“Europa” Pensioni, la Francia in piazza

14/05/2003
           
          MERCOLEDÌ, 14 MAGGIO 2003
           
          Pagina 20 – Esteri
           
          Raffarin affronta lo scoglio della previdenza, che ha fatto crollare i suoi predecessori: contro di lui tutti i sindacati
           
          Pensioni, la Francia in piazza
           
          Un milione e mezzo di persone contro la riforma del governo
           
           
           
          A Parigi, Marsiglia e Tolosa non si vedeva così tanta gente in strada da molti anni
          Il governo vuole allineare le pensioni dei dipendenti pubblici a quelle dei privati
           
          DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
          GIAMPIERO MARTINOTTI

          PARIGI – Un milione e mezzo di persone in piazza, uno sciopero del settore pubblico pienamente riuscito: i sindacati sono riusciti a trasformare la protesta di ieri contro la riforma delle pensioni in un successo dalle dimensioni insperate. Treni e aerei con il contagocce, trasporti urbani inesistenti, scuole chiuse e tantissima gente nelle oltre cento manifestazioni organizzate in tutto il paese. A Parigi, Marsiglia e Tolosa non si vedeva così tanta gente in piazza da molti anni. Le solite divergenze di numeri tra polizia e organizzatori non possono nascondere la realtà della mobilitazione, confermata dagli alti tassi di adesione allo sciopero in tutta la funzione pubblica. Per il governo di Jean-Pierre Raffarin è un segnale allarmante: la riforma previdenziale è indispensabile, ma farla digerire al paese sarà dura. Oggi riprenderanno le trattative al ministero del Lavoro e ai sindacati saranno offerti alcuni miglioramenti, ma le confederazioni più intransigenti, forti del successo di ieri, potrebbero spingere verso una radicalizzazione del conflitto.
          I termini del problema sono semplici: il governo vuole allineare le pensioni dei dipendenti pubblici a quelle del settore privato, allungando gli anni di contributi necessari per ottenere il massimo e rivedendo il calcolo del vitalizio. Nell´autunno 1995, il governo Juppé fu costretto a ritirare un progetto molto simile dopo tre settimane di paralisi dei trasporti pubblici e un mese di manifestazioni. Raffarin tenta oggi di far meglio del suo predecessore. E´ più suadente e meno arrogante, è abbastanza popolare ed è appoggiato da un presidente della Repubblica ancora allo zenit nei sondaggi. Ma non basta. I francesi sono il popolo europeo occidentale meno sindacalizzato e le confederazioni hanno un solo punto di forza, il settore pubblico e in particolare i trasporti. Qui sta il vero scoglio, perché i sindacati difendono anche la loro unica fetta di potere.
          Il ministro del Lavoro, François Fillon, ha annunciato in parlamento di essere pronto a discutere alcuni aspetti della riforma. Il passaggio da 37,5 a 40 anni di contributi è considerato intoccabile, ma il governo offrirà qualcosa sul calcolo delle pensioni, sui vitalizi più bassi, sulle deroghe per chi ha cominciato a lavorare fra i 14 e i 16 anni. L´obiettivo è chiaro: spingere i tre sindacati più moderati (Cfdt, Cftc, Cgc) a firmare un accordo, lasciando ai margini i due più radicali (Cgt, Fo). Non è detto che basti per far passare la riforma. Gli slogan delle manifestazioni andavano più nel senso di un ritiro della riforma che non di un suo miglioramento. E alcuni sindacalisti hanno già avanzato l´idea di uno sciopero a oltranza nei trasporti, come nel 1995. Anche se i regimi speciali dei ferrovieri e degli autoferrotranvieri non saranno toccati, i sindacati sanno che con questo settore possono paralizzare il paese. E´ la loro unica arma e alcuni dirigenti accarezzano l´idea di usarla: già oggi, nel metrò parigino, ci sarà un tentativo di continuare lo sciopero.