“Europa” Blair a sorpresa vira a sinistra e lancia il progetto anti-povertà

19/09/2002


            19 settembre 2002



            EUROPA


            Blair a sorpresa vira a sinistra e lancia il progetto anti-povertà

            «Il Governo deve insistere sulla redistribuzione della ricchezza»

            Marco Niada


            (DAL NOSTRO CORRISPONDENTE)

            LONDRA – Sarà il clima da recessione incombente, che allarga il fossato tra ricchi e poveri, sarà il bisogno di tenere a bada la rabbia degli inglesi di fronte al continuo collasso dei servizi pubblici, sarà il bisogno di controbilanciare l’atteggiamento da falco assunto durante la crisi irachena – che gli ha alienato la sinistra del partito – ma è un fatto che un Tony Blair sempre più tinto di rosa ieri ha dato una nuova, robusta sterzata a sinistra, utilizzando una parola finora ritenuta tabù dal linguaggio del New Labour. Un sostantivo che in italiano non ha bisogno di traduzione: "redistribution". Parlando ad arte in una scuola del poverissimo sobborgo londinese di Hackney, Blair ha ricordato che l’obiettivo del Governo è fare in modo che nessuno resti indietro non solo in termini di povertà materiale, ma di esclusione sociale. Il Primo ministro britannico si riferiva in particolare della povertà infantile. Dopo aver vantato di avere migliorato le condizioni di 1,4 milioni di bambini, che fino al 1997 vivevano in assoluta povertà, di aver dato maggiore accesso all’istruzione alle ragazze-madri e un posto all’asilo nido al 70% dei bimbi di 3-4anni, Blair ha ammesso che molto resta ancora da fare. Come? Di solito la formula magica era quella di dare opportunità a tutti. Anche questa volta ne ha parlato, ma ha aggiunto il concetto finora messo al bando: «Deve essere una Gran Bretagna in cui continuiamo a redistribuire potere, benessere e opportunità ai tanti e non ai pochi, per combattere la povertà e l’esclusione sociale e fornire servizi pubblici in cui la gente abbia fiducia, oltre ad abbattere le barriere che impediscono agli individui di progredire». L’uso ardito del termine da parte di un Primo ministro, che ha sempre cercato di "vendersi" come un promotore della creazione più che della distribuzione di ricchezza, è stato un invito a nozze per i conservatori che hanno colto l’occasione per balzare alla giugulare di Blair, accusandolo di preparare in modo subdolo nuovi aumenti alle tasse. Michael Howard, ex-ministro degli Interni sotto il Governo Major e ora Cancelliere dello scacchiere (ministro del Tesoro) del gabinetto-ombra dei tory, ha parlato di «violazione dei patti con gli elettori» che Blair aveva contratto durante le due campagne elettorali, promettendo di non alzare le tasse. Nell’ultimo budget (la legge finanziaria inglese), il Governo ha annunciato aumenti delle imposte a partire dal prossimo aprile, tramite un netto incremento dei contributi della previdenza sociale, in buona parte finito a carico delle aziende (sempre più scontente). Secondo i conservatori e altri osservatori maliziosi come il tabloid di centro-destra «Daily Mail», il Governo si preparerebbe a rincarare la dose in tempi non lontani per tenere a bada una sinistra sempre più battagliera. Il tutto in un clima di tensioni crescenti provenienti dal fronte dei dipendenti pubblici, che chiedono aumenti salariali dopo anni di astinenza e stipendi da fame a fronte di una continua crescita del costo della vita e dei prezzi immobiliari. I pompieri, peraltro, si preparano a rompere una morigerazione più che ventennale e a scendere in piazza per ottenere un aumento del 40 per cento.