“Europa” Il carrello della ricchezza dei fratelli Aldi

08/07/2003

      domenica 6 luglio 2003

      Le inchieste della domenica

      In 50 anni Theo e Karl Albrecht hanno creato una delle catene di hard discount più conosciute al mondo
      Hanno sbaragliato tutte le vecchie famiglie industriali tedesche e oggi guidano un marchio da 20 miliardi
      Il carrello della ricchezza dei fratelli Aldi

      DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

      FRANCOFORTE - Si sostiene che nel salutare i suoi collaboratori l’uomo più ricco di
      Germania si presenti con sottile understatement e un’espressione che ricorda quella di James Bond: «Il mio nome è Albrecht, Theo Albrecht». Senza nulla togliere al personaggio di Ian Fleming, Theo e Karl Albrecht sono per certi versi molto più affascinanti (e molto più discreti) dell’agente segreto inglese.
      In 50 anni, i fratelli Albrecht (81 anni Theo, 83 Karl) hanno creato dal nulla una delle
      catene commerciali hard-discount più note e prosperose al mondo. Nata in Renania subito dopo la guerra, Aldi è ormai diventata un marchio mondiale: è presente in tre continenti (Europa, America e Oceania), con un giro d’affari superiore ai 20 miliardi di euro.
      La storia degli Albrecht non è solo la parabola di due fratelli che hanno attraversato il miracolo economico del dopoguerra sbaragliando le vecchie famiglie industriali tedesche dei Bauer, dei Bosch, dei Braun e dei Quandt e diventando in mezzo secolo i più ricchi di Germania. Attraverso il successo dei supermercati Aldi emerge in filigrana anche una rivoluzione nel commercio al dettaglio tedesco e perché no?, nelle stesse abitudini culinarie del Paese.
      Subito dopo la guerra, nel 1946, Karl e Theo Albrecht ereditano il negozio di frutta e verdura della madre Anna in un sobborgo di Essen, una città industriale a Nord di Düsseldorf. La bottega è di appena 35 metri quadrati, troppo piccola rispetto all’ambizione dei due fratelli che già all’inizio degli anni 60 controllano una catena di 300 negozi in Germania Ovest tra cui il primo vero Aldi, tutt’ora esistente, inaugurato
      nel 1962 a Dortmund.
      Pur in ottimi rapporti, i due Albrecht non sono completamente d’accordo sul modo in
      cui gestire l’espansione del loro impero commerciale. Nel 1961, il nodo della discordia è la vendita o meno di sigarette nei loro negozi: mentre Theo crede che ne valga la pena, Karl è convinto del contrario. La discussione può sembrare quella tra un salutista, preoccupato soltanto dal benessere dei suoi clienti, e un uomo d’affari
      senza scrupolo e coscienza.
      In realtà, a preoccupare Karl è solo lo shop-lifting:il fratello maggiore teme che i
      pacchetti di sigarette attirino lo sguardo e la mano veloce del ladruncolo. Non potendo
      trovare una soluzione i due fratelli decidono di separarsi, almeno formalmente. Cartina alla mano, Karl e Theo si spartiscono il territorio tedesco lungo una frontiera immaginaria che attraversa il Nord-Reno Vestfalia e l’Assia: al primo il Sud, al secondo il Nord.
      Non è una vera separazione, né tanto meno un divorzio. I due fratelli continuano a collaborare assiduamente e insieme si espandono all’estero: mentre Aldi Nord è presente in Belgio, Danimarca, Francia, Lussemburgo, Olanda e Spagna, Aldi Süd ha
      preso radice in Austria, Gran Bretagna, Irlanda, Stati Uniti e Australia e Nuova Zelanda. Il modello è sempre lo stesso e si basa su tre pilastri: semplicità, qualità, prezzo.
      Come racconta l’ex manager della catena commerciale, Dieter Brandes, nel volume
      «Konsequent einfach — Die ALDI-Erfolgsstory», il supermercato Aldi non offre
      alcun servizio: tutto è organizzato in funzione della rapidità. Gli articoli in vendita
      non sono ordinati sugli scaffali, ma sono lasciati in enormi scatoloni; il pagamento è
      consentito normalmente solo in contanti; e i prodotti sono limitati (circa 800 rispetto
      ai 15mila di un normale supermercato).
      «Qualità molto alta. Prezzi molto bassi», è lo slogan degli Albrecht. Ogni settimana pubblicano sul quotidiano locale le offerte del momento, che normalmente provocano lunghe file prima dell’apertura: quale migliore riflesso del successo di Aldi se non il parcheggio dinanzi al negozio normalmente assai più esteso dello stesso supermercato?
      Spesso, i prezzi sono imbattibili: un panetto di burro costa 85 centesimi rispetto ai 99 centesimi di un supermercato tradizionale di Francoforte; mezzo chilo di pasta 29 centesimi rispetto a 1,19 euro. Di recente, le offerte speciali hanno riguardato anche i personal computers: secondo Roland Berger Strategy Consultants, Aldi ne avrebbe venduti 400mila solo nel quarto trimestre del 2002.
      Alla cassiera di Aldi è richiesta la rapidità, non la cortesia o il sorriso: i prodotti acquistati sono passati rapidamente l’uno dopo l’altro davanti allo scanner e buttati
      direttamente nel carrello. Chi, malauguratamente, vorrebbe cercare di sistemare la spesa nei sacchetti prima di uscire dal negozio e trascinarsi verso la sua automobile, riceve un’occhiata eloquente, se non addirittura un ordine che non lascia spazio a esitazioni o ripensamenti.
      Ciononostante, il successo dei supermercati dei fratelli Albrecht è stato enorme, anche
      nel 2002, considerato un anno disastroso per le vendite al dettaglio in Germania. Secondo un sondaggio Forsa, i clienti di Aldi sono aumentati del 20% l’anno scorso. E Herbert Kuhn, della società di consulenza M+M Eurodata, sosteneva di recente parlando a «Die Welt» che nel 2002 Aldi ha incassato 80 centesimi su ogni euro speso per generi alimentari.
      Per molti anni, gli hard-discounts dei fratelli Albrecht sono stati considerati con scetticismo dai tedeschi (mostrarsi con in mano un sacchetto Aldi non era socially-correct) tanto che venivano utilizzati soprattutto dalla comunità di immigrati
      residente in Germania. Oggi, come faceva notare il settimanale «WirtschaftsWoche»,
      il 75% dei tedeschi si serve da Aldi, abbandonando alla loro sorte i piccoli negozianti.
      E secondo il quotidiano «Bild» anche Johanna Quandt, la ricca ereditiera proprietaria
      di una quota in Bmw, è cliente dei fratelli Albrecht.
      Se la qualità può ogni tanto lasciare a desiderare, negli hard-discounts di Aldi ormai
      non manca nulla, a conferma di come negli ultimi 10-15 anni le abitudini culinarie dei
      tedeschi sono diventate sempre più internazionali: champagne, salmone, Parmigiano-reggiano, e anche liquori di marca. «Aldi ha toccato un nervo sensibile dei tedeschi: la loro attenzione ai prezzi — spiega Nikolaus Weber-Henschel, socio di Roland Berger Strategy Consultants —. Detto ciò, cerca di attirare una clientela sempre più vasta, aumentando il numero dei prodotti in vendita».
      Secondo una recente ricerca di Cap Gemini, il 37% dei miliardari europei sono ricchi
      ereditieri (la quota è del 21% per quanto riguarda i miliardari americani). In 50 anni, gli
      Albrecht si sono dimostrati l’eccezione che conferma la regola, diventando i più facoltosi di Germania e d’Europa: secondo l’ultima classifica della rivista «Forbes» insieme sono al terzo posto mondiale dietro a due americani, Bill Gates e Warren Buffett. Il più ricco dei due è Theo, che controlla Aldi Nord (e che 40 anni fa si era detto favorevole alla vendita delle sigarette nei supermercati di famiglia): secondo la
      rivista tedesca «Manager Magazin», che lo inserisce al primo posto della sua ultima
      classifica, ha un patrimonio di 15 miliardi di euro.
      Karl lo segue a ruota al terzo posto con 13 miliardi di euro (al secondo posto sono le famiglie Boehringer e von Baumbach). Come molti ricchi tedeschi, i due sono particolarmente discreti, assenti dalle cronache mondane tanto che le ultime foto ufficiali sono vecchie di oltre 15 anni.
      Theo e Karl vivono ancora a Essen (anche se il secondo è spesso in Baviera) e la leggenda vuole che abitino modestamente e senza fronzoli. «Sono dei favolosi imprenditori — racconta Roland Berger, il consulente d’impresa a capo della
      società omonima, che li conosce personalmente —. Molto decisi, molto modesti, gran lavoratori. Sono uomini di principio, gentili, colti. Vivono bene senza farsi mancare nulla, ma a differenza delle vecchie casate industriali tedesche senza esagerare».
      Sembra che negli ultimi tempi i due fratelli stiano abbandonando progressivamente la gestione attiva delle loro aziende. «Non sarei sorpreso — spiega ancora Berger — se a prendere la guida fossero un giorno o l’altro i due figli di Theo e il figlio unico di Karl».
      Il motto degli Albrecht, su un ideale stemma di famiglia, potrebbe
      essere una battuta della madre Anna che ancora oggi sembra calzare a pennello vista
      la crisi economica tedesca: «Quando per la gente va male, per noi va bene».

      BEDA ROMANO