“Europa” La Germania vuole tornare alla settimana di 40 ore

08/11/2004

              domenica 7 Novembre 2004

              DURE POLEMICHE SULLO SPOSTAMENTO DI ALCUNE FESTE NAZIONALI

                La Germania vuole tornare
                alla settimana di 40 ore

                  Il presidente degli industriali tedeschi lancia la proposta: in questo modo guadagneremmo 11 giorni di lavoro all’anno. Centrodestra d’accordo

                  Francesca Sforza

                  corrispondente da BERLINO

                    Quando il ministro delle Finanze Hans Eichel ha annunciato, all’interno del pacchetto di misure di risparmio per il 2005, lo spostamento della festa nazionale della riunificazione dal 3 ottobre alla prima domenica utile, per poco non scoppia la rivoluzione. Rappresentanti della cultura e della politica, uomini di chiesa come il cardinale Karl Lehmann e persino il presidente della Repubblica Hoerst Koehler hanno criticato con fermezza la proposta del governo, tanto che il cancelliere ha dovuto fare marcia indietro e annunciare – con le parole del capo dell’Spd Franz Muentefering – che «la Festa del 3 ottobre rimane dov’è, ma ciò avrà conseguenze negative sulla situazione del bilancio pubblico e sugli sforzi per tornare al di sotto del 3 per cento di deficit».

                    Tra i motivi che hanno indotto il cancelliere a rivedere la decisione, c’è stato anche l’aprirsi di uno spinoso dibattito se fosse stato meglio abolire il 3 ottobre o il 1° maggio, festività di uguale valore simbolico ma di segno diverso. Hanno più diritto alla festa i lavoratori o i cittadini riunificati? L’unità tedesca vale meno del lavoro? Qualcuno ha anche ricordato che il primo maggio fu istituito da Adolf Hitler nel 1933, e anteporre «un regalo di Hitler» alla festa di tutti i tedeschi sarebbe stato sconveniente. Prima che il dibattito assurgesse a questione nazionale il governo ci ha ripensato e ogni festa è tornata al suo posto. «Abbiamo bisogno di un dibattito serio su come abbattere il sistema delle sovvenzioni e non di una polemica su quale sia la festività meno importante», aveva osservato fra gli altri la leader dei Verdi Claudia Roth.

                    Ma il presidente della Confindustria Michael Rogowski, in un’intervista al settimanale «Focus» in edicola domani, ha ripreso l’argomento e ha rilanciato: «Se per aiutare la congiuntura bisogna aumentare i giorni lavorativi – ha detto Rogowski – perché non tornare alla settimana di 40 ore, che anziché farci guadagnare un solo giorno ce ne farebbe guadagnare 11?». La proposta ha ricevuto immediata approvazione da esponenti del centrodestra: «La settimana di 40 ore darebbe una vera svolta al mondo del lavoro tedesco – ha commentato il premier bavarese Edmund Stoiber – e io ci aggiungerei anche una riduzione dei giorni di vacanza». Della stessa opinione sono anche Wolfgang Schaeuble e il premier dell’Assia Roland Koch: «La Germania è un paese che a fronte di elevati costi del lavoro – ha detto Koch – ha gli orari lavorativi tra i più ridotti, il governo si dovrebbe rendere conto che questo è il problema, non le feste nazionali». Altrettante le critiche, piovute dal sindacato e da esponenti del governo che, come il capo della commissione Economia e Lavoro al parlamento Rainer Wend, hanno dichiarato di non voler neanche prendere in considerazione simili ipotesi. Gli analisti dell’istituto Diw di Berlino sostengono invece che per risanare il bilancio bisognerebbe aumentare l’Iva.

                    Ma la situazione economica tedesca – come ha ricordato Hans Eichel – «resta drammaticamente difficile». Stato, regioni e comuni devono fare i conti con una diminuzione delle entrate fiscali di circa 4,8 miliardi di euro nel 2005 e anche se si cominciano a vedere i segni di una timida ripresa, è ancora troppo poco per riuscire a colmare il buco di bilancio e per rispettare il limite del 3 per cento previsto dal patto di stabilità per il 2005. Tra le altre misure proposte da Eichel nel pacchetto di risparmi per il 2005 ci sono il congelamento degli stipendi nel pubblico impiego per l’anno prossimo sulla falsariga dell’accordo da poco siglato alla Volkswagen – che dovrebbe far risparmiare allo stato circa due miliardi di euro – tagli ai diversi dicasteri e la vendita di crediti che la cassa di sostegno delle Poste ha nei confronti di Deutsche Telekom e Deutsche Post per il finanziamento delle pensioni (l’operazione porterebbe 5,5 miliardi di euro nelle casse dello Stato). «Certo che dobbiamo festeggiare l’unità tedesca – aveva detto Eichel nel presentare la proposta sull’abolizione del 3 ottobre – ma dobbiamo anche lavorare di più per l’unità tedesca». Dai prossimi giorni, il dibattito assumerà un nuovo rilievo: da «meglio il 3 ottobre o il 1° maggio?» a «si tornerà a lavorare 40 ore a settimana?».