“Europa” Francia, più bastoni che carote

12/06/2003

giovedì 12 giugno 2003

Francia, più bastoni che carote
Tra concessioni minime e assalti polizieschi ai cortei, il governo va avanti con la sua riforma
Lo sciopero continua anche se gli esami di maturità dovrebbero svolgersi senza intoppi. Sindacati e opposizione sono in trincea contro Raffarin che vuol far passare la riforma delle pensioni prima del 14 luglio

ANNA MARIA MERLO
PARIGI

Il governo assicura che oggi la prima prova dell’esame di maturità – filosofia – si svolgerà nella calma. I sindacati degli insegnanti condannano il boicottaggio degli esami, minacciato da una base radicalizzata, dopo aver giudicato come «un passo avanti significativo» la manciata di concessioni minime accordate alla scuola dal ministro degli interni, Nicolas Sarkozy. Ma lo stesso Sarkozy, mentre negoziava con i sindacati della scuola prevaricando il responsabile dell’Educazione Luc Ferry, ha inviato martedì sera i poliziotti contro il corteo parigino, con lacrimogeni e cannoni ad acqua. Gli scontri sono finiti con il fermo di una sessantina di persone. Ieri, al secondo giorno di dibattito parlamentare sulle pensioni, i socialisti si sono scontrati pesantemente con il premer, esigendo delle scuse pubbliche – Raffarin aveva affermato martedì che i socialisti «sembrano preferire il partito alla patria», frase che ha il sapore degli anni di Vichy. Ma il braccio di ferro tra maggioranza e opposizione, che ha presentato migliaia di emendamenti, rischia di prolungarsi all’estate. Inoltre, anche se il governo continua a tirare diritto e ad affermare che la riforma delle pensioni non è negoziabile, nel paese gli scioperi continuano: treni e trasporti urbani a singhiozzo, a Marsiglia il sindaco ha chiamato l’esercito per portare via l’immondizia dopo dieci giorni di sciopero, il 50% degli insegnanti continua a non fare lezione, un gruppo di manifestanti ieri ha cercato di invadere la sede dell’Ump (il partito di Chirac a Parigi). Da un lato, il governo pensa di avercela quasi fatta: Raffarin è convinto che riuscirà a far passare la riforma delle pensioni prima del 14 luglio, cosa che permetterà alla destra di presentarsi come «il partito della riforma», che ha ormai lasciato dietro le spalle la sconfitta del `95 (quando il governo Juppé dovette ritirare la riforma delle pensioni prima di essere sconfitto nelle urne). Ma questa sicurezza è contraddetta sia dalla violenza della repressione della polizia, martedì sera a Parigi, che dall’asprezza dello scontro con l’opposizione all’assemblea. In altri termini, il governo vanta una vittoria che non ha ancora in tasca.

Dall’altro lato, i sindacati alla testa della protesta sono anch’essi in difficoltà. La Cgt vorrebbe trattare con il governo su una riforma delle pensioni più giusta: gran parte della protesta si nutre della certezza che per molti lavoratori non sarà possibile raggiungere i 40 anni (poi 41, 42 ecc.) di contributi, vista la struttura del mercato del lavoro in Francia, paese che in Europa ha il più basso tasso di occupazione dopo i 50 anni (difatti, l’Ump propone ora un emendamento alla riforma di François Fillon, per concedere sgravi fiscali alle imprese che si terranno i dipendenti di più di 50-55 anni). Al di là del timore suscitato da una riforma che promette di far lavorare più a lungo per una pensione inferiore, sono emerse altre paure e altri dissensi: la devalorizzazione del lavoro, la crescita del precariato, la disoccupazione in ripresa.

Nella scuola, salvo sorprese, l’esame di maturità dovrebbe svolgersi senza troppi incidenti. Ma lo sciopero continua. I sindacati hanno parlato di «passi avanti» con le ultime concessioni del governo: il decentramento non riguarderà più i medici scolastici, gli psicologi e gli assistenti sociali, ma solo gli impieghi tecnici (che in realtà sono 90mila sui 100mila trasferimenti previsti dallo stato agli enti locali); 80 milioni di euro, che nella finanziaria 2003 erano stati «congelati», saranno sbloccati per permettere l’assunzione di aiuto-educatori, in sostituzione degli impieghi-giovani che arrivano a scadenza. Non sono grandi concessioni, ma Sarkozy, che ormai si comporta da vero vice-premier, è riuscito a sbloccare la situazione, anche se nulla garantisce che la base non smentisca oggi i sindacati, intralciando l’esame di maturità.

In ogni caso, il clima politico si è molto degradato. La destra ha imposto con la forza la riforma delle pensioni facendosi forte della vittoria all’82% di Chirac alle presidenziali e sull’onda della maggioranza conquistata un anno fa. Ma i francesi ricordano che Chirac aveva preso solo il 19% al primo turno, chiedono quindi di riformare ma solo dopo serie trattative. La situazione è complicata dal fatto che i socialisti avevano pensato a una riforma delle pensioni non molto lontata da quella di Fillon e che la Cfdt, il sindacato più riformista, l’ha firmata. L’estrema sinistra, che aveva preso il 13% alle presidenziali l’anno scorso, è in prima fila nell’organizzazione della protesta e nella sua radicalizzazione.