“Europa” Blair «rivoluziona» anche le pensioni

18/12/2002




EUROPA
Mercoledí 18 Dicembre 2002



Blair «rivoluziona» anche le pensioni

Previdenza - Il nuovo sistema abolisce l’obbligo di ritirarsi a 65 anni e concede premi a chi sceglie di continuare a lavorare


DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA – Dopo una lunga incubazione, il Governo britannico ha pubblicato ieri un ambizioso piano di riforma del sistema pensionistico per fare fronte all’incombente crisi di liquidità e tappare un "buco" che avrebbe già raggiunto circa 30 miliardi di sterline. Al centro del piano, presentato in un voluminoso "Green book", la proposta di togliere l’obbligatorietà dell’età pensionabile a 65 anni per i dipendenti del settore privato ed equiparare alla stessa età i dipendenti del settore pubblico, che attualmente smettono di lavorare a 60 anni. I media ieri hanno soprannominato lo schema "work ’til you drop" (lavora finché cadi morto), ma in esso non c’è nulla di obbligatorio. È infatti l’obbligatorietà del pensionamento a 65 anni che viene tolta a vantaggio della piena libertà di continuare a lavorare per chi lo desideri. Per costoro sono d’altronde in vista incentivi interessanti, quali un premio "una tantum" da 20mila sterline (32mila euro) per persona e 30mila a coppia per chi continuasse a essere attivo fino a 70 anni. Nel presentare la riforma, Andrew Smith ministro delle Pensioni, ha detto che l’obbligo dell’età pensionabile «è ormai diventato un fatto sempre più anacronistico». Non a caso il suo progetto si ispira a una maggiore libertà di scelta da parte degli individui ed è intitolato «Simplicity, security and choice». In effetti, la crisi di liquidità del sistema e l’aumento della longevità delle persone ha posto la popolazione di fronte a un semplice dilemma: lavorare più a lungo o risparmiare di più. Qualsiasi altra soluzione sfiderebbe la logica aritmetica. Per i dipendenti pubblici la soglia di età verrebbe innalzata a partire dal 2006. Il piano di riforma tocca molti altri punti. E se la scelta dell’individuo (Choice) è un aspetto importante, anche gli altri due (la semplicità e la sicurezza) vengono toccati con altrettanto impegno: come la semplificazione del regime fiscale sulle pensioni, che diverrà unico rispetto agli attuali 8 regimi contributivi, generose esenzioni fiscali fino a un totale massimo di 200mila sterline l’anno per un totale cumulativo di 1,4 milioni di sterline (2,1 milioni di euro), un nuovo sistema regolamentare con un’authority che controlli il buon andamento del settore ed eviti nuovi scandali che sono costati enormemente sia ai risparmiatori sia alle compagnie di assicurazione costrette ora a pagare multe salatissime. Il Governo chiede peraltro all’industria del settore di rendere il più intellegibile possibile le proposte alla clientela con formule semplici. Dato che, malgrado tutto, milioni di cittadini non risparmiano ancora a sufficienza, il Governo ha creato una commissione, guidata da Adair Turner, ex-direttore della Cbi, la confindustria inglese, con il compito di studiare la possibilità di obbligare i lavoratori a dare un contributo al sistema con una minima forma di risparmio forzato. Due terzi degli inglesi hanno un’assicurazione privata. A tutti i cittadini è garantita una minima pensione di Stato. L’industria dei fondi pensione ha in gestione 700 miliardi di sterline, pari a 1.300 miliardi di euro, il secondo monte-risparmi del mondo dopo gli Usa. Quanto alle imprese, il Governo ha ribadito l’essenziale ruolo sociale che esse svolgono sul fronte pensionistico, ma ha accolto il loro crescente nervosismo là dove si trovano costrette a gestire le pensioni con crescenti oneri e responsabilità, che sono all’origine della chiusura crescente di schemi di pensionamento garantiti ("final salary schemes"). Le proposte di riforma prevedono una drastica semplificazione delle normative e delle procedure burocratiche. Al punto da permettere, secondo le stime del Governo, risparmi nell’ordine di 150-200 milioni di sterline all’anno. In cambio si chiede però ai datori di informare in modo chiaro i dipendenti e su questo fronte il Governo si impegna a fare la propria parte. Ma l’associazione degli assicuratori (Abi) ha detto che il Governo è stato troppo timido e deve contribuire anche con danaro per permettere alle aziende di compiere al meglio il proprio ruolo. I sindacati sono stati critici perché il Governo non ha posto un argine all’erosione delle vecchie e generose forme di pensione. Mentre i conservatori all’opposizione, tramite il portavoce David Willets hanno detto che le misure sono insufficienti e tardive.
MARCO NIADA