“Europa” L’Spd approva i tagli di Schroeder allo stato sociale

03/06/2003


Lunedì 2 Giugno 2003
IL PARTITO TRA APPLAUSI E QUALCHE PROTESTA HA DETTO SÌ AL SUO LEADER
L’Spd approva i tagli di Schroeder allo stato sociale
Passata con l’80 per cento dei voti l’«agenda» proposta dal Cancelliere

    dalla corrispondente da BERLINO

    Il cancelliere Gerhard Schroeder ce l’ha fatta. L’ottanta per cento del partito è dalla sua parte, il dissenso è rimasto confinato a una minoranza, le riforme dell’«Agenda 2010» si faranno. Eppure, nel congresso straordinario del partito socialdemocratico tedesco, ieri all’Hotel Estrel di Berlino, l’atmosfera che si respirava non era quella che prelude a un nuovo corso, a un cambiamento radicale e condiviso. L’impressione è che la strada delle riforme sia stata intrapresa non per convinzione profonda, ma per paura. «Questo cancelliere è il nostro cancelliere», ha detto significativamente un anziano delegato al termine del suo discorso di sostegno alla linea di Schroeder. Come dire che se l’Spd vuole restare al governo deve rendersi conto che non c’è altra strada da quella indicata dall’unico leader a disposizione, del partito e del governo. E pazienza se è una strada che non piace a tutti. In fondo, nessuno è stato in grado di proporre qualcosa di meglio.
    Fatta eccezione per alcuni passaggi, il discorso di Schroeder è stato deciso e appassionato. Ha ricordato le radici socialdemocratiche e, facendo leva su di esse, ha invocato la necessità di una nuova presa di responsabilità: «Bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno – ha ammesso –. Un numero cosí alto di disoccupati non si può imputare soltanto alla cattiva congiuntura, ha a che fare con ragioni strutturali». Per la prima volta, il cancelliere ha dovuto riconoscere che un sistema sanitario come quello tedesco non è più sostenibile e che bisogna trovare «nuovi strumenti» per farvi fronte. Da qui, il suo ragionamento-chiave: «Se non saremo noi a dar vita a queste riforme, altri al posto nostro le faranno, altri che non sono ispirati dal nostro stesso sistema di valori sociali».
    Il dilemma socialdemocratico, quello che ha implicitamente scandito l’intero ritmo della giornata, è tutto qui, riassunto nella battuta di una delegata dubbiosa del Nordreno Westfalia: «Ma siamo sicuri di dover essere proprio noi a fare quello che in Inghilterra ha fatto Margaret Thatcher?».
    Fuori, nella strada antistante l’Hotel Estrel, qualche centinaio di manifestanti appartenente a frange del sindacato «Ver.di» protestava contro l’«Agenda 2010». Dentro, in prima fila, il presidente del sindacato Dgb, Michael Sommer, applaudiva a denti stretti alcuni passaggi del discorso del cancelliere. «Sono contento di vedere che Michael Sommer è fra noi – lo ha salutato Schroeder dal podio -: i sindacati restano nostri amici, questa battaglia senza di loro non si puó fare». Sommer, ai margini del congresso, ha ribadito la sua opposizione ad alcuni punti del progetto di riforme. Ma intanto, a differenza di altri leader sindacali, è venuto e ha preso posto non lontano dalla first lady Doris Schroeder-Kopf. «I socialdemocratici sono anche questo – ha detto Schroeder –. Capaci di discutere, di litigare persino, ma alla fine in grado di mostrarsi compatti».
    I problemi, per Schroeder, cominceranno da domani, quando si tratterà di far approvare il pacchetto dal Parlamento e dal Senato delle Regioni, dove l’opposizione ha la maggioranza. La leader della Cdu, Angela Merkel, ha promesso collaborazione, ma il premier bavarese Edmund Stoiber dice che l’«Agenda 2010» è ancora troppo poco, e che per risanare la Germania ci vuole molto di più.
    Anche se alcuni esperti di comunicazione hanno trovato il discorso di Schroeder impacciato e a tratti insicuro, le impressioni raccolte all’Hotel Estrel fanno pensare che l’insicurezza appartenga piuttosto all’intera compagine socialdemocratica, capace di emozionarsi davvero solo se toccata nell’orgoglio. «Vengo da San Pietroburgo e sto partendo per Evian – ha detto Schroeder a un certo punto –. L’Europa si aspetta molto dalla Germania, e io vi chiedo di autarmi a lanciare un segnale forte di cambiamento. Dobbiamo cercare di riuscire là dove gli altri socialdemocratici europei hanno fallito, raccogliendo la sfida delle riforme dello stato sociale. Tutti gli occhi sono puntati su di noi, fatemi andare a Evian, stasera, a testa alta».
    Il partito, tra gli applausi e qualche borbottio di protesta, ha risposto, dicendo sì al suo cancelliere. Adesso si tratterà di reggere la lunga distanza: le riforme proposte nell’Agenda 2010 non promettono un ritorno politico immediato e lasciano spazio a un ingrossarsi del fronte del dissenso. Come ha ricordato ieri in un’intervista il vecchio Egon Bahr, braccio destro di Willi Brandt e pilastro dell’Spd, «il tempo delle spaccature è appena cominciato».

          (f.s.)