“Europa” La Cfdt va a pezzi

07/11/2003


07 Novembre 2003


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ECONOMIA


La Cfdt va a pezzi
Migliaia di iscritti abbandonano il sindacato riformista

Verso la Cgt Contro la politica moderata del segretario Chérèque che ha accettato la riforma delle pensioni proposta dal governo Raffarin è scattata la ribellione di dirigenti e iscritti


ANNA MARIA MERLO


PARIGI
A sei mesi dall’approvazione della riforma delle pensioni voluta dal Raffarin e passata malgrado le grandi manifestazioni e gli scioperi della primavera scorsa, la Cfdt – il principale sindacato francese, di tendenza riformista – è esploso: ieri, l’Unione federale dei ferrovieri – 11mila iscritti – ha deciso (con un voto al 50,16% dei 200 delegati regionali) di uscirne. Due giorni fa, erano stati 15 sui 25 membri del segretariato nazionale della Federazione dei trasporti (60mila iscritti) a abbandonato la centrale sindacale. Molti di loro, tra cui Claude Debons, il leader storico dell’opposizione interna alla linea riformista di Nicole Notat prima e di François Chérèque oggi, saranno accolti dalla Cgt. Per tre settori della Cfdt sono già pronti dei protocolli di accordo con la Cgt: si tratta dei ferrovieri, della manutenzione aeroportuale e ferroviaria, e dell’aviazione privata. Nel settore dei trasporti su strada (5 dirigenti su 15 hanno lasciato) l’accordo con la Cgt è già firmato. Il segretario generale della Cfdt, François Chérèque, minimizza: «l’uscita riguarda 6-8mila iscritti, cosa non trascurabile, ma di poco conto considerando i 900mila militanti della Cfdt». Queste cifre sono considerate «ridicole» da Debons, che calcola in «50-70mila» i possibili abbandoni. Per avere una certezza dell’ampiezza della crisi che sta attraversando la Cfdt bisognerà quindi aspettare il rinnovo delle iscrizioni, nel 2004. François Chérèque ha comunque ribadito la scelta della linea riformista: i dirigenti che hanno deciso di andarsene, ha precisato, «non hanno mai accettato l’ evoluzione riformista intrapresa dagli anni `80. Costoro hanno voluto organizzare un Cfdt bis attraverso la nascita della corrente «Tous ensemble nel `95, in seguito al piano Juppé. Ma i militanti hanno rifiutato la creazione di questa tendenza». Claude Debons ha un’altra versione dei fatti e fa riferimento ai contenuti della riforma delle pensioni del governo Raffarin: «è una riforma liberista, che programma il calo delle pensioni negli anni a venire, il contrario di una vittoria del sindacalismo. Con le pensioni, il fossato scavato da 15 anni a questa parte con la confederazione è diventato un abisso». Secondo Debons, la Cfdt di Chérèque si sta allontanando dalla sua funzione di difesa dei lavoratori e cita l’esempio della posizione rispetto al movimento di protesta dei precari dello spettacolo e i recenti «attacchi» contro i movimenti altermondialisti. «Non ci riconosciamo più in questa Cfdt che si è adeguata alla tendenza liberista del momento – hanno scritto in un documento i dirigenti dimissionari della Federazione trasporti – è arrivato il momento di trarne le conseguenze, l’avvenire è altrove». Cioè nella Cgt, per la maggioranza, a cui viene dato atto di voler costruire un’ «unità sindacale», di «essere pronta a una vera apertura». Concretamente, i transfughi della Cfdt entreranno in strutture provvisorie della Cgt, per uno o due anni, il tempo per cercare un’intesa tra due culture sindacali che, sul campo, sono state molto diverse. Altri dissidenti hanno deciso di entrare nella Fsu (forte soprattutto nella scuola), una parte dei ferrovieri aderirà a Sud-Rail (il sindacato che era nato appunto nel `95, già da una dissidenza Cfdt) o nell’Unsa. Secondo il vice-segretario generale, Jacky Bontemps, «i tempi sono duri per i riformisti. Al di là del caso delle pensioni, il governo, attraverso la sua politica o assenza di politica, continua a confondere le acque».