“Europa” Raffarin batte i sindacati e cambia le pensioni

23/06/2003

        Sabato 21 Giugno 2003



        Raffarin batte i sindacati e cambia le pensioni


        DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
        PARIGI – L’ondata di scioperi e di manifestazioni che ha "squassato" la Francia nelle ultime settimane, in segno di protesta contro la riforma delle pensioni, si è esaurita. Nel contempo il Parlamento ha approvato giovedì notte l’articolo 5 della riforma, probabilmente quello più sensibile, quello cioè che porta da 37,5 a 40 gli anni di contribuzione, equiparando così il settore pubblico a quello privato. Il premier Jean­Pierre Raffarin, al timone del Paese da un anno esatto, ringrazia e incassa una importante vittoria. È il primo Governo ad aver proposto e ad aver portato fino in fondo una riforma così importante come quella del sistema pensionistico. In precedenza ci avevano tentato in molti sotto la V Repubblica, sia Governi di destra, sia di sinistra, ma tutti avevano inesorabilmente fallito, sconfitti dai sindacati e da un Paese che è refrattario ai cambiamenti e, soprattutto, è legato alla centralità delle sue strutture e al garantismo statale. Il "metodo" di gestione Raffarin, basato sul dialogo e sull’ascolto della "France d’en bas", quella cioè meno privilegiata, ha dato dunque i suoi frutti. È naturalmente perfettibile, ma la destra francese ha dato prova di potersi spingere e di arrivare là dove altre forze politiche e in particolare la sinistra non sono mai riuscite a spingersi. Prova ne sia che nelle scorse settimane importanti esponenti del partito socialista, ma anche alcuni sindacalisti hanno riconosciuto la validità delle scelte del Governo e non hanno esitato a sostenere le riforme. Il consenso e non l’imposizione per legge, ma sicuramente la fermezza, sono state la chiave di volta che hanno permesso a Raffarin di avanzare a favore delle imprese sul fronte delle 35 ore e della legge che rendeva più difficili i licenziamenti, ha permesso di garantire il potere d’acquisto dei salari (quello minimo sarà aumentato del 5,5%), di ridurre la pressione fiscale e di dare una mano allo sviluppo delle piccole e medie imprese. Importanti passi in avanti sono stati inoltre compiuti per quanto riguarda la lotta alla delinquenza e la sicurezza del Paese. Intendiamoci, non tutti i problemi sono stati risolti (per esempio la disoccupazione è in aumento e l’economia non tira a sufficienza), ma l’approccio sembra essere quello desiderato. Il premier cerca dunque di mantenere le promesse elettorali dello scorso anno e di rispondere al meglio alle richieste dei cittadini. E questi, nonostante un calo di popolarità nei sondaggi, continuano a sostenerlo a fronte di una sinistra che appare sempre più allo sbando, incapace di proporre un programma alternativo e di lanciare nuove idee. Come dimostra il fatto che nel caso della riforma delle pensioni, i socialisti si sono limitati a criticare e non hanno fatto proposte valide. Per questo il Governo è ben intenzionato ad andare avanti nelle riforme e in particolare in quella che riguarda la decentralizzazione di alcune funzioni dello Stato (per esempio il personale parascolastico) e in quella che riguarda la sanità e la previdenza sociale. Raffarin ha però capito, e lui stesso lo ha dichiarato, che «non si tratta di una corsa ad ostacoli» e che è dunque necessaria una pausa di riflessione per digerire la riforma delle pensioni e per stabilizzare nuovamente il clima sociale. Nella sostanza, le riforme si faranno, ma i tempi saranno un po’ più dilatati. Di decentralizzazione si riparlerà dunque probabilmente non al rientro dalle vacanze estive, ma verso fine anno, mentre per sanità e previdenza non sarà il 2003, ma il 2004. Nel frattempo il dialogo con i partner sociali continuerà in modo da lanciare questi progetti, sostenuti dal più ampio consenso possibile. Quel consenso che nel caso delle pensioni, da parte sindacale, non è stato unanime, tanto che la spaccatura ha portato da un lato alla mobilitazione di piazza, ma dall’altra a un inesorabile indebolimento. Mentre al termine del primo Consiglio nazionale dell’Ump (il partito della destra repubblicana che ha raccolto l’Rpr, Dl e parte dell’Udf), il premier è stato lungamente applaudito, uscendone più che mai rafforzato.
        MICHELE CALCATERRA