Europa lontana dal sogno di Lisbona

29/03/2004


27 Marzo 2004

Europa lontana dal sogno di Lisbona
Troppi disoccupati e poca ricerca. Prodi: è sconfortante

    Enrico Singer
    corrispondente da BRUXELLES

    Altro che mercato più competitivo del mondo entro il 2010. L’Europa rischia la deindustrializzazione e l’obiettivo di creare 20 milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi sei anni appare ormai fuori portata. Gli investimenti in ricerca e innovazione, poi, sono molto al di sotto della quota del 3 per cento del Pil che era stata indicata a Lisbona, nel 2000, quando fu varato quell’ambizioso programma che i capi di Stato e di governo della Ue riuniti a Bruxelles hanno passato al setaccio. Per concludere che il piano è ancora valido – anzi, rimane la strada maestra per rilanciare l’economia della Ue – ma che bisogna accelerare su tutti i fronti e correggere delle storture. Di fronte al bilancio di quanto è stato realizzato «il sentimento dominante è la frustrazione», dice Romano Prodi. Ma dal vertice parte anche un messaggio di fiducia a superare i ritardi e un lungo elenco di impegni concreti.
    Arriva anche un «mister Lisbona»: un super-coordinatore che dovrà monitorare la realizzazione delle riforme e che dovrà presentare l’anno prossimo – quando saremo a metà strada dal traguardo del 2010 – un rapporto dettagliato di quanto sarà stato fatto, di quanto resterà da fare e di chi, tra i venticinque Paesi dell’Unione, sarà stato più o meno virtuoso. Il compito di dare le pagelle ai Paesi europei sulla via dell’innovazione è toccato a Wim Kok, l’ex premier socialista olandese che aveva già guidato la task force europea per l’occupazione. Una sua prima valutazione è attesa già per il prossimo novembre, in modo che ci sia ancora il tempo di prendere dei provvedimenti entro la scadenza di «mezzo termine» del 2005 per evitare che l’Europa perda la scommessa della competitività.
    Per adesso il bilancio è piuttosto magro. Lo ha riassunto al termine del vertice il premier irlandese, Bertie Ahern, che è presidente di turno della Ue. Nel campo dell’occupazione, dal 2000, sono stati creati sei milioni di posti di lavoro, ma la disoccupazione è ancora troppo alta: siamo a una media del’8,7 per cento. Per raggiungere i target fissati a Lisbona – 70 per cento di occupazione maschile e 60 per cento femminile – bisognerebbe creare 20 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2010. Nel campo della ricerca, poi, ci sono notevoli differenze tra Paese e Paese. A Lisbona i Quindici si erano trovati d’accordo a portare gli investimenti in questo campo al 3 per cento del Pil: non solo non ci si è avvicinati all’obiettivo (siamo all’1,8 di media), ma in alcuni Stati – e tra questi l’Italia – la spesa è stata ridotta. Che fare? Ahern è stato netto: «Ci vuole una combinazione tra politiche sane e competitività».
    E’ una formula che significa rispetto dei limiti fissati dal Patto di stabilità combinato a riforme che indirizzino la spesa verso capitoli produttivi. Ahern porta ad esempio l’esperienza del suo Paese: l’Irlanda «era un piccolo esportatore ed è diventato un grande esportatore puntando sull’innovazione tecnologica». E nel documento finale del vertice non manca l’appello a proseguire sulla strada delle riforme: del mercato del lavoro, della sanità, delle pensioni, «essenziali per la sostenibilità delle finanze pubbliche a lungo termine, tenuto conto dell’andamento demografico previsto per la popolazione». Dell’urgenza di «rilanciare la ricerca con la creazione di centri di eccellenza» ha parlato anche il presidente della Commissione, Romano Prodi che non ha esitato a invitare all’azione i Paesi che non fanno abbastanza per andare avanti nel processo di Lisbona: «Tutti siamo d’accordo sulla strategia, ma sono anni che lo diciamo. Adesso dobbiamo fare».
    Per quanto riguarda l’Italia il ministro Giulio Tremonti ha detto che il governo «sta progredendo sul cammino delle grandi riforme strutturali e continuerà a farlo». Tremonti ha citato in particolare la riforma delle pensioni e ha annunciato che «su molti altri temi» si sta lavorando nella direzione indicata dal programma di Lisbona. Dal vertice di Bruxelles, infine, non è arrivata alcuna novità sulla proposta lanciata da Francia, Germania e Gran Bretagna di creare un super-commissario all’Economia al quale affidare sia la responsabilità della politica finanziaria che quella industriale. E’ una proposta che Prodi, personalmente, condivide e che Pedro Solbes, l’attuale commissario agli Affari economici ormai in partenza per Madrid dove assumerà l’incarico di vice premier e ministro delle Finanze – ha definito «un’idea eccellente». Ma questa sarà una partita che si giocherà al momento della formazione della prossima Commissione, in novembre.