“Europa” Le 35 ore morbide del ministro Fillon

09/09/2002


8 settembre 2002




Le ultime proposte del governo francese non convincono i sindacati. Cresce il malcontento operaio
ALEXANDRE BILOUS
Volendo «ammorbidire» le normative relative alle 35 ore di lavoro settimanale, il governo francese e il suo ministro del lavoro François Fillon si sono impegnati ad avviare un cantiere di lungo respiro che, verosimilmente, conoscerà numerosi ripensamenti. D’altra parte, nel momento stesso in cui il ministro riuniva ufficialmente i rappresentanti sindacali e le organizzazioni padronali, il premier, parlando al capo opposto della Francia, apportava già un supplemento ulteriore di alleggerimento alle disposizioni già approvate: sottolineava infatti che per le piccole imprese (quelle con meno di 21 dipendenti) le ore di straordinario saranno remunerate solo al 10% in più rispetto alle ore normali. Quando in Francia le prime 4 ore settimanali di straordinario sono sempre state pagate con un aumento del 25%, e quelle seguenti del 50%. Secondo il quotidiano
Le Figaro (nella edizione di ieri, 7 settembre), il progetto di legge che sarà presentato al consiglio dei ministri il prossimo 18 settembre dovrebbe contenere una misura che andrà in questo senso e che sarà applicabile in un primo tempo fino al 2005.

Questo provvedimento non è comunque una novità assoluta, perché deriva da una decisione del governo di Lionel Jospin. Bisogna però capire la differenze di tono. Nello spirito dei socialisti questo limite nel costo dello straordinario all’interno delle piccole e medie imprese doveva avere termine alla fine del 2002. Con le nuove normative quel limite non esisterà più.

I sindacati hanno evidentemente reagito con veemenza alle diverse modalità di ammorbidimento della durata del lavoro. Nessuno di loro vi ha trovato alcun tornaconto, ancor meno ne hanno trovato nelle proposte del governo. La Cgt accusa il governo Raffarin di aver dato al Medef, l’organizzazione padronale «il diritto di eliminare le 35 ore» e la Cfd ritiene che «stiamo ormai scivolando verso una rimessa in causa delle 35 ore». Alla luce delle ultime decisioni e degli ultimi annunci da parte del governo, ora tutte le organizzazioni sindacali prevedono tensioni all’interno delle aziende, il ritorno di conflitti locali e la crescita e generalizzazione del malcontento tra i lavoratori.

Per ora, e per la prima volta da molti mesi, le organizzazioni sindacali rappresentative attaccano all’unisono le iniziative del governo. Ma saranno capaci di convincere il settore privato (dove sono poco presenti, soprattutto nelle piccole e medie imprese) a mobilitarsi? Niente è meno sicuro.

Avranno modo di esprimere meglio le loro rivendicazioni e tentare di piegare le posizioni padronali durante i negoziati di categoria che dovrebbero svolgere da qui alla fine del periodo durante il quale sarà attuato il decreto sulle 35 ore. Ma lo faranno in una situazione di debolezza nella quale, a differenza degli anni passati, lo Stato non sarà al loro fianco.

Nell’attesa, possono solo constatare il divario che si va accrescendo tra la situazione dei dipendenti delle piccole imprese e gli altri. Questi ultimi potranno beneficiare di alcuni accordi (sempre se i negoziati avranno esito positivo), mentre gli altri sono fin da ora sicuri di essere lasciati all’arbitrio più totale.