“Europa” Da Berlino parte l´allarme inflazione

28/09/2005
    mercoledì 28 settembre 2005

    Pagina 36 – Economia

      I RISULTATI ELETTORALI

        Il rialzo è guidato dalle Regioni-Stato tedesche che hanno registrato il tasso più alto degli ultimi 4 anni. Bce preoccupata

        Da Berlino parte l´allarme inflazione

          I prezzi di Eurolandia sono saliti del 2,5 per cento a settembre

            Ad agosto la crescita tendenziale era all´1,9 per cento nell´area euro

              DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
              Andrea tarquini

              BERLINO – Uno spettro torna ad aggirarsi per la Germania e il resto d´Europa, lo spettro dell´inflazione. Sul duplice sfondo dell´effetto negativo del caro-petrolio per congiuntura e consumi, e dell´incertezza politica dopo che dalle elezioni tedesche non è uscita alcuna ricetta pronta del governo, la crescita della massa monetaria e dei prezzi registra una preoccupante accelerazione. La tendenza minaccia di pesare sul costo del denaro: rafforza il rischio che prima o poi la Banca centrale europea, fedele alla sua scelta strategica di dare la priorità alla stabilità monetaria, possa alzare il suo tasso centrale, fermo da ben ventisette mesi al minimo storico del 2%.

              I dati, pubblicati ieri dal Financial Times, sono preoccupanti. Nell´insieme dell´area euro, l´inflazione è salita dall´1,9% di agosto al 2,5% questo mese. E´ il livello più alto da quattro anni a questa parte. A fare da locomotiva dell´inflazione sono i dati statistici di sei dei sedici Bundeslaender, le regioni-Stato tedesche. Indicano che la Germania potrebbe lamentare quest´anno un tasso di almeno il 2,5%, forse addirittura del 2,7.

              In entrambi i casi, siamo ben al di sopra del livello del 2% medio annuo. Il livello cioè che la Banca centrale europea, fedele a tradizione e dottrine della vecchia Bundesbank, definisce «la soglia della stabilità». Oltre quella soglia cioè suonano i primi campanelli d´allarme. L´aumento dell´inflazione crea seri problemi. Può frenare l´ancor gracile ripresa della congiuntura che si registra in Germania e in altre economie dell´eurozona, erodere il potere d´acquisto, mettere alla prova la pace sociale. E´ un elemento negativo in più, dopo l´incertezza creata dall´esito delle elezioni politiche tedesche. Dalle quali, come ricordiamo, il centrodestra Cdu-Csu di Angela Merkel è uscitò sì come primo partito, ma con appena poco più del 35%, tallonato dai socialdemocratici del cancelliere Schroeder al 34,2. L´indice dell´istituto economico Ifo di Monaco, che registra la propensione al rischio degli investitori, è salito a sorpresa, da 94,6 a 96 punti. Il presidente dell´Istituto, Hans-Werner Sinn, prevede però un suo prossimo raffreddamento, qualunque cosa accada sul fronte del costo del denaro.

                I negoziati tra i due grandi partiti rivali cominciano oggi a Berlino con il difficile obiettivo di una Grande coalizione per le riforme e il rilancio. Per gli operatori economici è l´unica formula di governo accettabile: deboli governi di minoranza, o peggio ancora un governo sostenuto dal nuovo partito di sinistra radicale di Oskar Lafontaine e dei neocomunisti dell´est sono ritenuti un grave pericolo. Elezioni anticipate esaspererebbero le incertezze. I dilemmi più gravi sono di fronte alla Banca centrale europea. Più volte nelle settimane scorse i suoi dirigenti hanno ammonito che un rialzo dei tassi resta uno strumento a disposizione, se sarà necessario frenare la pressione inflazionistica. Ma un aumento del costo del denaro avrebbe pessimi effetti su congiuntura e occupazione. E renderebbe la vita difficile a tutti i poteri politici in Europa, a cominciare dal futuro governo tedesco. «Il vertice Bce – dice Dirk Schumacher, analista a Goldman Sachs – non sembra a un passo dall´aumento dei tassi, ma quella misura è comunque una variabile, una possibilità ben presente nei loro scenari». L´aumento dei prezzi in Germania è dovuto a vari fattori. Uno dei quali è stato il blocco temporaneo dell´export tessile cinese. Mentre resta lo sfondo del dissesto dei conti pubblici tedeschi, dato che secondo Eurostat il disavanzo corrente di Berlino sforerà nuovamente i tetti del Patto di stabilità, arrivando forse al 4 per cento del prodotto interno lordo.