“Europa” Londra, crisi dei fondi pensione

29/07/2003





Martedí 29 Luglio 2003
EUROPA

1- Londra, crisi dei fondi pensione

2- Allarme anche negli Stati Uniti
Londra, crisi dei fondi pensione

Welfare – Per la Confindustria Gb il «buco» dei piani aziendali mette a rischio la crescita e i conti pubblici


DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA – Il "buco nero" delle pensioni aziendali in Gran Bretagna è tale da porre una severa ipoteca sulla ripresa dell’economia e allo stesso tempo da contribuire a un ulteriore peggioramento dei conti pubblici. L’allarme è stato lanciato dalla Cbi, la Confederazione degli imprenditori britannici che, essendo parte in causa, ha fatto uno studio approfondito in materia. Le conclusioni sono preoccupanti, considerando peraltro che la massima parte delle pensioni britanniche sono aziendali e riguardano 11 milioni di persone. Secondo la Cbi, il buco dei fondi pensione aziendali, scavato dal peggioramento dei mercati, dato che gli accantonamenti pensionistici dei dipendenti sono in gran parte investiti in azioni, è valutato in circa 160 miliardi di sterline, pari a oltre 240 miliardi di euro. Per tentare di risalire la china, secondo la Cbi, le aziende dovranno dunque mettere da parte cumulativamente circa 8 miliardi di sterline quest’anno, 12 il prossimo e 16 nel 2005. Il che significa un raddoppio in quattro anni per un totale, stimato in modo conservativo, di 43 miliardi di sterline.
Gli accresciuti accantonamenti, prosegue lo studio, dirotteranno risorse dagli investimenti delle imprese. Questi, secondo la Cbi, scenderanno del 2,2% quest’anno, per poi risalire mediamente a un ritmo del 2,1% annuo nei due anni successivi. Un tasso di crescita ben magro se si considera che, durante la ripresa che seguì la recessione del 1990-2, il tasso medio di crescita degli investimenti fu del 10%.
In termini complessivi, il forte rallentamento degli investimenti si tradurrà, secondo lo studio, in una flessione dei redditi dello 0,4% quest’anno, dello 0,6% il prossimo e dello 0,3% nel 2005. Ciò inciderà sul Pil e, secondo la Cbi, comprometterà l’obiettivo di crescita dell’economia del 3-3,5% posto dal cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown. Secondo l’organizzazione degli imprenditori «difficilmente il Pil potrà raggiungere un tasso del 3%».
Lo studio, peraltro, afferma di avere contemplato uno scenario moderato e rileva che, secondo altre stime, il buco delle pensioni aziendali britanniche sarebbe doppio e toccherebbe i 300 miliardi di sterline. Il calo dei redditi, infine, secondo la Cbi, andrebbe a colpire inevitabilmente le entrate dello Stato, che verrebbero ridotte tra 1 e 2 miliardi di sterline in termini di minori tasse pagate dalle aziende, poiché il dirottamento degli investimenti ai fondi pensione è fiscalmente deducibile. Non sono buone notizie per il cancelliere Gordon Brown che ha basato le previsioni sui conti pubblici su un andamento dell’economia ormai considerato ottimista dalla maggioranza degli economisti. Secondo Brown quest’anno l’economia crescerà tra il 2 e il 2,5%, per poi attestarsi tra il 3 e il 3,5% negli anni successivi. In virtù di tale slancio il deficit dovrebbe essere contenuto il prossimo anno attorno ai 24 miliardi di sterline il prossimo esercizio finanziario dopo avere raggiunto i 27 in quello corrente. Secondo gli economisti c’è il rischio che il rosso possa essere superiore di 10 miliardi di sterline. Per quest’anno il consenso degli esperti parla di circa 31,6 miliardi di sterline.
L’economia britannica resta di gran lunga la gran virtuosa d’Europa. Secondo gli economisti, nel 2003, pur al di sotto delle previsioni di Brown, la crescita si attesterà attorno all’1,8% rispetto a meno dell’1% degli altri grandi Paesi di Eurolandia. Tuttavia il deterioramento dei conti pare procedere più velocemente del previsto, creando molta incertezza. Un’incertezza ora alimentata dall’incognita pensioni.

MARCO NIADA



Allarme anche negli Stati Uniti

Il deficit della previdenza integrativa è stimato in 350 miliardi di dollari


NEW YORK – Scatta negli Stati Uniti l’allarme sulle pensioni aziendali: l’amministrazione Bush ha sollevato lo spettro di una grave crisi in assenza di azioni di risanamento di un settore da 1.600 miliardi di dollari.
Questi piani – le tradizionali pensioni con compensi prestabiliti versati dalle imprese agli ex dipendenti – soffrono di un deficit stimato in 350 miliardi di dollari a causa soprattutto della loro esposizione alle vicissitudini del mercato azionario negli ultimi anni. Simili pensioni, nonostante l’affermazione dei piani individuali di risparmio pensionistico (i cosiddetti 401k), riguardano ancora un esercito di 44 milioni di lavoratori e pensionati. E le difficoltà incontrate hanno già provocato il collasso di numerosi piani, mettendo sotto pressione l’ente federale che assicura le pensioni, la Pension Benefit Guaranty Corporation, avviata a passivi record.
La soluzione auspicata dall’amministrazione, secondo quanto rivelato ieri dal quotidiano «New York Times», sembra puntare a spingere il sistema – gentilmente quanto fermamente – verso maggiori iniezioni di fondi da parte delle imprese e verso una maggiore prudenza nelle gestione, in particolare nell’investire sul mercato azionario.
E non mancano ipotesi di riforme più radicali in circolazione negli stessi ambienti del Tesoro americano: progetti per concentrare il flusso dei fondi dei piani pensione su più sicure obbligazioni, anzitutto quando in gioco c’è le pensione dei lavoratori più anziani. Svolte di queste dimensioni, tuttavia, potrebbero avere ripercussioni in Borsa, dove i gestori dei grandi fondi pensione sono tra i principali protagonisti.
A rendere più urgente la sfida sono gli ultimi sviluppi, che minacciano di incrinare ulteriormente il sistema: nel tentativo di recuperare perdite, alcuni gestori hanno accresciuto anziché diminuire il "coefficiente" di rischio delle loro strategie, ricorrendo ad esempio agli hedge fund. Mentre le aziende, a corto di risorse, cercano spesso di limitare al massimo i loro contributi ai piani.
Un collage di dichiarazioni e prese di posizione è parso confermare il giro di vite in nome della cautela voluto dalla Casa Bianca: hanno cominciato le autorità federali del Comptroller general, includendo la Pension Benefit Guaranty Corporation nelle attività «ad alto rischio». Ma in campo sono scesi anche i ministri: prima il segretario al Lavoro Elaine Chao, che ha affermato come le pensioni garantite dal governo siano «in pericolo». Poi il segretario al Tesoro John Snow, che pur sostenendo di voler evitare toni allarmistici ha paragonato un eventuale crack dei piani pensionistici a quello delle casse di risparmio alla fine degli anni Ottanta. Quella crisi costò ai contribuenti centinaia di miliardi di dollari e anni di sforzi di risanamento.
Una simile prospettiva, quella della necessità di un salvataggio pubblico, è stata inoltre indirettamente delineata dal responsabile dell’assicurazione federale sulle pensioni, Steven Kandarian, che in un discorso ha citato la possibilità di «generali trasferimenti di risorse».

MARCO VALSANIA