“Europa” Pensioni, stop dei sindacati francesi

08/01/2003





Mercoledí 08 Gennaio 2003
EUROPA


Pensioni, stop dei sindacati francesi

No alla parte privatistica del piano proposta da Chirac – Giornata di mobilitazione


            DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI – La riforma delle pensioni in Francia si fa ora o mai più. È questa l’opinione diffusa dei principali osservatori politico­economici del Paese, tenuto conto del fatto che la maggioranza parlamentare della destra repubblicana è schiacciante, che il 2003 sarà un anno senza elezioni, che l’opinione pubblica è ormai al corrente del problema e guarda con un certo favore alla riforma. E che, infine, i sindacati hanno dato ieri un giudizio non pregiudizialmente negativo all’annuncio del presidente Jacques Chirac secondo cui i dettagli dell’operazione saranno messi a punto entro l’estate mantenendo due caposaldi: l’attuale sistema a ripartizione e il limite per il pensionamento 60 anni. Il fatto che i principali sindacati abbiano adottato una posizione comune non deve comunque far credere che la riforma sia fin da ora già acquisita, anzi. Basti pensare al fatto che gli stessi sindacati hanno programmato per il primo febbraio una giornata nazionale di manifestazioni e di mobilitazione per ribadire che non ci sarà alcuna deroga al principio della garanzia della pensione. Gli obiettivi del sindacato sono chiari: difesa dell’attuale sistema a ripartizione, mantenimento della pensione a tasso pieno a 60 anni e del suo valore attuale in rapporto agli anni di lavoro svolti. Nel documento diramato ieri non si fa, d’altra parte, alcun riferimento specifico all’introduzione, come pare invece assodato nei piani governativi, del principio di equità e di uguaglianza tra sistema privato e sistema pubblico. Il silenzio è significativo, ed è probabile che proprio su questo punto si possano verificare gli scontri più accesi. Da parte loro gli imprenditori guardano con interesse all’evoluzione della situazione, mettendo in chiaro che non è possibile risolvere il problema pensionistico aumentando ulteriormente il carico dei contributi, ma che per garantire il futuro, bisogna incidere sull’allungamento del periodo di lavoro e di contribuzione. Ieri, nel frattempo, il ministro agli Affari sociali François Fillon ha iniziato un giro di consultazioni con i principali partiti politici, partendo dall’Ump di Alain Juppé. Come noto l’ex primo ministro è il leader della nuova destra "chirachiana" raggruppata sotto le insegne dell’Ump, ma è anche un grande conoscitore delle questioni pensionistiche. Proprio il suo Governo, nel ’95, fallì nella riforma e dovette dimettersi lasciando il campo libero alla sinistra di Lionel Jospin. Questa volta, dunque, non è ammesso alcun errore. Per questo, per risolvere i principali intoppi, il nuovo Governo Raffarin conta sul dialogo e sul consenso sia delle forze sociali, sia di quelle politiche. Non a caso Fillon si incontrerà domani con il leader dell’opposizione, François Hollande e tra una settimana anche con quello dell’Udf, François Bayrou. In seguito sarà la volta dei sindacati e degli imprenditori, in modo da arrivare verso fine febbraio alla messa a punto di un primo progetto di riforma su cui lavorare e trovare il massimo di supporto nei mesi successivi. Il presidente Jacques Chirac e il premier Jean­Pierre Raffarin sanno infatti bene che la riforma delle pensioni si potrà fare solo se il consenso sarà diffuso in tutto il Paese. È importante, dunque, che ogni più piccolo focolaio di tensione sociale venga immediatamento spento. Impresa non semplice in un Paese in cui la litigiosità è elevata e in cui le sacche di crisi nel settore pubblico e in quello privato sono diffuse. Basti pensare all’agitazione in corso da vari mesi nel settore sanitario e a quella che sta per scoppiare nel settore scolastico che ha indetto uno sciopero generale per il 28 di gennaio. Come dire che i prossimi mesi potrebbero essere agitati.
            MICHELE CALCATERRA