“Europa” Il sindacato francese sfida Raffarin

04/10/2002



            4 ottobre 2002


            EUROPA


            Il sindacato francese sfida Raffarin

            Parigi – Massiccia manifestazione anti-privatizzazioni: decine di migliaia di persone in piazza nella capitale a difesa dei privilegi del settore pubblico


            (DAL NOSTRO CORRISPONDENTE) PARIGI – No alle privatizzazioni, allo smantellamento delle "public utilities" francesi e al passaggio dello statuto dei lavoratori al settore privato. È questo il messaggio, chiaro e forte, che i dipendenti del settore pubblico hanno inviato ieri al premier Jean­Pierre Raffarin nel corso di un’imponente manifestazione organizzata ieri a Parigi. Il colpo d’occhio su Nation, piazza parigina dalla quale è iniziata la sfilata di oltre 80mila addetti (45mila per la Prefettura) di Eléctricité de France (Edf) e Gaz de France (Gdf), ma anche di colleghi della Poste, delle Ferrovie e di Air France, è stato impressionante. Si è trattato di un esercito compatto, guidato dalle principali organizzazioni sindacali del settore che, una volta tanto, hanno dato prova di unità e di comunità d’intenti. Ma, del resto, la posta in gioco è alta: c’è infatti il rischio concreto, secondo il sindacato, di un cambiamento epocale nel Paese, con il graduale ritiro dello Stato dal servizio pubblico e la perdita dei privilegi propri della funzione pubblica in termini di orario di lavoro, di remunerazione, ma anche di trattamento pensionistico (bastano 37,5 anni di contributi anziché i 40 del privato per andare in pensione) che non hanno uguali nel settore privato. Una prova di forza, quella messa in scena ieri dai sindacati, che avrà sicuramente ripercussioni nei rapporti futuri con il Governo e nelle trattative che si apriranno tra qualche tempo sulle modifiche apportate alla legge sulle 35 ore di lavoro e su quelle previste alla legge di cosiddetta modernizzazione sociale. Un avvertimento diretto al premier in vista del lancio della riforma del sistema pensionistico previsto nei primi mesi del 2003. Con impresso nella memoria il ricordo ancora vivo degli imponenti scioperi del ’95 che paralizzarono per varie settimane l’Esagono e portarono più tardi alla sconfitta della destra e del premier Alain Juppé alle elezioni del ’97. Quella di ieri è stata dunque per il sindacato una sorta di prova generale che il Governo non deve sottostimare, ma valutare da vicino in modo da prendere le giuste misure per proseguire sulla strada delle privatizzazioni e della riforma del sistema pensionistico. Ieri il ministro dell’Economia, Francis Mer, incontrando i sindacati, ha dichiarato che non vi è alcuna intenzione da parte dello Stato di cedere ai privati i servizi pubblici o di cambiare lo statuto dei lavoratori. Anche se questa è sicuramente la tendenza nel medio­lungo periodo, in quanto è grazie anche all’apertura del capitale di queste aziende che il Governo riuscirà nei prossimi anni a fare quadrare i conti pubblici e, in qualche modo, a garantire e a finanziare la riforma del sistema pensionistico. Si tratta, dunque, di un iter ineluttabile che dovrà essere accettato da tutti: sindacati, lavoratori, ma anche utenti, pur nel rispetto della qualità del servizio e delle necessarie garanzie di tutela. È chiaro, quindi, che il Paese si sta avviando a una vera e propria rivoluzione, a un cambio radicale di mentalità e di cultura, rispetto alla prassi dello Stato­garantista e centralizzatore che ha di fatto costruito negli ultimi due secoli la moderna Francia. Sullo sfondo di questo quadro sociale in evoluzione, si inserisce una situazione economica del Paese che sta attraversando una delicata fase di transizione. La Francia non ha infatti ancora completamente superato la fase congiunturale negativa a cavallo tra gli ultimi mesi del 2001 e i primi mesi del 2002. L’economia è debole (la crescita 2002 sarà limitata all’1%, secondo la revisione al ribasso operata ieri dall’Insee) e il tasso di disoccupazione, al 9%, è tra i più elevati in Europa. La massiccia manifestazione di piazza di ieri si aggiunge dunque a quelle, previste nelle prossime settimane, per la salvaguardia del posto di lavoro in molti gruppi industriali, di grandi, ma anche di piccole e medie dimensioni. Aziende come Alcatel, Hp, Aventis, Bayer Cropscience hanno infatti annunciato importanti piani di ristrutturazione che implicano il taglio di decine di migliaia di addetti. Mentre si attende il responso del piano di risanamento di France Télécom (altro gruppo a maggioranza pubblica) che dovrebbe comportare una massiccia riduzione nel numero degli occupati in Francia. Quello che si profila all’orizzonte è dunque un autunno difficile sotto il profilo delle relazioni sociali, tanto più che anche gli industriali hanno recentemente criticato l’azione "poco coraggiosa" del nuovo Governo di Centro­destra.
            Michele Calcaterra