancano i concorrenti in patria. Ed è proprio il "caso Picard" a dimostrarlo: anche se il lavoro di Véronique non può essere svolto dalla Polonia o dalla Cina, ci sono quasi 3 milioni di disoccupati francesi pronti a sostituirla. Un ultimo esempio viene dagli Usa, dove per ogni ricerca di nuovi dipendenti, Wal-Mart – che paga 9,68 dollari l´ora, 7,5 euro, cifra che non permette di tirare avanti – riceve 10 richieste di assunzione.