“Europa” In Francia parte la «caccia» alle 35 ore

02/02/2005

    mercoledì 2 febbraio 2005

    pagina 12 – economia e lavoro

    In Francia parte la «caccia» alle 35 ore
    Il 77% dei lavoratori non vuole cambiare il regime d’orario. Sarkozy vuole la «riforma»

    MILANO Un altro attacco alla legge francese delle 35 ore, uno dei simboli della gauche conquistato nel 1998 dal governo di Lionel Jospin che la destra sta cercando di smantellare. Nonostante, oltretutto, ben il 77% dei lavoratori (secondo un sondaggio appena pubblicato sul Journal du dimanche) non sarebbe affatto interessato a cambiare la struttura dell’orario di lavoro. Per Martine Aubry, che ha dato il nome alla legge sulle 35 ore lavorative, si rischia di «tornare indietro di 40 anni».

    È la seconda volta che il dossier viene aperto. Già nel 2003, l’ala più liberale della destra ha obbligato il governo di Jean-Pierre Raffarin a lunghi mesi di confronti sindacali. È cominciata così la discussione sui quattro articoli che formano la «proposta di legge per la riforma dell’organizzazione del tempo di lavoro nelle imprese», che vanno al voto proprio in questi giorni.


    L’obiettivo del testo, presentato dai parlamentari dell’Ump, partito federato con l’Udf di Chirac, e contrastato con una serie di emendamenti dal partito socialista e dalle opposizioni di sinistra, è l’introduzione del concetto che chi vuole guadagnare di più può (in quel caso, deve) lavorare di più. La mobilitazione politica sia a favore sia contraria a questo disegno è notevole, eppure l’impatto rischia in realtà di essere marginale. Soltanto il 18% dei lavoratori dipendenti, infatti, sarebbe interessato a lavorare di più.


    Sul piano politico, le conseguenze potrebbero invece non essere marginali. La destra non sembra interamente convinta e schierata col nuovo testo. Proprio ieri il presidente dell’Udf, Francois Bayrou, ha mostrato chiaramente di voler spingere più in là la legge: la proposta è accettabile, secondo Bayrou, ma le incentivazioni per le ore supplementari non sono sufficienti. Bayrou vuole che siano pagate nello stesso modo nelle piccole e nelle grandi aziende, e che ci sia una riduzione dei carichi sociali delle aziende, per non danneggiarle.
    Valutazioni differenti anche nel mondo imprenditoriale, sostanzialmente preoccupato, comunque, proprio per l’incidenza sugli oneri sociali che potrebbe derivare dalla nuova legge.


    Chi è compatta, invece, è la sinistra, partiti e sindacati. Tutti i dirigenti socialisti sembrano concordare sulla necessità di stringere i ranghi intorno alla legge sulle 35 ore. E così, anche se l’avevano approvata divisi quando erano al governo, adesso la difendono uniti come opposizione.


    la.ma.