“Europa” Da Schroeder una lezione per le sinistre europee

17/03/2003



            17/3/2003
            INSUFFICIENTI MA NELLA GIUSTA DIREZIONE LE NOVITÀ NEL WELFARE: MENO TUTELE NON SIGNIFICANO SEMPRE MINORE SOLIDARIETÀ
            Da Schroeder una lezione per le sinistre europee

            Alexander Weber

            E´ stato un discorso storico quello tenuto dal cancelliere Schroeder al Bundestag venerdì scorso? E’ facile dire che le parole del Cancelliere non passeranno alla storia come la ricetta che ha salvato dal declino l’economia tedesca; ma dall’altro lato, una cosa è certa: sarà difficile d’ora in poi che un partito europeo di impronta socialista possa considerare intoccabili i temi che Schroeder è stato disposto a mettere sul tavolo: minori protezioni per chi rimane senza lavoro non sono il frutto di crudeltà sociale, ma il rimedio per l’abuso dei sussidi e per la scarsa motivazione al lavoro di una fetta sempre più consistente della società europea; minore copertura delle assicurazioni sociali non sono sabotaggio della capillare rete tedesca di sicurezza sociale, ma un tentativo di salvarla di fronte al brusco calo demografico del Vecchio Continente. Certo Schroeder non ha modificato la filosofia della politica sociale tedesca, si è ben guardato dall’introdurre più marcati elementi di mercato – dopo, d’altronde, avere ottenuto un modesto risultato con la riforma dei fondi pensione – o dallo sfrondare la giungla regolatoria che intralcia ogni iniziativa imprenditoriale, e anche per questo il suo discorso programmatico può essere definito insufficiente a orientare la rotta dell’economia tedesca fuori dalle secche della depressione attuale. Nondimeno, nulla di ciò che ha detto era scontato e nulla certamente va nella direzione opposta a quella corretta. Se una mancanza grave va sottolineata è quella di non aver voluto attaccare in modo frontale il sistema di contrattazione salariale accentrata del Paese. Il lavoro in Germania continuerà a essere troppo rigido. Bisogna tuttavia avere un po’ di comprensione per un Cancelliere sostenuto da un partito, la Spd, nelle cui file parlamentari sono presenti quasi solamente esponenti della federazione sindacale tedesca (Dgb). Se solo un lavoratore tedesco su quattro è iscritto al Dgb, ben quattro parlamentari socialdemocratici su cinque ne fanno parte. In tali condizioni sarà difficile per qualsiasi governo socialdemocratico litigare con i sindacati… Il vero colpo di teatro del dibattito conclusosi venerdì è forse giunto dalla Bundesbank, la Banca centrale tedesca, che ha contribuito al dibattito con un documento di una ventina di pagine dedicato alla ricetta economica per far uscire il Paese dalla crisi. E’ raro che la Bundesbank si prenda responsabilità pubbliche tanto evidenti, ma era ancor più raro che l’austera banca federale di Francoforte utilizzasse toni schietti e di denuncia come quelli che affermano che l’economia tedesca è sull’orlo di una «crisi di fiducia» (una definizione tabù, quando era la Bundesbank a garantire il marco e quest’ultimo dava fiducia al Paese) nonché sul piano inclinato del declino economico. Con una crescita potenziale che – a politiche inalterate – scenderebbe all’1% (meno della metà della media europea), la Germania finirebbe fra qualche anno tra i Paesi poveri dell’Unione europea. La Bundesbank chiedeva a Schroeder scelte più vigorose di quelle annunciate, anche perché i problemi del Paese tenderanno ad aggravarsi se il livello medio della crescita resterà vicino allo zero nei prossimi anni. Secondo l’analisi della stessa Banca centrale tedesca, si appesantirebbe severamente lo stato dei conti pubblici, con conseguenze fiscali gravi; peggiorerebbe il livello della disoccupazione (dimostratosi molto sensibile al peggioramento del ciclo congiunturale); infine – come ha sottolineato questa rubrica una settimana fa – potrebbe uscirne pregiudicata la stabilità finanziaria del sistema bancario. Anche senza essere la soluzione auspicata, la ricetta di Schroeder sarà sicuramente di aiuto per l’economia tedesca. Ma a patto che venga messa in atto rapidamente. Proprio questo è in dubbio: non solo il Cancelliere ha irritato l’ala sinistra del suo partito, ma deve fare i conti soprattutto con una maggioranza parlamentare più sottile di un capello e con il netto controllo del Bundesrat da parte della opposizione. Edmund Stoiber ha sì dichiarato che «tenderà la mano» offrendola al Cancelliere per realizzare riforme indispensabili, ma nessuno si immagina che l’opposizione possa davvero perdere questa occasione per dimostrare l’impossibilità per Schroeder di governare per l’intera legislatura. Nelle stesse ore del dibattito al Bundestag, infatti, il Bundesrat bocciava nettamente l’ultima proposta di riforma fiscale del Cancelliere. Un segnale tutt´altro che difficile da leggere.