“Europa” La Gran Bretagna oltre la barriera dei 65 anni

12/06/2003

giovedì 12 giugno 2003

La Gran Bretagna oltre la barriera dei 65 anni
Il ministro Smith presenta la sua riforma previdenziale. Contro le pensioni da fame, lavoro a vita

ORSOLA CASAGRANDE
LONDRA

Il ministro del lavoro e pensioni Andrew Smith l’ha definita una riforma rivoluzionaria. Da oggi il sistema pensionistico inglese cambia volto. Tanto per cominciare cade l’obbligo di lavorare `solo’ fino ai sessantacinque anni. Il governo infatti nella sua proposta di legge prevede iniziative per «aiutare» gli over 65 a lavorare ancora. Per i sindacati è positivo che finalmente il governo si sia deciso ad affrontare il problema pensioni, ma è preoccupante che lo faccia «cercando di mettere delle pezze» anzichè pensare ad una vera riforma. Il segretario dei metalmeccanici (che per la prima volta è un uomo della sinistra) Derek Simpson ha commentato che «l’iniziativa del governo rischia di trasferire la sofferenza di un gruppo di lavoratori ad un altro gruppo, molto più grande di vittime che vedranno diminuire sempre più il valore della loro pensione». La proposta di legge presentata da Smith alla camera dei comuni prevede anche per il governo un ruolo da `garante’. I lavoratori saranno più protetti grazie al progetto di assicurazione (finanziato dai datori di lavoro) che dovrebbe pagare le pensioni qualora lo schema pensionistico del datore di lavoro venisse `cancellato’. Infatti la cancellazione degli schemi pensionistici da parte dei padroni è diventata quasi una costante in Gran Bretagna. Sono almeno quarantamila i lavoratori che hanno perso parte o tutti i loro contributi pensionistici (magari pochi mesi prima di lasciare il lavoro) perchè il loro datore di lavoro ha dichiarato il fallimento.

Finalmente il governo ha deciso di imporre un controllo più rigido e di far pagare (una volta tanto) ai datori di lavoro le loro insolvenze. Il ministro Smith ha sottolineato di voler «scrivere la parola fine» nella «drammatica storia di lavoratori che perdono i risparmi di una vita perchè le compagnie che li hanno impiegati hanno dichiarato bancarotta». Nella logica del patto tra governo e cittadini tanto cara al governo new Labour, i lavoratori otterranno diritti in più ma non sarà certo un regalo. In cambio i pensionati dovranno accontentarsi in futuro di aumenti molto modesti.

Roger Lyons (co-segretario dei metalmeccanici, molto più moderato di Simpson) non risparmia critiche alla soluzione del governo: «riducendo – ha dichiarato ieri – l’aumento garantito dei contributi pensionistici il governo fa una scommessa azzardata, che l’inflazione non aumenti. Ma se aumenterà i danni li subiranno i lavoratori che il governo dice di voler proteggere». Per questo i sindacati ritengono che nel complesso il progetto di legge sia «soprattutto una soluzione a favore dei datori di lavoro». Nei mesi scorsi si sono registrati i primi scioperi (soprattutto in alcune acciaierie del Galles) proprio per rivendicare il diritto alla pensione.

La crisi delle pensioni è per le trade unions inglesi una delle battaglie più importanti: al congresso del Trade Union Congress, lo scorso settembre, i sindacati sono stati chiari: il 2003 sarà l’anno della lotta per pensioni migliori e soprattutto sicure. Le unions propongono una «nuova partnership tra datori di lavoro, governo e lavoratori che sappia offrire una soluzione duratura e non temporanea alla crisi delle pensioni». Per i sindacati bisogna sottolineare il fatto che oggi per un lavoratore comune sono necessari risparmi pari a 180mila sterline per riuscire ad avere una pensione di 10mila sterline l’anno. Una lavoratrice deve avere invece risparmiato 210mila sterline nella sua vita lavorativa per poter godere di una pensione di 10mila sterline l’anno.

Durante il dibattito in parlamento, ieri, il progetto di legge (che dovrà essere approvato in autunno) ha incontrato diverse critiche anche da parte dei Liberal democratici che si sono detti perplessi soprattutto per le poche garanzie che i lavoratori continueranno ad avere. Come i sindacati anche i Liberal democratici ritengono che la riforma sia un primo passo avanti. Non certo la rivoluzione decantata dal ministro Smith.