“Europa” McDonald’s sfida il dizionario

21/03/2007
    mercoledì 21 marzo 2007

      Pagina 34 – Cronaca

        "McJob non vuol dire precariato"
        l’hamburger sfida il dizionario

          Londra, McDonald’s chiede al prestigioso Oxford dictionary di correggere la definizione del neologismo. "La flessibilità oggi è sinonimo di carriera"

            dal nostro corrispondente
            Enrico Franceschini

              LONDRA – Cosa hanno in comune la McDonald´s, il dizionario di Oxford della lingua inglese e il Financial Times? Più di quanto sarebbe lecito immaginare. La multinazionale degli hamburger è partita all´attacco contro la definizione negativa che l´Oxford English Dictionary dà del termine «Mcjob», noi diremmo Mclavoro, ovvero lavoro «stile McDonald´s»; e la vicenda è finita ieri sulla prima pagina del più autorevole quotidiano finanziario europeo.

              «Un lavoro malpagato e assolutamente non stimolante, che offre pochissime prospettive di carriera»: così gli eruditi studiosi della Oxford University, nel 2001, spiegarono il significato della parola «Mcjob», che aggiunsero quell´anno per la prima volta all´omonimo vocabolario, considerato il «padre di tutti i dizionari» d´inglese. «È uno schiaffo in faccia alla nostra cultura del lavoro», protestò Jim Cantalupo, all´epoca presidente della McDonald´s, minacciando azioni legali, che poi non intraprese. Adesso però la filiale britannica della McDonald´s è ritornata alla carica, affermando che la definizione fornita dall´Oxford Dictionary è sbagliata e che va modificata. «Un lavoro stimolante, gratificante, che offre genuine opportunità di carriera»: questa, secondo la multinazionale della polpetta, sarebbe una definizione più adeguata. E la McDonald´s si impegna a organizzare una petizione d´alto profilo, per cominciare nel Regno Unito, allo scopo di ottenere dall´Oxford Dictionary la revisione del termine dispregiativo.

              Chi ha ragione? All´Oxford Dictionary, non pretendono di averla: «Noi monitoriamo i cambiamenti nel linguaggio corrente, e li riflettiamo nelle nostre definizioni, sulla base delle prove che troviamo», dice un portavoce della prestigiosa istituzione.

              Qualche prova a sostegno del fatto che «Mcjob» non è l´equivalente del «fast food» dal punto di vista gastronomico, la McDonald´s ce l´ha, riconosce il Financial Times: metà dei dirigenti dell´azienda, in Gran Bretagna, provengono dai ristoranti, cioè sono ex-cuochi o ex-sguatteri, e il 25 per cento di costoro sono donne. Dunque è vero che la McDonald´s promuove la manovalanza, aiutando i dipendenti di valore ad emergere, da qualunque posizione essi partano: anche la più bassa. E qualcosa di giusto la multinazionale dell´hamburger deve farlo, aggiunge il quotidiano della City, se a gennaio ha riportato i migliori risultati degli ultimi trent´anni.

              Il termine «Mcjob», reso popolare dallo scrittore Douglas Coupland nel 1991 con il romanzo «Generazione X», si diffuse negli anni Ottanta in America in un momento di crisi economica, quando i posti di lavoro qualificati e ben pagati persi dai «colletti blu» nelle fabbriche venivano in parte compensati da assunzioni part – time mal retribuite nell´industria dei servizi. Da allora, effettivamente, il mondo è molto cambiato: un lavoro nell´industria dei servizi può essere oggi più sicuro e promettente che in fabbrica. Può anche essere giusto, insomma, modificare la definizione di «Mcjob». Ma rimane valida la vecchia definizione dello psicologo americano Frederick Herzberg: «Se vuoi che una persona faccia bene il suo lavoro, dagli un buon lavoro da fare».