“Europa” Mcdonald’s: Paris kebab

14/11/2003

14 Novembre 2003





      MCDONALD’S
      Paris kebab

      Occupato da otto mesi per il licenziamento di un sindacalista
      A. MAS.


      Una sera nel centro di Parigi. Un semaforo. Osservando con attenzione il lato opposto della strada in attesa del verde, un McDonald’s che non appare come tutti gli altri. Uno striscione che chiede di boicottarlo, fogli A4 con scritte di vario genere che tappezzano i vetri, adesivi militanti. Rue de Saint Denis ore 19, temperatura tra zero e cinque gradi centigradi, un centro sociale in una dependance delle multinazionale della polpetta? Da non credere. Proviamo a entrare. Piccoli tazebao scritti a mano o al computer, volantini sul bancone che di solito ospita hot dog a ritmi vertiginosi, una tabella «avenue de la precaritè» («via della precarietà») che sovrasta il corridoio. Vicino all’ingresso Linda e Tino Fortuna. La prima è un’attivista, il secondo, immigrato come buona parte dei lavoratori di quel Mc Donald’s, è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il locale è infatti occupato da otto mesi dai suoi 28 dipendenti, giorno e notte, per via del licenziamento di un loro rappresentante sindacale, Tino Fortuna appunto.

      «Il primo sciopero risale ormai a circa due anni fa», cominciano a raccontare la loro storia. Anche allora c’era stato un licenziamento, seguito da quello di altri quattro che avevano osato scioperare in solidarietà. Così, accadde che «ogni sabato 100-150 persone partivano da qui per bloccare altri McDonald’s». La lotta pagò, come talvolta accade, e i licenziati furono reintegrati. Nel frattempo cambia la gestione ma non la mc-linea politica, i dipendenti si riducono da 50 a 28. Nessun allontanamento coatto, stavolta, né contratti a termine non rinnovati. «No, qui si fanno solo contratti a tempo determinato». Peccato che «per via delle condizioni di lavoro» molti preferiscono andar via appena possono. Il nuovo gestore preferisce non rimpiazzarli, semmai aumentare i carichi di lavoro per chi rimane. Con il ricorso allo straordinario, regolarmente non pagato, soprattutto per i dipendenti part time. Fino alle accuse di furti e, per quanto riguarda Tino, nella sua qualità di responsabile del personale di aver fatto «abusivamente» assumere alcune persone. Sfugge il senso del pastrocchio per cui un sindacalista si debba occupare anche del personale, ma sta di fatto che il suo licenziamento provoca quello che è sotto i nostri occhi. Otto mesi rinchiusi a turno in un McDonald’s. Molti sono musulmani, come Nabil che consuma un kebab perché affamato dal digiuno del Ramadan. Vive nella banlieue di Saint Denis, dura periferia che in questi giorni ospita il forum, e quando entra un altro immigrato a chiedere aiuto perché accecato dal gas urticante spruzzatogli addosso da qualcuno che presumibilmente aveva aggredito, racconta con estrema naturalezza di come ormai su di lui, cresciuto alla dura legge della strada, i gas non facciano più effetto. Della loro storia hanno fatto anche un video che è stato proiettato ieri al social forum. Domani manifesteranno anche loro per un’«altra Europa possibile».