“Europa” Razzia sugli scaffali

19/01/2006
    giovedì 19 gennaio 2006

    Pagina 33 – Cronaca

    Rapporto sul taccheggio in Europa: inglesi i clienti peggiori, svizzeri i migliori
    In Italia centomila casi l’anno: prodotti più ambiti quelli piccoli ma di valore

      Dai liquori ai reggiseni razzia sugli scaffali

        Furti al supermercato, perdite milionarie. Ecco la hit delle merci rubate

          di MARINA CAVALLIERI

            ROMA – Lamette e profumi, parmigiano e vino, cd e lingerie ma anche prosciutto, caffè, batterie, funghi e zafferano, sono queste le merci ad alto rischio, i prodotti tentatori, quelli di piccole dimensioni e alto costo, i più desiderati dal popolo sommerso dei taccheggiatori.

              È un esercito combattivo e vasto quello dei clienti-ladri, persone che hanno spesso un aspetto anonimo, a volte proprio per bene, cercano con aria indifferente, sperando di non farsi vedere, di portare a casa quello che non si può, di uscire dai supermercati con le tasche piene di quello che non si dovrebbe. In fila alla cassa, sperando di farcela, ci sono la pensionata e lo studente, l’extracomunitario e la signora bene, il vero povero, il finto ricco, il precario. È il partito trasversale del piccolo furto, i supermercati lo temono ma non lo dicono, lo spiano e lo controllano cercando a loro volta di non farsi vedere.

                L’ultimo rapporto del "Centre for retail research", istituto specializzato inglese, fornisce i dati di questa guerriglia nascosta che si combatte ogni giorno nei grandi magazzini, nei discount, in tutti i punti vendita. In gergo commerciale si chiamano "differenze inventariali". Si tratta di perdite in gran parte dovute a furti: nel 2005 nella Ue sono sparite dagli scaffali merci per 32 miliardi di euro, una cifra in lieve calo rispetto l’anno precedente.

                  In questa classifica dei disonesti la Svizzera è in testa per sobrietà, l’Italia nel mezzo, a subire il vizietto dei suoi clienti sono la Gran Bretagna ma soprattutto, negli ultimi tempi, i paesi dell’Est. Responsabili di queste sottrazioni sono i clienti per il 49 per cento, i dipendenti per un 30 per cento, in aumento rispetto il 2004, e i fornitori per il 7 per cento. In Italia oltre centomila persone ogni anno vengono colte in flagrante.

                    "Il taccheggio esiste nei più diversi punti vendita, nel quartiere popolare come in quello alto, non si può tracciare un identikit univoco di chi compie il furto", spiega Stefano Gambolò, direttore marketing del gruppo Selex, 2700 punti vendita in tutta Italia. "I prodotti più rubati sono quelli ad alto valore e basso ingombro, sono perdite fisiologiche perché non può esistere un sistema di controllo troppo coercitivo e visibile, sarebbe un deterrente per chi vuole comprare, mettere liquori e champagne sotto chiave non stimola l’acquisto, noi come distributori dobbiamo tenere sotto osservazione quest’area ma nello stesso tempo far sentire a proprio agio il cliente".

                      Ma quali sono i metodi più usati dai taccheggiatori? "C’è chi porta borse o contenitori schermati con carta d’argento che si pensa non facciano scattare l’allarme, se invece sono professionisti usano pinze che hanno solo i fornitori per togliere le targhette antitaccheggio", spiega Carlo Meo, amministratore delegato della società di ricerche Marketing&Trade. "Tre i tipi di ladri: chi ha necessità, i ragazzi che lo fanno magari come provocazione, per sentirsi grandi, infine i professionisti che rivendono i prodotti in un circuito alternativo. Molti furti però sono fatti con la complicità dei dipendenti".

                        Oggi sono sempre più efficienti i sistemi di sicurezza. In attesa delle etichette "intelligenti", le smart tag, imperversano le body guard, le telecamere, il personale in borghese spesso travestito da povero o da pensionato, finti clienti che si aggirano tra gli scaffali per non dare nell’occhio ma poi bloccano il ladro in flagrante e allora "non è piacevole perché c’è molta meno tolleranza di una volta".