“Europa” La Francia in piazza contro Chirac

26/05/2003

 
 
    Pagina 16 – Esteri
 
 
    Secondo i sindacati a Parigi hanno sfilato 1 milione di persone. Il governo: "Andremo avanti"
    La Francia in piazza contro Chirac

    Cortei in tutto il paese per bloccare la riforma delle pensioni
          Senza un negoziato, i lavoratori minacciano la paralisi totale dei servizi come nel ’95
          DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
          GIAMPIERO MARTINOTTI

          PARIGI – Un severo avvertimento al governo, una dimostrazione di forza che può far esplodere una situazione sociale tesa: mezzo milione di persone (600 mila secondo i sindacati) hanno manifestato ieri per le strade della capitale e altre centomila hanno dimostrato in alcune grandi città per protestare contro la riforma delle pensioni. Il braccio di ferro tra le confederazioni sindacali e il primo ministro, Jean-Pierre Raffarin, rischia di trasformarsi in uno scontro campale: se il provvedimento non sarà ritirato, trasporti ferroviari e urbani potrebbero essere paralizzati a tempo indeterminato a partire dal 3 giugno. In pratica, potremmo rivivere lo stesso film dell´autunno 1995, quando il governo Juppé fu costretto a far marcia indietro proprio sulle pensioni dopo tre settimane di paralisi totale dei trasporti.
          Raffarin e il suo ministro del Lavoro, François Fillon, sembrano finiti in un vicolo cieco. Speravano di spezzare il fronte sindacale, ma sono riusciti solo ad ottenere l´assenso della moderata Cfdt, sconfessata dalla sua base, tant´è vero che ieri numerosi militanti di quella organizzazione erano in piazza. Il governo non ha voluto aprire un vero negoziato e si è limitato a una serie di consultazioni. Fillon ha ripetuto ieri sera che non ci sarà nessuna trattativa: la riforma sarà varata mercoledì dal consiglio dei ministri e dovrebbe essere approvata dal parlamento entro metà luglio.
          I sindacati chiedono invece l´apertura di una vera trattativa. In sostanza, il governo vuole allineare il sistema previdenziale degli statali su quello del settore privato, allungando la vita lavorativa e abbassando il livello delle pensioni. Le confederazioni non negano la necessità di una riforma, ma per attuarla chiedono contributi più alti e prelievi più consistenti a carico delle aziende. Una strada che il governo, ideologicamente contrario a un aumento della pressione fiscale, non vuol percorrere.

          Al di là della questione previdenziale, tuttavia, la grande manifestazione di ieri rivela il malessere sociale del paese. Da mesi gli insegnanti sono in agitazione, i microconflitti nei trasporti sono pane quasi quotidiano, tutti i sondaggi segnalano un´insoddisfazione generalizzata. Un anno fa, l´arrivo di Jean-Marie Le Pen al ballottaggio delle presidenziali aveva sottolineato la profonda crisi d´identità del paese. Tredici mesi dopo, le cause che hanno provocato quel terremoto (la paura della mondializzazione, il ridimensionamento del Welfare State, il rigetto di una classe politica sclerotizzata, il rifiuto del liberalismo) restano di attualità. Il malessere va quindi al di là della riforma previdenziale e anche per questo tutti gli sguardi si volgono verso l´Eliseo. Jacques Chirac è rimasto finora silenzioso, ma potrebbe essere presto costretto scendere nell´arena.