“Europa” La via obbligata delle riforme per salvare il Welfare – di G.Schroeder

17/12/2002

17 dicembre 2002

 
Pagina 1 e 15 – Commenti
 
 
La via obbligata delle riforme per salvare il Welfare
Fisco, lavoro e previdenza: si deve intervenire aiutati dai cittadini per ridefinire priorità e bisogni
Per conservare diritti e benessere molte rivendicazion e molte prestazioni dovranno essere ridimensionate

GERHARD SCHROEDER

UNO Stato socialmente responsabile, secondo il modello che si è venuto affermando soprattutto durante il XX secolo nelle democrazie dell´Europa occidentale, rappresenta una grandiosa conquista civile. È uno Stato che conferisce maggior sicurezza ai suoi cittadini a fronte delle incognite dell´esistenza, quali la disoccupazione o la malattia. Questo modello di stato sociale ha contribuito al successo della trasformazione strutturale e dei processi di modernizzazione dell´economia e della società, e ha fatto della Germania un paese più produttivo, più moderno, più umano e oltre tutto anche più ricco. Se vogliamo tutelare i frutti di questo sforzo comune, oggi dobbiamo essere pronti ad affrontare un processo di trasformazione. Se vogliamo salvaguardare il principio dello stato sociale a fronte dei mercati globalizzati, delle mutazioni nell´ambito dei percorsi lavorativi, della struttura familiare e soprattutto di quella demografica, dobbiamo necessariamente ridefinire le priorità.
È d´obbligo riconoscere che i tempi della ridistribuzione di guadagni in crescita sono finiti. Oggi non si possono più soddisfare nuove richieste e rivendicazioni. Se vogliamo preservare un solido benessere e uno sviluppo sostenibile venendo incontro a nuove esigenze di giustizia, dovremo invece ridimensionare molte rivendicazioni e anche sopprimere prestazioni che mezzo secolo fa potevano essere giustificate, ma che hanno perduto oggi il loro carattere pressante.

La Commissione Rürup, istituita dal governo federale, ha il compito di elaborare entro il prossimo autunno una serie organica di proposte operative per la riconfigurazione e il finanziamento a lungo termine dei sistemi pensionistico e sanitario. Soprattutto in quest´ultimo campo, una maggior trasparenza e la concorrenza tra gli enti erogatori delle prestazioni potrebbero consentire risparmi notevoli. Attendo dagli esperti proposte di soluzioni sia sul versante delle entrate che su quello del contenimento delle spese dei sistemi di sicurezza e previdenza sociale. E chiedo a tutti coloro che accompagneranno questo processo – compresi gli amici della mia parte politica – di non soffocare sul nascere le proposte di possibili soluzioni a forza di disquisizioni e di diatribe. Sappiamo tutti che in questo campo esiste la possibilità di mobilitare enormi riserve di efficienza. La politica sociale può e deve diventare più produttiva.
Per quanto riguarda le pensioni, la coalizione ha realizzato una riforma di portata storica con l´introduzione di un secondo pilastro costituito da un sistema privato a capitalizzazione. A fronte della realtà demografica, siamo giunti alla conclusione che il finanziamento delle pensioni non può più essere garantito in via esclusiva da un sistema a ripartizione e da contribuzioni calcolate in base al reddito da lavoro. Con la riforma delle pensioni varata durante la scorsa legislatura abbiamo introdotto, se così posso dire, un nuovo metodo di "calcolo del tempo".
D´altra parte, grazie alla nostra riforma fiscale, il reddito disponibile per le famiglie è sensibilmente aumentato. Le riforme di prossima attuazione nel campo sanitario e in quello del mercato del lavoro comporteranno una riduzione degli oneri contributivi e dei costi accessori gravanti sui salari. I cittadini avranno così non solo la libertà, ma anche la possibilità finanziaria di costituirsi responsabilmente, attraverso contribuzioni volontarie, una copertura previdenziale a integrazione delle prestazioni erogate dal sistema di solidarietà sociale.
In materia di politica fiscale, abbiamo chiuso con la prassi – controproducente sul piano macroeconomico – di alimentare le casse dello Stato in via quasi esclusiva attraverso i prelievi sui consumi e sui redditi da lavoro. Sia la ragione che la giustizia impongono di attingere da tutti i tipi di reddito – compresi quelli provenienti da beni patrimoniali e da guadagni speculativi – i mezzi di cui lo stato ha bisogno per far fronte ai suoi compiti. Continueremo ad impegnarci al massimo per modernizzare ulteriormente il nostro sistema fiscale. Un elemento essenziale in questo campo è l´introduzione di un sistema forfettario, che abbiamo adottato anche per la tassazione degli incrementi di valore, perché consente tra l´altro di eliminare fastidiose procedure burocratiche, a tutto vantaggio dei cittadini. Ci auguriamo che anche a livello europeo si riesca a varare una direttiva per la tassazione degli interessi. Dovremo inoltre riflettere sulla possibilità di introdurre un prelievo sugli interessi, prendendo a modello le esperienze positive di altri paesi europei. In questo contesto, dovremo affrontare senza preclusioni anche il problema, da lunghi anni irrisolto, del rimpatrio dei capitali depositati all´estero.
In parallelo, stiamo portando avanti la nostra riforma fiscale, le cui prossime scadenze, stabilite per legge, comporteranno per i lavoratori e per le imprese sgravi per complessivi 25 miliardi di euro, pari a più dell´1 per cento del Prodotto interno lordo. Per quanto riguarda l´imposta sul reddito, la quota esente sarà portata al livello più alto, e le aliquote minima e massima scenderanno ai livelli più bassi mai raggiunti dall´epoca della costituzione della Repubblica federale.
Le riforme strutturali ci consentiranno di sviluppare la concorrenzialità della nostra economia, e di costruire una base più solida e durevole per la crescita e l´occupazione. Il nostro primo passo – il più importante in questa nuova legislatura – è stato l´avvio della riforma del mercato del lavoro, che ha superato antiche rigidità creando nuove possibilità occupazionali e una maggior flessibilità. Sono questi gli obiettivi che perseguiamo con la riconfigurazione degli orari di lavoro, la promozione delle attività autonome e il riordino del lavoro precario, portato avanti senza paraocchi ideologici. Il compromesso al quale mira la Commissione per l´intermediazione è la strada giusta per facilitare a molti lavoratori il passaggio dal lavoro nero a un´occupazione legale. Attraverso la ridefinizione del concetto di «lavoro accettabile» e l´inversione dell´onere della prova, i disoccupati dovranno assumersi maggiori responsabilità nella ricerca di un lavoro, ma con il nostro aiuto, grazie a un´intermediazione più efficiente.
L´applicazione delle proposte Harz ha smosso settori a lungo considerati "non riformabili". Chi mai avrebbe osato pronosticare, appena due anni fa, un accordo tra i disoccupati e gli enti di assistenza sociale? Chi avrebbe immaginato una regolamentazione complessiva del lavoro temporaneo? Anche al di là dell´aiuto ai disoccupati, questa forma di occupazione potrà così sviluppare la propria dinamica economica. A livello istituzionale, abbiamo superato situazioni di blocco grazie all´accorpamento dei ministeri del lavoro e dell´economia. Gli effetti positivi, in particolare per il ceto medio, si potranno toccare con mano in un futuro molto prossimo.
Ho fiducia nella capacità del nostro paese di essere all´altezza delle riforme necessarie, e di dare il meglio di sé in questo processo di rinnovamento. I cittadini sono pronti a impegnarsi, ed io sono deciso a proseguire su questa via. Uno stato impegnato sul piano sociale deve sapersi dotare di tutti gli strumenti per affrontare il futuro. La via è quella delle riforme. Non esistono alternative. Ma a fronte dei successi che otterremo, potremo dire che ne era valsa la pena.

Questo è un estratto dell´intervento del Cancelliere tedesco, pubblicato ieri sul quotidiano Handelsblatt
(
Traduzione di Elisabetta Horvat)