“Europa” Il lavoro tedesco in piena crisi

06/09/2002




        6 settembre 2002

        EUROPA
        CONGIUNTURA


        Il lavoro tedesco in piena crisi

        Disoccupati in ascesa su base destagionalizzata anche in agosto, nell’ultima rilevazione prima del voto

        Beda Romano


        (DAL NOSTRO CORRISPONDENTE) FRANCOFORTE – Le ultime cifre sulla disoccupazione in Germania, pur leggermente migliori del previsto, hanno confermato ieri la grave crisi del mercato del lavoro. A due settimane dalle elezioni del 22 settembre, maggioranza e opposizione hanno cercato di usare i dati a loro vantaggio in una volata finale dall’esito sempre molto incerto. Secondo l’Ufficio federale del lavoro, su base destagionalizzata i disoccupati sono aumentati da 4,102 milioni in luglio a 4,104 milioni in agosto. Il tasso di disoccupazione è salito dal 9,8% al 9,9%. Su base grezza, politicamente più significativa, il numero dei senza lavoro è invece sceso a 4,018 milioni (9,6%), 28.700 disoccupati in meno rispetto a luglio. I dati sono migliori del previsto; ma molti hanno spiegato che non si tratta di un cambiamento di tendenza. È probabile che a giocare nel calo della disoccupazione su base grezza siano stati i disastrosi allagamenti di metà agosto: molti abitanti dell’Est hanno trovato lavoro durante l’emergenza. L’andamento della disoccupazione non è che l’ennesima spia della crisi economica tedesca. Sempre ieri l’Ufficio federale di statistica ha annunciato che in luglio le vendite al dettaglio sono diminuite in termini reali dello 0,9% mensile e dell’1,7% annuo. Michael Rogowski, presidente dell’associazione degli industriali Bdi, ha affermato che la Germania non registrerà alcuna ripresa significativa nei prossimi mesi: «La crescita sarà fonte di preoccupazione anche nel 2003». E per l’anno prossimo l’associazione dei dettaglianti Hde prevede un aumento annuo delle vendite al dettaglio di appena l’1% nominale. Edmund Stoiber, il candidato-cancelliere dei democristiani, ha colto l’ennesimo dato negativo sulla disoccupazione per attaccare il cancelliere Gerhard Schröder a pochi giorni dalle elezioni federali: «Il mercato del lavoro è in una situazione disastrosa», ha detto, ricordando le mancate promesse dell’attuale Governo socialdemocratico-verde. Nel 1998, al momento della sua nomina a cancelliere, Schröder si impegnò a ridurre a 3,5 milioni il numero dei disoccupati, allora ben sopra ai quattro milioni. Il tentativo è clamorosamente fallito e la crisi del mercato del lavoro è diventata per l’attuale maggioranza un vero tallone d’Achille. Ieri, il cancelliere ha messo l’accento sui lati positivi affermando che i dati di agosto rappresentano nonostante tutto «un segnale di speranza». È probabile che nei prossimi giorni l’opposizione democristiana cercherà di cavalcare la questione nel tentativo di rafforzare la sua leadership nei sondaggi pre-elettorali. Spd e Cdu-Csu sono ormai appaiati anche se i conservatori continuano a godere in molti studi demoscopici di un piccolo vantaggio. «Stoiber cercherà di approfittare degli ultimi dati economici, anche se la crisi economica non sembra in questo momento al centro della campagna elettorale – afferma Dieter Roth, della società demoscopica Forschungsgruppe Wahlen – in parte per una certa assuefazione e in parte perché da tempo ormai i tedeschi non credono che il problema della disoccupazione possa essere risolto da un cancelliere o da un partito in quattro anni». Questo clima sembra paradossalmente aiutare l’Spd. Nelle ultime settimane il partito è riuscito a rimontare nei sondaggi: Schröder ha trascinato i socialdemocratici mostrando attivismo e leadership in occasione dei recenti drammatici allargamenti in Germania Est e rassicurando molti elettori facendo campagna contro un eventuale intervento americano in Irak. Riuscirà l’Spd a ripetere quella rimonta a sorpresa che le permise, per esempio, nel 1972 di vincere le elezioni dopo un recupero nella volata finale? «Il clima politico difficilmente cambierà nei prossimi giorni – continua Roth -. Fino all’ultimo i due principali partiti rischiano di rimanere testa a testa. L’esito del voto è veramente incerto».