“Europa” Così i supermarket reali hanno tradito gli olandesi

03/03/2003




02-03-03, pagina 32

sezione ECONOMIA

 
 
 
‘Perso il 70%, non sappiamo come difenderci’
Così i supermarket reali hanno tradito gli olandesi

Impiegati, commesse e casalinghe, ad Amsterdam tutti hanno azioni Ahold


DAL NOSTRO INVIATO ETTORE LIVINI


AMSTERDAM – «Arrabbiarmi? E perché? Questa volta avrò anche perso il 70% dei miei risparmi, ma almeno a fregarmi è stata un’ azienda privata e non lo Stato. Con i titoli Kpn che mi ha rifilato mi è costato molto di più». Amsterdam, lungo il corso commerciale Overtoom. Nel supermercato Albert Hejn, fiore all’ occhiello della catena Ahold, Geert Leeuwerink la prende con filosofia. Pochi giorni fa ha acceso la tv alla mattina e le notizie del telegiornale gli hanno mandato di traverso il caffè: Ahold, azienda di cui è azionista e dove malgrado tutto sta ancora facendo la spesa, ha ammesso problemi di bilancio. Due manager della controllata americana Us Foodservice hanno sovrastimato gli sconti promozionali dei fornitori e nei conti si è aperta una falla di 500 milioni di dollari. In poche ore alla Borsa di Amsterdam il titolo ha perso il 63%, mandando in fumo 5 miliardi di valore e i sogni di Leeuwerink. «Volevo partire per Rio de Janeiro -confessa – ma temo che dovrò rivedere i miei programmi». Il giovane pubblicitario è in buona compagnia. Il primo grande scandalo societario europeo del dopoEnron ha svuotato le tasche di molti olandesi: sette investitori su dieci ad Amsterdam e dintorni hanno comprato negli ultimi due anni le azioni della terza catena di distribuzione alimentare al mondo. Le hanno diverse migliaia di dipendenti, coinvolti in aggressivi programmi di stockoption. Le hanno tante casalinghe che alle casse dei grandi magazzini hanno visto premiata la loro fedeltà ad Ahold non con improbabili set di pentole ma con agevolazioni all’ acquisto dei titoli. Tutti convinti che l’ inarrestabile crescita del gruppo (19 miliardi spesi in sei anni per acquisizioni, 72 miliardi di ricavi) sarebbe continuata per sempre. «La gente coinvoltà è molta – ammette Paul Frentrop di Deminor, l’ organizzazione di corporate governance che sta valutando se scendere in campo in difesa dei risparmiatori – ed è sotto choc. Ma c’ è poco da fare. Qui da noi non c’ è una tradizione di rispetto per gli azionisti, che in queste situazioni non possono nemmeno denunciare il management». Ma non è solo questo a spiegare il suo fatalismo. Il caso Ahold ad Amsterdam sta «trasfigurando» da scandalo finanziario a reato di leso orgoglio nazionale. Mentre i piccoli risparmiatori hanno digerito con compostezza tutta olandese le perdite di Borsa (Ahold vale oggi circa 3,5 miliardi contro i 33 del 2000), l’ estabilishment – che in molti casi è anche grande azionista – ha deciso di fare quadrato sul gruppo cui la regina Beatrice in occasione del centenario ha concesso l’ onore di fregiarsi del titolo di Koninklijke (Reale) Ahold. «Guardi che il caso è stato gonfiato dall’ informazione estera – spiega un po’ infastidito un manager che preferisce rimanere anonimo – Due colleghi americani hanno truccato i conti. Li abbiamo scoperti e ci siamo autodenunciati. Il resto è caccia alle streghe». Dal modo politico arriva un silenzio che sa di cloroformio: nessun esponente di Governo o opposizione si è sbilanciato sul caso. A livello giudiziario sono partite due inchieste del tutto marginali, molto dopo l’ intervento dei mastini della Sec. «Ma le autorità potevano fare poco di più. In Olanda come nel resto d’ Europa i diritti di autodifesa dei risparmiatori sono molto minori», spiega Frentrop. Non c’ è da stupirsi allora che quasi tutti da queste parti ritengano Cees van der Hoouven, il manager ora dimissionato del «miracolo» Ahold, solo un capro espiatorio. «I dubbi sui conti c’ erano da tempo e lui l’ autunno scorso era stato così corretto da presentare le dimissioni – continua il manager – Le posso assicurare che quando sono state respinte c’ è stato in sede un applauso spontaneo». La difesa d’ ufficio non risolve però i problemi di Ahold né può nascondere i buchi evidenziati nei suoi processi interni di controllo. La società deve rivedere i conti, ha debiti per 13 miliardi e molte cause aperte. E con ogni probabilità il nuovo management dovrà sfoltire a colpi di dismissioni i sogni di grandezza di van der Hoouven. Le critiche dall’ estero saranno state in qualche caso scoordinate nei toni. Ma la fatica con cui ad Amsterdam decollano le inchieste per chiarire cosa è successo alla Us Servicefoods non sono un buon biglietto da visita per chi vuole convincere gli investitori a puntare i loro capitali su mercato e aziende olandesi. Così come le garanzie date solo pochi mesi fa da van der Hoouven e dal cda sulla correttezza dei conti Ahold suonano oggi un po’ beffarde per chi ha perso il 70% dei suoi risparmi.

 

I Big dei supermercati
Ricavi 2001 – Miliardi di dollari

Walmart
217,8
Carrefour
67.7
Ahold
64,9
Kroger
50,1
Metro
48,3
Alberton’s
37,9