“Europa” Le pensioni fermano la Francia

13/05/2003




              Martedí 13 Maggio 2003
              Europa


              Le pensioni fermano la Francia

              Imponenti manifestazioni sindacali: oggi scioperano i trasporti, la Posta e le scuole


              DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
              PARIGI – Oggi in Francia sarà una giornata ad elevato rischio di caos. Per protestare contro la riforma delle pensioni avviata dal Governo, le organizzazioni sindacali hanno indetto una giornata di scioperi e di manifestazioni: non meno di un centinaio, mentre il blocco dei trasporti paralizzerà non solo il Paese al suo interno, ma anche i collegamenti con l’estero.
              Le previsioni sono delle più nere: l’80% degli aerei resterà a terra, funzionerà solo un Tgv (treno ad alta velocità) su quattro, metropolitane e trasporti urbani funzioneranno col contagocce e così quelli regionali. Bloccate anche le amministrazioni pubbliche, le scuole, la Posta, i telefoni, gas ed elettricità.
              Del resto la posta in gioco è alta. Dal tenore di questa giornata di mobilitazione e di scioperi, dipenderà infatti la misura con cui il Governo aderirà alle richieste dei sindacati di modifica del progetto di riforma. Anche se la sensazione è che il premier Jean-Pierre Raffarin sia disponibile al dialogo, ma non a una revisione sostanziale del progetto. In altre parole il margine delle trattative esiste, come dimostra il fatto che per domani è già in programma un incontro tra Governo e sindacati, ma è difficile capire l’entità.
              L’impianto generale della riforma, che prevede di mantenere l’età legale di pensionamento a 60 anni, ma che impone un allungamento negli anni di contribuzione (per arrivare dagli attuali 40 a 42) e un aumento in valore dei versamenti, non cambierà. Mentre un gesto a favore dei sindacati ci potrebbe essere nel caso di una rivalorizzazione dal 75 all’80-90% della pensione a favore dei lavoratori assoggettati al salario minimo (Smic); dell’innalzamento da 14-15 a 16 anni del limite di inizio di età del lavoro per coloro che possono ottenere il pensionamento a 58-59 anni (dopo ovviamente 40 anni di contribuzioni); infine nella revisione del calcolo della pensione che il ministro del Lavoro Fillon vuole portare sugli ultimi 3 anni e i sindacati vorrebbero mantenerlo sugli ultimi 6 mesi. In realtà oggi si consuma lo scontro tra settore pubblico e settore privato. Perché questa riforma ha come obiettivo quello di uniformare i due regimi pensionistici e impone quindi importanti sacrifici ai funzionari, in termini di anni di contribuzione (oggi limitati a 37,5 annualità) e di privilegi. Per questo a scendere oggi in piazza saranno prevalentemente gli addetti del settore pubblico e non quelli del comparto privato. Una riforma quella delle pensioni che è la prova generale per un graduale alleggerimento del peso del settore pubblico nel bilancio dello Stato e che ha come prossime tappe la decentralizzazione di alcune competenze a Regioni e Dipartimenti (ad esempio la scuola) e lo snellimento delle strutture. A esempio, nei prossimi anni, solo un funzionario su due verrà rimpiazzato al momento della pensione.
              Al di là di queste considerazioni ci si chiede se l’odierna mobilitazione potrà avere delle ripercussioni sulla riforma delle pensioni, così come è stato nel ’95 quando l’allora premier Alain Juppé dovette soprassedere a mettere mano alle pensioni a causa della paralisi del Paese organizzata dai sindacati tra l’ottobre e il dicembre dello stesso anno. Secondo gli esperti la risposta è no. Innanzitutto, l’opinione pubblica francese malgrado sostenga l’odierna azione è a larga maggioranza favorevole a una riforma del sistema pensionistico. In secondo luogo il clima sociale e soprattutto quello politico sono profondamente diversi.
              Oggi infatti il partito di unione di centro-destra l’Ump (voluto dal presidente Jacques Chirac all’indomani della vittoriosa campagna elettorale della primavera 2002) controlla agevolmente non solo i due rami del Parlamento, ma anche tutta (o quasi) la provincia francese. Questa omogeneità permette dunque al Governo di godere di una posizione di indubbia forza che gli consente di gestire la situazione con una certa tranquillità.

              MICHELE CALCATERRA