“Europa” Il piano Raffarin è solo un primo passo

30/05/2003




              Venerdí 30 Maggio 2003
              EUROPA
              Il piano Raffarin è solo un primo passo

              In Francia le misure del Governo contestate in piazza saranno un risanamento parziale
              MICHELE CALCATERRA


              DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
              PARIGI – La tanto contestata riforma delle pensioni in realtà e solo un primo passo nella giusta direzione in quanto non risolverà il problema dell’equilibrio dei conti previdenziali dei francesi. Dei 43 miliardi di euro necessari al pareggio, all’orizzonte del 2020, secondo il Governo Raffarin, solo il 40% della copertura, equivalente a 18 miliardi di euro, sarà assicurato dalle misure prese in termini di allungamento degli anni di contribuzione (da 40 a 42 anni) e di indicizzazione sui prezzi. A regime mancherebbero all’appello ancora 25 miliardi.
              Una cifra notevole che il Governo è sicuro di trovare grazie a una scommessa: cioè soprattutto al fatto che il tasso di disoccupazione dovrebbe ridursi dall’attuale 9,3% al 4,5% e quindi sul fatto che potrebbe trasferire sulle pensioni l’eccedente del fondo assicurazione disoccupati.
              In realtà questa sicurezza non è affatto tale. È piuttosto una scommessa con cui fare i conti a termine, che rende ovviamente incerta la copertura del nuovo sistema pensionistico prospettato dal Governo francese.
              Per questo i sindacati, ma anche molti analisti, pensano che la riforma nasca in qualche modo zoppa e che, per farla realmente funzionare sia necessario operare almeno in due direzioni: mediante un aumento consistente dei contributi (il 3% prospettato per il solo regime generale dal 2008 al 2020 è insufficiente) che apporti nuove risorse al sistema e mediante un ruolo attivo e incentivato di prodotti di risparmio assimilabili ai fondi pensione anglosassoni.
              Per quanto riguarda il primo punto, l’attuale Governo ha escluso un qualsiasi aumento massiccio dei contributi, mentre ha aperto il sistema di base (quello per ripartizione già oggi in vigore) a un complemento integrativo di carattere privatistico, non obbligatorio e incentivato fiscalmente chiamato épargne retraite, risparmio di quiescenza. In aggiunta, alle necessità del nuovo sistema potrà concorrere un apposito "fondo di riserva" creato negli anni scorsi dal Governo e che viene in parte alimentato dai proventi delle privatizzazioni. A ogni buon conto è chiaro che per fare quadrare i conti, il Governo ha bisogno che l’economia riparta, che le imprese guadagnino in modo che le entrate fiscali aumentino, che il mercato del lavoro riprenda vigore in modo che la disoccupazione cali sensibilmente. Ma, malgrado tutto, per garantire la solidità del sistema pensionistico sarà necessario anche aumentare i contributi.
              Ai francesi si chiederà comunque di fare nuovi sacrifici non solo sulle pensioni, ma anche per risanare il sistema delle assicurazioni sociali. Stando alle più recenti proiezioni, il deficit del ramo malattia sfiorerà nel 2003 i 10 miliardi di euro, rispetto ai 6,1 miliardi dello scorso anno. Una voragine che inghiottisce sempre più risorse e che per essere colmata ha bisogno di interventi immediati. Come dire che entro la fine dell’anno il Governo dovrà affrontare anche la riforma della previdenza sociale. E che è quanto mai probabile che ai contribuenti venga chiesto un sensibile aumento dei loro versamenti per evitare il collasso del sistema.