“Europa” La Svezia non rinnega l’amore per il Welfare

17/09/2002




17 settembre 2002


EUROPA-MONDO
La Svezia non rinnega l’amore per il Welfare

Il premier Persson vince le elezioni – Battuto il Centro-destra

Leonardo Maisano


(DAL NOSTRO INVIATO)

STOCCOLMA – La Svezia rifiuta di allinearsi al trend europeo che ha visto la destra vincere a tutte le elezioni degli ultimi mesi, rifiuta, quindi, di scambiare il modello scandinavo che chiede alte tasse in cambio di un welfare globale con la dottrina liberista proposta dal fronte conservatore. Né rinuncia a difendere i valori di una società che si sente "coscienza buona del mondo ricco", aperta all’immigrazione e chiusa a ogni suggestione isolazionista con il partito xenofobo escluso, come previsto, dal parlamento. Su questo tema, Stoccolma si è limitata a incoraggiare le politiche dell’opposizione liberale che, senza rompere con la tradizione sostanzialmente terzomondista del Paese, ha triplicato i voti invocando qualche regola in più nella concessione della cittadinanza. Con questa, significativa variazione al menu di sempre, gli svedesi hanno detto un «no» deciso al cambiamento. L’analisi del voto si limita a una sostanziale constatazione: gli elettori sono rimasti legati ai rispettivi schieramenti. Tra centro-sinistra e centro-destra c’è stato uno spostamento minimo, dell’1, 1,5 per cento. Le rivoluzioni sono avvenute all’interno dei due fronti. Nell’opposizione uscente, e rientrante, c’è stato il crollo dei conservatori a favore dei liberali sorpresa, vana, di questa consultazione. Nel centro-sinistra avanzano di tre punti abbondanti i socialdemocratici che superano il 40% a scapito della sinistra ex comunista. Le forze più "estreme" sono state penalizzate sia a destra che a sinistra a favore di una visione più moderata che potrebbe anche svelare qualche sorpresa. Il primo ministro nel riconfermare la volontà di stare al governo con un monocolore socialdemocratico sostenuto in parlamento da sinistra e verdi (rimasti sostanzialmente fermi al 4,5 per cento) s’è già detto pronto ad accogliere altre forze. Un invito rivolto, e non a caso, ai liberali. Le conseguenze di questo voto avranno, infatti, ripercussioni che vanno oltre Stoccolma e arrivano a sfiorare i destini dell’euro. Goran Persson è favorevole alla moneta unica, ma la Svezia resta spaccata in due. Come spaccati restano i partiti, soprattutto, a sinistra: verdi ed ex comunisti si oppongono anche all’adesione all’Ue. Per trovare voti in parlamento sui passaggi più turbolenti connessi all’euro, Persson, dovrà appellarsi all’opposizione soprattutto ai liberali. Da qui la moderata apertura che il premier ha fatto, l’altra notte, a "nuove forze parlamentari" immaginando il difficile passaggio del referendum popolare sull’adozione della moneta unica. Eppure la vittoria dei socialdemocratici avvicina molto la Svezia all’euro e, indirettamente, ricade su Danimarca e Gran Bretagna. L’influenza del grande sindacato "Lo" è essenziale per orientare i cittadini e l’asse solidissimo che unisce il partito di governo alla potente union agirà a favore di un rapido ingresso nell’euro. In caso di vittoria del centro-destra sarebbe mancata quella mobilitazione che i sindacati promettono e che già garantirono ai socialdemocratici nel 1994, all’epoca del voto sull’ingresso di Stoccolma nell’Unione. Primavera o più probabilmente autunno del 2003 sono le date ipotizzate ufficiosamente dai socialdemocratici per chiedere agli svedesi se intendono adottare la moneta unica. Il calendario è importante perché un «sì» – o un «no» – svedese influenzerà in modo significativo gli elettori inglesi e rimetterà in moto in maniera, in questo caso decisiva, l’iter per un nuovo referendum in Danimarca. Un passo verso l’euro dunque e un incoraggiamento in più ai compagni euroscettici del nord, ma dal voto svedese esce anche una grande incognita. Sarà sostenibile la piena adesione alla moneta unica con un welfare che si regge su una tassazione astronomica e su una spesa pubblica che tende ancora a espandersi? Sarà, cioè, compatibile la politica sociale della sinistra con la volontà socialdemocratica di entrare nell’euro ? Goran Persson ne è convinto, i sindacati lo sostengono ma chiedono garanzie con l’istituzione di un fondo capace di ammortizzare i possibili effetti negativi dell’adesione. I negoziati sono in corso e alla fine esecutivo e union troveranno l’intesa. E gli elettori si adegueranno, ma a una, irrinunciabile condizione: che sia assicurata eterna fedeltà a quel modello svedese fatto di alte tasse e alta assistenza che Stoccolma ha coniato e che domenica ha riaffermato.