Europa, il motore è fermo

09/04/2003
            MERCOLEDÌ, 09 APRILE 2003
             
            Pagina 35 – Economia
             
            La Commissione Ue conferma le cifre delle Previsioni di primavera: crescita minima, rischio recessione
             
            Europa, il motore è fermo
             
            E Solbes avverte l´Italia:"Dovete fare di più"
             
             
             
            Il Pil dei Quindici salirà solo dell´1%, nel 2003 si perderanno si 100mila posti di lavoro
             
            DAL NOSTRO INVIATO
            MARCO MAROZZI

            STRASBURGO – Europa «deludente, fiacca, pigra». Con la «recessione» per ora evitata, ma alle porte se la situazione non cambia. E´ proprio «grigio» il quadro dipinto dalla Commissione Ue attraverso le sue Previsioni di primavera e i Grandi orientamenti di politica economica (Gope). In questa situazione di debolezza generale, l´Italia – in «mancanza di nuove misure» , finite le risorse una tantum che le hanno permesso di fermarsi quest´anno al 2,3% – vedrebbe nel 2004 il rapporto deficit/Pil balzare al 3,1%, fuori da tutti i parametri di stabilità: come Francia e Portogallo, mentre Germania, Olanda e Gran Bretagna sarebbero a rischio. E l´avanzo primario italiano (entrate e uscite al netto della spesa per interessi) dovrebbe scendere al 2%: per la Commissione europea un percorso ottimale di riequilibrio del bilancio e di riduzione del debito implica che il nostro Paese abbia avanzi del 5% per molti anni. In tal senso si è impegnato il governo Berlusconi. Invece, dice la Commissione Prodi, il surplus primario «continua a deteriorarsi raggiungendo il 3% del Pil» : è sceso al 3,8% nel 2001 e al 3,4% nel 2002.
            «Pensiamo che Roma faccia qualcosa. C´è tempo» lancia l´ennesimo avvertimento il commissario Pedro Solbes, l´uomo dei conti dell´Unione. «Se non si facesse nulla, la riduzione del debito/Pil sarebbe minima. Non in linea con quel che dovrebbe essere» aggiunge, ricordando che secondo le stime Ue l´Italia nel 2004 sarà l´unico Paese dell´Unione con il rapporto debito/Pil sopra il 100%: 109,5% era nel 2001, 106,7% nel 2002, 106% è nel 2003, 104,7% sarà nel 2004. «Si riduce troppo lentamente» dice Solbes. La nostra crescita economica, persino quella «potenziale», è inoltre «bassa, inferiore alle media Ue» , mentre l´inflazione dei prezzi al consumo «è più elevata, mostrando l´esistenza di debolezze strutturali» . L´effetto espansionistico del taglio delle tasse sui redditi poi «è ridotto dal pagamento relativo alla larga serie di amnistie fiscali e regolamenti» .
            La Commissione spera che la «recessione in Europa sarà evitata» , ma mette in guardia sulla possibilità di un peggioramento, soprattutto se il conflitto in Iraq si prolungherà: il Pil crollerebbe allo 0,2% nel 2003 e all´1% nel 2004, ci sarebbe caduta per due trimestri consecutivi. E questo significherebbe davvero «recessione» .
            A novembre la stessa Commissione aveva previsto una crescita dell´1,8% nella zona euro e del 2% nell´Unione del 2003, ora si è dovuta fermare ad una realtà dell´1% e dell´1,3%. «La guerra è un problema accessorio, ma non l´unico» avverte Solbes. Con i prezzi azionari in calo di un 60% rispetto ai picchi della primavera 2000 (e del 45% sugli inizi 2002), – dice il Rapporto Ue – la portata e la velocità della flessione delle quotazioni sono comparabili al crollo del 1929. «C´è il rischio che le perdite accumulate siano considerate come permanenti dalle famiglie europee» è l´allarme, che denuncia una generale caduta di fiducia nei consumi mentre le imprese hanno accumulato debiti «a un ritmo più veloce di quelle Usa durante la seconda parte degli anni ’90» . In questa situazione si perderanno nella Ue circa 100 mila posti di lavoro nel 2003, primo calo dal 1994. La disoccupazione dovrebbe salire all´8,8% in Eurolandia (8% in tutta la Ue), con 1,4 milioni di disoccupati in più nel periodo 2002-2004. I costi del lavoro (più alti che negli Usa, anche se la produttività è inferiore) decelereranno, così «aumenterà la capacità delle imprese ad esportare» : nonostante un euro forte, che «stringe le condizioni monetarie riducendo l´inflazione e preparando il terreno per tassi di interesse più bassi» . E´ l´accenno, l´unico, a possibili tagli dei tassi di interesse.