“Europa” La disoccupazione tedesca non dà tregua

10/01/2003



Venerdí 10 Gennaio 2003

EUROPA
La disoccupazione tedesca non dà tregua

Germania - I senza lavoro salgono in dicembre a 4,2 milioni, superando il 10% – L’ufficio federale: la situazione peggiorerà ancora


        DAL NOSTRO CORRISPONDENTE FRANCOFORTE – In un giorno caratterizzato da dati negativi boom sulla disoccupazione (i senza lavoro sono saliti a dicembre a 4,2 milioni, ai massimi livelli da luglio ’98), il Governo tedesco sembra aver scongiurato il pericolo di uno sciopero generale nei servizi pubblici che avrebbe avuto conseguenze negative per un’economia già debole e devastanti per la popolarità della coalizione rosso-verde a pochi giorni dalle elezioni regionali in Assia e Bassa Sassonia. L’accordo, raggiunto ieri al termine di due giorni di trattative con il sindacato Verdi, disinnesca la minaccia di tensioni sociali e la prospettiva di uno scenario simile a quello del 1992, quando lo sciopero di milioni di dipendenti paralizzò i trasporti pubblici e il sistema di raccolta dei rifiuti. Il compromesso è stato raggiunto su un aumento salariale del 2,4% nel 2003 più due successivi aumenti, entrambi dell’1%, nel corso dell’anno prossimo: copre quindi un arco temporale di 24 mesi, con un incremento medio annuo del 2,2 per cento. Nei giorni scorsi i negoziatori che rappresentavano il Governo federale, i Länder e le municipalità avevano respinto la proposta elaborata dalla commissione arbitrale, e già accettata dal sindacato, di un aumento del 3,0% in 18 mesi. Ancora ieri sera si trattava di un’intesa provvisoria, nel senso che dovevano essere messi a punto alcuni dettagli e soprattutto andava formalizzata l’approvazione delle rispettive delegazioni. Difficile dire se si tratti di un compromesso sostenibile per il Bund ed i Länder, alle prese con un calo drammatico delle entrate ed impegnati a riportare sotto controllo il deficit di bilancio, oppure se sia l’ennesima (generosa) concessione al sindacato. Jürgen Pfister, capo della ricerca economica di Commerzbank, ha criticato i termini dell’intesa sostenendo che è troppo cara: «Non contribuirà certo a risolvere i problemi di bilancio», ha detto. Verdi rappresenta gli interessi di circa 3 milioni di dipendenti del servizio pubblico e le regionali del 2 febbraio cadono in un momento particolarmente delicato per il cancelliere Gerhard Schröder e per la Spd, che dopo aver vinto a stento le elezioni federali di settembre sono ora sulla difensiva. Pressoché certa la sconfitta in Assia, già governata dall’opposizione Cdu, il Partito socialdemocratico rischia di perdere anche una roccaforte tradizionale come la Bassa Sassonia: ciò indebolirebbe ulteriormente la coalizione rosso-verde che già non dispone di una maggioranza al Bundesrat, la Camera alta dei Länder, rendendo ancora più difficile la governabilità. Ma l’intesa sul rinnovo contrattuale rischia di essere soltanto un palliativo di fronte ai problemi cronici che affliggono l’economia tedesca, con la disoccupazione nuovamente in primo piano. I dati diffusi ieri dall’Ufficio federale del lavoro indicano infatti un aumento dei senza lavoro su base destagionalizzata di 28mila unità in dicembre a 4,197 milioni. È questo l’indicatore che più di ogni altro peserà sulle fortune politiche della maggioranza e del cancelliere, mentre lo stesso direttore dell’Ufficio, Florian Gerster, ha detto di non attendersi un miglioramento della situazione prima del secondo semestre. La situazione congiunturale della Germania è talmente precaria che uno sciopero generale nei servizi pubblici avrebbe potuto trascinare di nuovo il Paese, secondo molti economisti, in recessione. Berlino mercoledì ha dovuto subire l’umiliazione dell’avvio della procedura di deficit eccessivo da parte della Commissione europea. Si è impegnata, a fronte di una irrealistica previsione di crescita del pil (1,5%) a riportare quest’anno il deficit di bilancio al di sotto del 3% e per farlo ha preannunciato non meglio specificate «decisioni dolorose». Finora la presunta volontà riformista di Schröder è rimasta ostaggio delle scadenze politiche e delle pressioni del sindacato. Sarà interessante vedere che cosa accadrà dopo gli appuntamenti elettorali del 2 febbraio, dai quali il cancelliere rischia di uscire ancora più debole di quanto non sia oggi.
ATTILIO GERONI