“Europa” Raffarin non cede agli scioperi

27/05/2003



              Martedí 27 Maggio 2003
              EUROPA
              Raffarin non cede agli scioperi

              Il governo francese resiste sulla previdenza – Oggi si fermano scuola, poste e aerei
              MI.C.


              DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
              PARIGI – I 700mila francesi che domenica scorsa hanno sfilato compatti per le strade di Parigi in segno di protesta contro la riforma delle pensioni, non hanno fatto per il momento tremare i polsi al Governo. Sia il premier Jean­Pierre Raffarin, sia il ministro per gli Affari sociali François Fillon hanno infatti ribadito che andranno fino in fondo, a cominciare dalla presentazione del progetto di legge definitivo domani, in occasione della riunione del Consiglio dei ministri.
              Nel frattempo le principali organizzazioni sindacali (ad eccezione della firmataria Cfdt), forti del largo supporto popolare e di quello politico dei socialisti (che hanno colto l’occasione per montare nuovamente alla ribalta) e dei comunisti, si stanno organizzando per aumentare la pressione sul Governo con una ondata di nuovi scioperi che rischiano di paralizzare nelle prossime settimane il Paese. Con l’intento di costringere il Governo a riaprire il tavolo delle negoziazioni.
              Oggi, ad esempio, gli addetti di scuole, Posta, telefoni, luce e gas saranno in sciopero. Mentre i controllori del traffico aereo promettono di bloccare l’80% dei voli in arrivo e in partenza dall’Esagono. Lunedì 2 giugno sarà poi la volta delle ferrovie e il giorno successivo dei trasporti urbani delle principali città, con Parigi in testa. Si tratta di una situazione potenzialmente molto grave, tanto da mettere in pericolo gli esami di maturità di migliaia di studenti, ma anche da mettere in ginocchio l’economia del Paese se la rete dei trasporti dovesse bloccarsi per qualche settimana.
              Un braccio di ferro di cui è difficile prevedere a breve una conclusione positiva, in quanto la massiccia mobilitazione di piazza delle ultime settimane (ricordiamo gli oltre 2 milioni di francesi sfilati il 13 maggio scorso), ha ancora una volta dimostrato come la riforma delle pensioni, ma soprattutto quella della funzione pubblica sia dura da far passare in un Paese fortemente centralizzato e amministrato come la Francia. Di certo, quello che è emerso chiaramente, è anche uno scollamento tra settore pubblico e settore privato. L’immagine di una Francia bicefala, a due velocità, in cui pensare di equiparare le due funzioni e renderle omogenee in termini di durata del lavoro e di prestazioni pensionistiche è difficile.
              Vedremo quali saranno gli sviluppi, tenuto conto del fatto che il Governo entro fine anno, dovrà riformare anche la previdenza sociale e avviare il processo di decentralizzazione delle strutture dello Stato. Ma dovrà fare i conti, anche, con una situazione congiunturale che di certo non facilita il compito, in quanto rende più problematica la copertura finanziaria di questi progetti. Ad ogni buon conto ieri il premier Raffarin ha dichiarato che si avvertono dei segnali positivi per quanto riguarda la ripresa economica. Una indicazione che se confermata, aumenta le speranze dal Governo di centrare l’obiettivo di crescita del Pil dell’1,3% fissato per fine anno.