“Europa” La prima crepa nelle garanzie (D.Siniscalco)

30/03/2006
    gioved� 30 marzo 2006

    Pagina 1 e 14 – Editoriale

    PERCHE’ PARIGI STA CON I GIOVANI

      La prima crepa nelle garanzie

        Domenico Siniscalco

          LA crisi sociale francese, legata alla legge sul contratto di primo impiego (CPE), � diventata ormai una crisi politica. Il primo ministro Dominique de Villepin difende strenuamente la sua riforma, anche in vista della corsa alla Presidenza della Repubblica del prossimo anno. Il ministro dell’interno Nicolas Sarkozy – numero due del governo e rivale di Villepin nella corsa all’Eliseo – chiede di sospendere la riforma per iniziare un negoziato. Il presidente Chirac ha annunciato, ma non specificato, �un intervento� per sbloccare la situazione che sta diventando incendiaria. La Corte Costituzionale sta per pronunciarsi sulla legge, chiamata a esaminarla in base al principio di eguaglianza. Protagonista dello scontro una Francia profondamente inquieta per il futuro, dove i giovani che protestano, al di l� delle forme e delle immagini, sono ben diversi da quelli del ’68. Trent’anni fa, nel maggio francese, gli studenti manifestavano per cambiare il mondo. Oggi manifestano per non cambiarlo e mantenere lo status quo, spalleggiati in questo dai sindacati.

            Per apprezzare la complessit� della situazione consiglio di dare un’occhiata al sito web di Le Monde, che raccoglie gli articoli e le immagini in un �numero speciale� sempre aggiornato. Da questa lettura emerge un governo oggettivamente in bilico a soli dieci mesi dall’insediamento, sotto la pressione di una protesta politica che cresce ogni giorno e ha portato in piazza tre milioni di manifestanti.

              Al momento, ogni previsione sull’evolversi della situazione appare prematura. Ma al di l� degli aspetti politici, esistono alcune questioni economiche che sono alla radice della crisi e che vale la pena di commentare.

                Il �contratto di primo impiego� � una forma di flessibilit� proposta dal governo Villepin in risposta alla disoccupazione giovanile (22%) e alla crescita dei contratti a tempo determinato. In sintesi, � un contratto a tempo indeterminato che prevede la possibilit� di licenziamento senza giusta causa per i neoassunti al di sotto dei 26 anni, per i primi 2 anni di lavoro.

                  La logica della proposta, approvata in gran fretta dal Parlamento sotto la spinta del governo, � duplice. Sul piano generale, se vi � libert� di licenziamento vi sono meno remore alle assunzioni, poich� queste, se muta il ciclo economico, sono reversibili. Nel caso particolare, limitare la misura ai neoassunti al di sotto dei 26 anni introduce una forma di �flessibilit� al margine�, che riguarda i nuovi assunti giovani ma non tocca i lavoratori over-26 o gi� assunti, che non sono interessati dalla riforma. In questo modo si vuole aumentare l’occupazione attraverso la flessibilit�, limitando per� quest’ultima alla sola frangia dei giovani neoassunti.

                    La logica della riforma si ritrova in un filone recente della ricerca economica, che ha sviluppato l’idea della �flessibilit� al margine�. Ma nell’ attuazione pratica, il governo francese ha commesso due errori di valutazione non banali, su cui occorre riflettere.

                      Il primo errore � stato quello di pensare che la �flessibilit� al margine� avrebbe isolato, nella eventuale protesta, i giovani al di sotto dei 26 anni interessati dal provvedimento, lasciando indifferenti i lavoratori adulti non interessati dalla riforma. Al contrario, la protesta si � subito propagata all’intero mondo del lavoro, perch� anche i lavoratori pi� protetti hanno visto nella riforma una crepa decisiva nell’intero sistema delle garanzie sul lavoro. La riforma di una parte come minaccia per il tutto.

                        Il secondo errore, legato al primo, � stato quello di fare a meno del dialogo con le parti sociali, forzando i tempi dell’approvazione parlamentare e non cercando alleanze nemmeno nel mondo delle imprese. Questo approccio, forse dettato da motivi elettorali, ha impedito una discussione della riforma, che pure si poteva molto migliorare; ha radicalizzato lo scontro; ha creato involontariamente una amplissima coalizione di contrari. Alcuni con ragione; altri per paura; altri ancora urtati dal metodo, ritenuto inacettabile.

                          Nell’insieme un bel fiasco sul piano del riformismo, tanto che alcuni commentatori hanno rimpianto i metodi pi� accorti di Raffarin, che aveva portato in porto con maggior successo una difficile riforma della previdenza. Detto questo, l’esito della vicenda non � irrilevante. Mentre un miglioramento della legge � senz’altro desiderabile, un suo abbandono sarebbe un altro passo che allontana quel processo di riforme strutturali essenziale per l’ Europa.

                            domenico.siniscalco@unito.it