“Europa” I ministri Ocse: il lavoro richiede politiche attive

01/10/2003


      Mercoledí 01 Ottobre 2003


      I ministri Ocse: il lavoro richiede politiche attive
      VITTORIO DA ROLD


      DAL NOSTRO INVIATO
      PARIGI – «L’era delle pensioni anticipate è finita per sempre. In alcuni Paesi membri dell’Ocse le rendite di anzianità sono già sparite, negli altri si stanno varando i provvedimenti necessari. Ma tutti i ministri del Lavoro dell’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione internazionale hanno convenuto che la sfida dell’invecchiamento della popolazione non lascia margini di manovra: occorre combattere la disoccupazione e aumentare l’occupazione». François Fillon, responsabile degli Affari sociali nel Governo francese, chiude con queste parole la conferenza di due giorni, tenutasi a Parigi, che ha visto la partecipazione dei ministri del Lavoro dei Paesi Ocse. L’invecchiamento generale pone problemi di tenuta dei conti delle casse previdenziali e come prima misura bisogna dire: prepensionamenti addio. Naturalmente questo non basta. Bisogna passare anche alle politiche attive di sostegno all’occupazione. Come? Fillon elenca i grandi temi del dibattito e le esperienze in corso nei vari Paesi: più formazione professionale anche durante la vita lavorativa, fine del monopolio pubblico del collocamento, incentivi diretti e in qualche modo "forzosi" a trovarsi un lavoro, benefici fiscali a favore dei salari più bassi. Su questi quattro punti cardinali ruota il quadro delle politiche di sostegno all’occupazione dei Paesi dell’Ocse. La formazione professionale sta dando grandi risultati soprattutto nel facilitare l’ingresso dei giovani e il mantenimento al lavoro dei lavoratori più anziani (tra i 50 e i 65 anni). Interessante anche l’esperienza di eliminare il monopolio pubblico del collocamento, una scelta che ha fornito più concorrenza al mercato. Le esperienze più interessanti vengono dall’Australia e dall’Olanda che ha decentralizzato il sistema e posto il settore pubblico e quello privato in concorrenza fra loro. In Australia oggi ci sono in alcune città fino a cinque agenzie private che si contendono il mercato del collocamento. In Olanda invece si è scelta la strada del decentramento spinto e del coinvolgimento del collocamento pubblico per i lavoratori disoccupati da più lungo tempo o handicappati, che richiedono quindi una cura particolare e un dispendio di energie maggiori nella ricerca di un’occupazione adatta. In Germania i senza lavoro di più lunga durata vengono dotati di un "ricco" voucher a carico delle finanze pubbliche che le agenzie private di collocamento possono ritirare solo dopo che i lavoratori hanno superato i sei mesi di attività nel nuovo posto assegnato. È un esperimento che tende a rendere più dinamico il mercato del collocamento ma nello stesso tempo spinge le agenzie a trovare lavori più stabili nel tempo. Fillon infine chiude i lavori invitando a mettere fine alla sterile polemica sui buoni o cattivi lavori o come si dice in gergo i "MacDonald Jobs", su cui lunedì i delegati si sono accapigliati a lungo, ad aumentare l’occupazione nelle fasce basse diminuendo il peso della contribuzione fiscale sui salari minimi, e a favorire l’uso dei contratti a tempo parziale. Una politica concreta che ha fatto aumentare l’occupazione giovanile e soprattutto femminile.
      Mercoledí 01 Ottobre 2003