Europa in allarme per il bilancio di Tremonti

18/06/2002



18.06.2002
Europa in allarme per il bilancio di Tremonti

Questa sera l’incontro con le parti sociali sul Dpef, ma il governo nasconde le cifre

di Bianca Di Giovanni


 Ci sarà la solita «forchetta», poco «arrosto» e molto fumo, cosa che mette in allarme i partner europei. Questo c’è da attendersi dal Dpef che martedì verrà presentato (?) alle parti sociali e che dovrà indicare le linee con cui trovare quei 20 miliardi di euro necessari a mettere i conti in ordine (lo dice l’Fmi). Ma nel documento non compariranno cifre precise (parola di Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare), e neanche stime macroeconomiche (il quadro economico è molto incerto, spiega Domenico Siniscalco direttore generale del Tesoro). Così si presenteranno le tre aree di intervento (lavoro, fisco e mercato dei capitali, dice sempre Siniscalco), senza dimenticare la «sforbiciata» alla spesa sanitaria, le risorse da trovare per le infrastrutture (altrimenti perché tanta fretta per presentare il discusso decreto «salva-deficit»?). Ma Giulio Tremonti assicura: ci sarà anche la prima tappa di quel «meno tasse per tutti» della campagna elettorale. In realtà l’intera operazione dovrebbe corrispondere al fiscal drag (il drenaggio fiscale che scatta quando l’inflazione supera il 2%) ed alle riduzioni fiscali previste dall’Ulivo. Molte parole, niente numeri per il momento (si rinvia alla Finanziaria d’autunno). La cosa equivale a mettere una bomba a orologeria sui tavoli con il sindacato, che si è seduto ‘anche’ in vista di stanziamenti precisi nel Welfare.
Nel frattempo, poi, dalla Germania arriva l’allarme sui conti italiani. Berlino teme che le difficoltà di alcuni Paesi Ue a raggiungere il pareggio (Italia, Francia e Portogallo) inducano la Bce ad alzare i tassi di interesse. E i tedeschi non ci stanno a dover pagare a caro prezzo la mala-gestione dei bilanci altrui, e lo diranno chiaro e tondo al prossimo Ecofin di Madrid.
Martedì comunque qualche numero si dovrà pur fare. Lunedì si è tenuto un vertice interministeriale a Palazzo Chigi a tarda sera per mettere a punto i due livelli della «forbice» sulla crescita che Tremonti replicherà per il 2003. D’altronde più si è doppi meglio è: in Tv si può dire un numero, a Bruxelles un altro. Nel 2002 si è detto 2,3% di Pil, alla fine sarà tra l’1,2 e l’1,5 (a voler essere molto ottimisti). Per il 2003 si limerà di qualche decimale quel 3% già propagandato. Naturalmente, se c’è forbice per la crescita c’è anche per il deficit. Così il pareggio si allontana e Berlino si preoccupa. Tremonti confida negli stabilizzatori automatici per poter rinviare l’appuntamento con il defit 0. Ma già l’Fmi ha avvertito che un Paese come l’Italia deve tendere ad avanzi di bilancio, visto il debito che si trascina, mentre Bruxelles si è mostrata severa sul ricorso agli stabilizzatori, che intervengono soltanto in casi del tutto eccezionali e imprevedibili.
A preoccuparsi cominciano ad essere in molti, visto che da un po’ di tempo anche da ambienti vicini alla maggioranza si è sostituita la parola miracolo con rigore. Lo chiede l’ineffabile Antonio D’Amato, che a un passo dalla semi-vittoria sull’articolo 18 rischia di infuocare il tavolo inneggiando a riforme a costo zero (i conti non vanno, i lavoratori paghino). Sul piatto degli ammortizzatori sociali si sarebbe disposti a mettere 700 milioni di euro, meno della metà di quei 1.500 considerati dall’Ulivo il minimo da cui poter iniziare a ragionare. Per «raffreddare» gli animi dei lavoratori Roberto Maroni mette le mani avanti e ripete: non toccheremo le pensioni. In effetti in molti temono che per rastrellare risorse si blocchino i trattamenti d’anzianità. Ma è assai probabile che l’esecutivo preferisca mettere da parte un tema che porterebbe alla rottura sicura con i sindacati. Così si indica la strada dell’intervento sul Tfr (12 miliardi di euro) da utilizzare per finanziare i fondi pensione. Su questo D’Amato non dice più una parola da mesi: evidentemente non vuole mollare l’osso, a meno che non si conceda la decontribuzione, cosa che scasserebbe le casse dell’Inps, e qui si chiude il cerchio sulla previdenza. Siamo al corto circuito. L’allarme resta alto anche sul fronte del pubblico impiego, dove si annunciano risparmi a tutto spiano e si teme che venga rinviata l’applicazione del nuovo contratto. Ma anche in questo caso le reazioni sindacali sarebbero di fuoco.
Lo strumento del fisco consente invece a Tremonti di muoversi con maggiore agilità. Annunciando la nuova epoca delle due sole aliquote Irpef, il ministro potrebbe decidere l’arcaica misura del condono, tanto per ricominciare tutti alla pari, evasori e non. Il condono potrebbe essere anche contributivo, e ci sarebbero i margini per prevedere anche il più «tradizionale» condono edilizio.