“Europa” «Le pensioni minano i bilanci»

22/05/2003



            22/5/2003

            «Le pensioni minano i bilanci»
            Allarme di Solbes: otto Paesi a rischio deficit

            Enrico Singer
            corrispondente da BRUXELLES

            Francia, Germania e Portogallo ancora oltre il tetto del 3% di deficit previsto dal Patto di stabilità. Per l’Italia il rischio di superarlo l’anno prossimo, se non ci sarà una «correzione di bilancio molto consistente». E altri otto Paesi – compreso il virtuoso Lussemburgo – con un segno meno di fronte al pareggio di bilancio. Alla fine del 2003, soltanto Finlandia, Danimarca e Svezia potranno vantare un surplus nei loro conti pubblici. Quella rivelata ieri dal Rapporto sulle finanze pubbliche nella Ue è una situazione che il commissario europeo agli Affari economici, Pedro Solbes, definisce senza mezzi termini «la più difficile dal lancio dell’euro». Colpa della crescita bloccata da fattori interni ed esterni. Ma non solo. Colpa delle riforme rinviate che Bruxelles torna a reclamare con urgenza, a partire da quella delle pensioni che rischia di far saltare la sostenibilità della spesa pubblica.
            Il rapporto della Commissione – che copre gli anni 2001-2004 – conclude che le finanze pubbliche «sono a rischio di non sostenibilità» in otto dei 15 Paesi dell’Unione: Francia, Germania, Portogallo, Italia, Grecia, Spagna, Austria e Belgio. L’ordine è quello del grado di pericolo ricavato dai parametri di rischio che vanno dalla percentuale del deficit al livello del debito, fino agli squilibri nella spesa per le pensioni. Quanto basta per far dire a Solbes che la prima cosa da fare è rispettare il Patto di stabilità. Senza ipotizzare «stralci». Nè delle spese militari, come era stato proposto appena qualche giorno fa nel Consiglio difesa dai ministri di Italia, Francia, Germania e Belgio. Né delle spese per gli investimenti.
            Per quanto riguarda in particolare l’Italia, il rapporto riprende la stima già fatta nelle previsioni di primavera con un deficit al 2,3% per il 2003. In questo risultato le misure una tantum per la riduzione del disavanzo incidono, secondo i calcoli di Bruxelles, per l’1,2%. E da questo discende che a politiche invariate – cioè senza alcun intervento – nel 2004 il deficit salirebbe al 3,1 per cento, superando il tetto fissato dal Patto di stabilità. La conclusione è che «il rispetto degli obiettivi di bilancio del 2004 da parte dell’Italia dipende dalla sostituzione delle principali misure una tantum sviluppate nel 2003 e da una significativa correzione aggiuntiva del budget». Il rapporto ricorda che anche le nuove previsioni del governo, presentate il 18 aprile, indicano per il 2003 un deficit al 2,3 per cento sulla base di un tasso di crescita dell’1,1 per cento.
            «Questo avrà probabilmente una ripercussione negativa sul percorso a medio termine, rendendo più acuto il dilemma politico sul necessario aggiustamento per il 2004», è scritto nel documento della Ue. Per quanto riguarda il debito, l’Italia è invitata – con Belgio e Grecia – ad assicurare una «veloce riduzione» del suo livello che era del 109,5 per cento del Pil nel 2001, che è sceso al 106,7 nel 2002, ma che nelle stime di Bruxelles rimarrà attorno al 106 per cento del prodotto interno lordo nel 2003. In base a queste previsioni e a queste analisi, la Commissione rivolge tre «inviti» all’Italia. «Le solite cose – ha commentato il direttore generale del Tesoro Domenico Siniscalco – già formulate riguardo al nostro programma di stabilità. Il punto non è la manovra 2004, ma la sostituzione progressiva di tutte le una-tantum».
            Il primo invito è comunque di «ottenere almeno un surplus primario del 5 per cento del Pil per diversi anni». Il secondo è di subordinare l’obiettivo di una riduzione del carico fiscale a «un piano di riforme sia sul fronte della spesa che di quello dell’entrata». Il terzo è di promuovere i fondi pensione integrativi privati per «fronteggiare l’elemento critico del sistema pensionistico pubblico ancora in sospeso: il lungo periodo di transizione verso un sistema contributivo per tutti». Il capitolo pensioni – o meglio, invecchiamento della popolazione – interessa tutti i Paesi della Ue. Solbes ieri ha ripetuto che la soluzione «spetta ai governi», che non c’è una ricetta unica. «Tutto ciò che posso dire è che le pensioni devono essere finanziate e che bisogna tenere conto dell’andamento demografico per arrivare a un sistema sostenibile».