“Europa” Chirac: «Inaccettabile la direttiva per liberalizzare i servizi»

16/03/2005

    mercoledì 16 Marzo 2005

      PROPOSTA DALLA COMMISSIONE UE. LE AZIENDE POTRANNO OPERARE IN TUTTA L’UNIONE CON LE NORME DEL PROPRIO PAESE

        Chirac: «Inaccettabile la direttiva per liberalizzare i servizi»

          Enrico Singer
          corrispondente da BRUXELLES

            Una telefonata a Manuel Barroso e un’altra a Jean-Claude Juncker. Ma un solo, identico messaggio. La direttiva europea per liberalizzare il mercato dei servizi è «inaccettabile». Parola di Jacques Chirac, che il portavoce dell’Eliseo si è affrettato a riferire testualmente per rendere esplicito e, soprattutto, pubblico il «no» assoluto del presidente francese a uno dei progetti più importanti che sono sul tavolo della Commissione. L’ostilità di Parigi e di Berlino nei confronti della cosiddetta direttiva Bolkestein – è l’ex commissario di Prodi che l’ha lasciata in eredità al nuovo esecutivo – aveva già convinto Barroso a bloccarne l’iter e a promettere modifiche. Ma è bastata una frase pronunciata dal presidente della Commissione in difesa, almeno, del punto essenziale previsto dalla liberalizzazione a scatenare l’ira di Chirac.

              Che cosa aveva detto Barroso? Che la «regola del Paese d’origine» sarebbe stata salvata anche nella futura versione rivista e corretta della direttiva. La regola è quella che dovrebbe consentire a qualsiasi prestatore di servizi – che sia un’azienda o un singolo – a operare in tutta l’Unione rispettando le norme del suo Paese. Dagli stipendi del personale ai costi della previdenza. E’ uno dei pilastri della direttiva Bolkestein che, secondo i calcoli degli esperti di Bruxelles, avrebbe aumentato i posti di lavoro ed avrebbe avuto anche un effetto positivo sulla crescita economica con un miglioramento tra l’uno e il tre per cento. Il mercato dei servizi in Europa rappresenta più del 70% del Pil e la sua liberalizzazione è senza dubbio un passo decisivo per l’effettiva creazione di un effettivo mercato unico europeo.

                Parigi e Berlino ribattono agitando il rischio di un «dumping sociale». Sostengono che l’apertura sulla base delle regole nazionali favorirebbe soltanto i prestatori di servizi dei nuovi Paesi membri. In particolare di quelli dell’Est dove la manodopera costa meno e gli oneri previdenziali sono più bassi. Sul fronte della resistenza al «dumping sociale» Francia e Germania hanno trovato alleanze trasversali in altre capitali e nello stesso Europarlamento. Tanto che la Commissione aveva già annunciato che alcuni settori – i servizi sanitari – sarebbero stati esclusi dal campo d’azione della direttiva. Un modo per limitare la concorrenza che il provvedimento vorrebbe, invece, estendere a «ogni attività economica che offre fornitura di servizi», come è scritto nel testo.

                  Ma l’opposizione di Parigi e Berlino è spinta anche da quel vento neoprotezionista che è tornato a soffiare forte negli ultimi mesi e che ha già creato spaccature tra vecchia e nuova Europa sui capitoli più sensibili in discussione: dalla riforma del Patto di stabilità a quella degli aiuti di Stato. La lite sulla direttiva Bolkestein è una dimostrazione quasi da manuale delle difficoltà di gestione politica ed economica dell’Unione a Venticinque in cui si confrontano interessi divergenti. Con i nuovi Paesi che spingono per sfruttare al massimo quegli squilibri che, da una parte, li penalizzano, ma che possono anche favorirli nella corsa al recupero: che si tratti di ridistribuire i miliardi dei fondi strutturali o di fare concorrenza nella prateria quasi sconfinata dei servizi. E con gli altri che riscoprono le barriere di sicurezza.

                    Quando l’allargamento dell’Unione non era ancora compiuto il problema lo aveva scoperto per prima la Germania invasa dalle piccole imprese di lavori edili o delle pulizie degli uffici che arrivavano dall’Est – dalla mattina alla sera – portando operai a basso costo a bordo di vecchi pullmini. Adesso il mercato unico a Venticinque reclama delle regole condivise. Il nuovo commissario al Mercato interno, l’ultraliberista irlandese Charlie McCreevy, promette battaglia contro le pressioni riduttive. «Non accetterò un testo che non vale nemmeno la carta su cui è scritto», ha detto di fronte alle tante richieste di limitazioni e di modifiche. Ma anche Chirac è stato chiaro. «Inaccettabile» è un aggettivo che non ammette mediazioni.