“Europa” Il Cancelliere taglia ma non rivoluziona

21/10/2003



      Martedí 21 Ottobre 2003
      Il Cancelliere taglia ma non rivoluziona

      Berlino – Le misure previdenziali annunciate dalla coalizione Spd-Verdi portano risparmi, anche se rinviano le proposte di revisione più radicali

      ATTILIO GERONI


      DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
      FRANCOFORTE – Tagli e non riforma, almeno non ancora. Così sono state accolte ieri dagli economisti le proposte con le quali il Governo tedesco vuole ridurre la spesa previdenziale. Non che la coalizione Spd-Verdi guidata dal cancelliere Gerhard Schröder avesse molte possibilità per ripianare il buco da 8 miliardi di euro del sistema pensionistico previsto nel 2004. L’unica alternativa sarebbe stata l’aumento dei contributi dall’attuale 19,5% dello stipendio lordo al 20,3%: una decisione che avrebbe comunque avuto un impatto negativo sul mercato del lavoro scoraggiando la crescita di nuova occupazione. Pochi dettagli per uno dei tanti «passi nella giusta direzione» compiuti negli ultimi mesi dalla coalizione di centro-sinistra. Misure di buon senso che hanno il sapore della scelta obbligata e che non sembrano ancora destinate a risolvere il problema in maniera radicale: tutto fuorché una rivoluzione del vecchio sistema. Quanto proposto dal Governo nel fine settimana in materia previdenziale ha ricevuto gli stessi giudizi della riforma sanitaria e della prima riforma pensionistica, quella varata nel maggio 2001 dall’allora ministro del Lavoro Walter Riester: nessuna prende in considerazione con una prospettiva di medio-lungo termine il rapido invecchiamento della popolazione. Tra qualche anno, anzi tra pochi anni, si ricomincerà da capo. Schröder e i suoi ministri hanno per il momento congelato la possibilità di un innalzamento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni, così come aveva suggerito la commissione di esperti presieduta dall’economista Bert Rürup. Il cancelliere ha però sottolineato una generica intenzione di voler allungare l’età lavorativa. Poco o nulla si sa di uno degli aspetti più interessanti discussi nel fine settimana, e cioè quel fattore di sostenibilità che dovrebbe far scattare una riduzione nell’adeguamento delle pensioni nel caso il rapporto tra pensionati e popolazione attiva (contribuente) cambiasse a sfavore di quest’ultima. Oltre ai tagli ai benefici previdenziali, si arriverà di fatto a un congelamento della spesa trasferendo a carico dei pensionati i costi di alcuni programmi di assistenza per gli anziani (case di cura). Su questo fronte soltanto una minima parte del pacchetto richiede l’approvazione del Bundesrat, dove la coalizione di centro-sinistra è in minoranza. Al termine dell’incontro di domenica Schröder ha comunque voluto sottolineare con una certa enfasi la portata delle misure annunciate: «È stata una delle discussioni più difficili e sono state decisioni tra le più dolorose mai prese da questo Governo», aveva detto. I tagli toccano gli interessi diretti di 20 milioni di persone, tanti sono i pensionati in Germania. Nonostante i sondaggi continuino a penalizzare la Spd, il corso riformista avviato alcuni mesi fa da Schröder con il lancio di "Agenda 2010" – e i segnali di ripresa dell’economia globale – stanno rafforzando la fiducia delle imprese tedesche. In un sondaggio pubblicato ieri dall’associazione delle camere di commercio Dihk, per la prima volta dal settembre 2001 il numero di aziende ottimiste sulle prospettive di business, tra quelle intervistate, è stato superiore a quelle pessimiste. La Germania viene da tre anni di stagnazione duranti i quali ha sperimentato due brevi recessioni. Nel suo ultimo rapporto mensile la Bundesbank avverte che ancora non si intravedono i segni di una crescita sostenibile mentre secondo indiscrezioni i sei istituti di ricerca economica, pur prevedendo l’anno prossimo una crescita dell’1,7% nelle loro stime autunnali, non credono che ciò si tradurrà in un aumento sensibile dell’occupazione. Gli stessi istituti stimano inoltre, sempre per il 2004, un deficit di bilancio superiore al 3% del prodotto interno lordo.