“Europa” L’Europa alla Carta non fa audience

14/11/2003



14 Novembre 2003

      L’Europa alla Carta non fa audience
      I diritti dei cittadini alle prese con la «bozza Giscard» di Costituzione europea. Molto critici i movimenti per la sudditanza alle regole del mercato. Più possibilisti i sindacati. Epifani: «Il testo ha molte contraddizioni, ma invita a intraprendere una strada per creare uno spazio sociale possibile»

      ANNA MARIA MERLO


      PARIGI, LA VILLETTE
      Alcuni altermondialisti, soprattutto provenienti dai paesi del sud dell’Europa, erano un po’ perplessi, ieri, alla seduta plenaria «Per un’Europa dei diritti dei cittadini». Sottolineavano che mancava il clima festivo di Firenze. Difatti, l’incontro aveva più l’aria di una conferenza internazionale che di una assemblea. Questa attitudine non è un dettaglio: a Parigi, il movimento altermondialista sta vivendo un passaggio di status. Quale organizzazione politica, difatti, potrebbe oggi riunire 50mila persone per tre giorni? Probabilmente nessuna. Il movimento altermondialista, nella sua diversità – che ne fa al tempo stesso la forza – deve assumersi «nuove responsabilità» affermano gli organizzatori. La questione è come trasformare il dibattito di idee in un progetto coerente, che abbia un peso sull’evoluzione politica europea. Nella «Dichiarazione di apertura» del Forum sociale viene posto al centro delle preoccupazioni il progetto di Costituzione europea in corso di elaborazione. La «Costituzione Giscard» (dal nome del presidente della Convenzione) viene accusato di essere stato elaborato «ai margini della società civile» e di «legittimare il modello neolibesrista» nei suoi contenuti. «Noi lottiamo per un’altra Europa – dice la Dichiarazione – le nostre mobilitazioni sono a favore di un’Europa che garantisce i diritti sociali e il benessere, senza disoccupazione né precariato; dotata di un’agricoltura vivente basata sugli agricoltori e le agricoltrici e la difesa dell’acqua, della terre, delle sementi condiderate come beni pubblici; aperta al mondo e che assicuri la libera circolazione delle persone; che riconosca la cittadinanza a coloro che vi abitano e rispetti il diritto d’asilo; che favorisca la reale eguaglianza tra donne e uomini; che riconosca la diversità culturale e il diritto dei popoli a decidere sul loro futuro in modo democratico. Lottiamo per un’Europa che rifiuta la guerra, favorisce la solidarietà internazionale e uno sviluppo ecologicamente durevole – perché i diritti della persona sono al di sopra della logica del profitto privato».

      E’ possibile dire che, grosso modo, questa base sia condivisa da tutti coloro che hanno fatto il viaggio per venire al Forum (chi ne contesta il fondo si è riunito in un Forum alternativo). Il Forum sociale si impegna appunto a «prendere iniziative in tutta Europa» e ad «appoggiare in particolre quelle del movimento sindacale europeo». Ci sarà una giornata di mobilitazione «per un’altra Europa – un’Europa dei diritti dei cittadini e delle cittadine e dei popoli d’Europa» il 9 maggio (data prevista per la ratifica della Costituzione europea). Ma nel dibattito sulla Costituzione, sono venute alla luce sfumature diverse. Pierre Khalfa, uno dei portavoce del Forum, è drastico: giudica «inaccettabile» la «costituzionalizzazione della politica», che «toglie la possibilità ai popoli di cambiare». La politica della concorrenza, cioè il liberismo, «ha surdeterminato gli altri diritti» nel testo Giscard. Più sfumato, invece, il segretario della Cgil, Gugliemo Epifani, secondo il quale il testo prodotto dalla Convenzione ha «molti paradossi e molte contraddizioni», ma invita a intraprendere una «strada con rigore e forza: considerare il processo che si avvia, dove dobbiamo tornare a svolgere un ruolo importante». Cioè, senza buttare via il bambino con l’acqua sporca, è l’ora di intervenire per «creare uno spazio sociale», senza aspettare che venga concesso dall’alto. Per Epifani una strada da esplorare è anche quella di rispondere all’offensiva che impone l’alternativa «crescita economica/riduzione dei diritti dei diritti». Il contrario è possibile: «crescita nei diritti, nelle tutele, nella protezione dei legami sociali». Concretezza analoga nell’intervento di un sindacalista belga, che si è interrogato sulle azioni da intraprendere per impedire che l’Europa a 25 non si trasformi nella «fine del modello sociale europeo». Il pubblico, di età media in maggioranza, è stato però soprattutto reattivo alle posizioni più perentorie, cioè a chi ha affermato un «no» deciso al testo Giscard. Ma, appunto, il problema a cui è messo a confronto oggi il movimento è il suo sbocco politico: non nel senso di un «partito» (anche se qualcuno lo pensa in Francia, ma lo dice sottovoce), ma di una forza che conti. Le 24 pagine che il quotidiano economico Les Echos (Il Sole 24ore francese) ha dedicato mercoledi’ ai temi del Forum sono considerate una «prova» della centralità che ha ormai assunto l’altermondialismo. Secondo Bernard Cassen, che è tra i promotori dei Forum, «non si è mai vista una grande forza sociale che ad un certo punto non si sia trasformata in forza politica». E si chiede: «questo movimento è suscettibile di assumere la successione delle forme politiche ereditarie dei movimenti di emancipazione sociale del XIX secolo, oggi senza fiato?».