“Europa” «L’Est ci porta via il lavoro»

09/05/2005
    domenica 8 maggio 2005

    EUROPA – pagina 6

      LA STORIA

      «L’Est ci porta via il lavoro»
      In Germania la società di pulizie Odg soffre della concorrenza di polacchi e cechi

      BEDA ROMANO
      DAL NOSTRO INVIATO

        OFFENBACH • Chi ha detto che le imprese tedesche sono contrarie all’introduzione di un salario minimo in Germania? Ormai Ursula Ölçer è convinta che dopo l’allargamento dell’Unione questa misura sia indispensabile per consentirle di difendere la propria impresa di pulizia dalla crescente concorrenza proveniente dall’Europa dell’Est.

        La Offenbacher Dienstleistungs Gesellschaft ( Odg), che ha sede a Offenbach nella periferia industriale di Francoforte, è una tipica azienda familiare della regione Rhein Main: fondata dagli Ölçer nel 1995, conta un centinaio di dipendenti, un fatturato annuo di 1,5 2 milioni di euro e profitti pari al 10 20% delle vendite.

        La Odg è attiva nella pulizia degli uffici, delle facciate, dei cantieri industriali e dei giardini. « Sul nostro settore pesa ormai il dumping salariale. Alcuni dei nostri concorrenti riescono a ridurre i costi del 25%, anche del 50% in certi casi » , spiega la signora Ölçer, 57 anni, tedesca di Francoforte anche se utilizza il cognome turco del marito.

        L’allargamento della Ue nel 2004 è diventato per la Germania un’arma a doppio taglio. Da un lato ha aperto alle imprese del Paese nuovi mercati, dall’altro consente alle aziende polacche o ceche di proporre ai tedeschi i loro servizi, spesso a prezzi concorrenziali perché hanno costi della manodopera e oneri non salariali particolarmente bassi.

        Da giorni ormai, la stampa tedesca racconta dell’invasione da parte di piastrellisti, idraulici, elettricisti e macellai provenienti per la maggior parte dall’Europa dell’Est e pronti a lavorare per 8 12 euro all’ora quando lo stipendio medio dei tedeschi è di circa 25 euro, anche a causa dei contributi previdenziali sempre elevati.

        Il Governo socialdemocratico verde ha bloccato nelle scorse settimane la direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi in Europa.
        In questi giorni sta discutendo un progetto di legge con il quale estendere il salario minimo dall’edilizia a tutta l’economia. Il testo dovrebbe essere presentato a metà maggio, e la cosa probabilmente farà piacere agli Ölçer.

        «Dall’estate 2004 — racconta la signora Ölçer — il nostro mercato è cambiato moltissimo: nell’agosto del 2004, per esempio, avevo già firmato un protocollo d’intesa con Hochtief per la pulizia finale di un cantiere edile a Magonza. Stavo per firmare anche il contratto, pari a 8.602 euro, quando la controparte ha accettato un’offerta concorrente inferiore del 23 per cento » .

        Lo stesso, racconta l’amministratrice di Odg, è successo in occasione di un contratto simile con il Justizzentrum ( l’autorità giudiziaria) di Offenbach. L’offerta di Odg era di 23mila euro; ma ha vinto un concorrente che ha proposto 15mila euro.

        «So che una delle proposte in questa occasione era di soli 12mila
        euro», sostiene la signora Ölçer.

        Il contratto nazionale prevede che nel 2005 il salario di base nel settore delle pulizie al chiuso sia di 7,87 euro all’ora. Se a questo si aggiungono tasse, assicurazioni, trasporto, materiali e margini, l’offerta alla clientela di Odg si basa su un costo del lavoro di 15,45 euro. L’impressione della Osd è che le società provenienti dall’Est Europa possano offrire il loro servizio a un salario orario di appena 4 euro.
        «Vogliamo offrire una certa qualità: non possiamo competere in questo modo. Siamo favorevoli a un salario minimo imposto dalla legge. Consentirebbe un miglior controllo dei salari e dei regolamenti sul lavoro», conclude Ölçer, che tra i suoi clienti annovera la centrale di polizia di Francoforte, la città di Offenbach e la cassa previdenziale Aok Südhessen in Assia.

        La Germania è uno dei pochi Paesi europei che ancora non ha un salario minimo. La decisione del Governo di perseguire questa strada — in contrasto con la tradizione tedesca di assenza del potere pubblico dalla contrattazione collettiva— ha provocato reazioni contrastanti. Molte imprese sono contrarie, altre d’accordo. I sindacati sono a favore. Mentre in generale gli economisti sono scettici.

        Stefan Bielmeier, analista di Deutsche Bank, sostiene che il salario minimo creerebbe « nuove rigidità » nell’economia e quindi nel lungo andare provocherebbe nuova disoccupazione. Questa misura — che molti sospettano il Governo voglia introdurre per rassicurare l’elettorato prima di importanti scadenze elettorali — ha un costo che verrebbe riversato sui clienti finali.

        Il problema poi non è solo economico, ma anche giuridico. Molti stranieri sono alla guida di imprese individuali: non sono soggetti alla moratoria di sette anni sulla libera circolazione delle persone nell’Unione e possono liberamente scegliere a quale tariffa lavorare, ignorando future leggi sul salario minimo. Il settimanale « Der Spiegel » raccontava di recente che la Camera di Commercio di Düsseldorf nel 2004 ha registrato 862 nuove società, 12 volte più che nel 2003.

          La corsa al ribasso dei salari sta colpendo in Germania non più solo l’industria, ma anche i servizi. A molti l’aggiustamento pare inevitabile in un Paese dove i costi del welfare tendono a scendere troppo lentamente. L’ironia della sorte è che la stessa Odg utilizza lavoratori stranieri ( i tedeschi sono solo il 30%). Dieci anni fa la scelta degli Ölçer si rivelò vincente perché erano manodopera a basso costo e con poche pretese. Oggi non basta per vincere la concorrenza dall’Est. ( Ap)