“Europa” Ahold, profitti gonfiati per 880 milioni di dollari

09/05/2003




              Venerdí 09 Maggio 2003
              FINANZA E MERCATI


              Ahold, profitti gonfiati per 880 milioni di dollari

              Scandali – Amplificata l’entità delle irregolarità contabili

              VINCENZO CHIERCHIA


              MILANO – Colpo di scena nel caso Ahold , gigante olandese della grande distribuzione a forte vocazione globale, investito nei mesi scorsi da una violenta bufera per conti truccati nelle controllate Usa. In particolare ieri si è appreso che il valore delle irregolarità contabili non si aggira più intorno a 500 milioni di dollari ma è salito fino a sfiorare il miliardo.
              Lo scandalo un paio di mesi fa aveva provocato la rimozione dell’amministratore delegato Cees van der Hoeven e di numerosi top manager, dopo le ammissioni su conti irregolari della controllata americana Us Foodservice (rilevata nel corso dell’anno 2000) nelle relazioni con grandi clienti (tra cui SaraLee e Conagra food); ieri è stato comunicato che l’utile ante imposte era stato in realtà gonfiato di 880 milioni di dollari tra il 2000 e il 2002. Più in dettaglio, le entrate sono state gonfiate per circa 110 milioni di dollari nell’esercizio fiscale del 2000, per 260 milioni nel 2001 e per ben 510 milioni nel 2002. A tutto ciò occorre aggiungere altri 90 milioni di aggiustamenti contabili.
              L’inchiesta sui conti Ahold, per far luce sulle irregolarità, è stata condotta da PriceWaterhouseCoopers. Ahold, che ha avviato un piano di dismissioni di attività (cessione di catene di supermercati in Sud America, Europa e Asia) si prepara poi a effettuare riaggiustamenti contabili alla Foodservice per circa un altro miliardo di dollari.
              Il gruppo olandese ha comunque fatto sapere che l’indagine, ancora in corso, finora non ha evidenziato segnali di frodi contabili nelle altre divisioni operative; il top management Ahold si è poi detto fiducioso che l’inchiesta contabile termini i lavori sui risultati 2002 prima della scadenza del 30 giugno.
              Intanto la Borsa olandese sta premiando l’operazione trasparenza di un gruppo da oltre 50 miliardi di euro di giro d’affari, il cui titolo dall’inizio dell’anno ha visto più che dimezzarsi il valore. Ieri il titolo è arrivato a guadagnare in apertura più del 16% per poi frenare all’8% a metà mattina, e per attestarsi infine intorno al +2,3% a fine seduta. In relazione agli ultimi sviluppi sull’inchiesta contabile tra gli operatori di mercato circolano commenti positivi: «Le notizie sono buone – commenta un operatore – perché finora non sono stati trovati problemi nelle altre divisioni e sembra che il management non fosse affatto a conoscenza di quello che accadeva nella controllata americana». Comunque resta lontana l’uscita dal tunnel di una vicenda ancora tutta da chiarire. Ieri Standard & Poor’s ha abbassato la valutazione su Ahold da Bb+ a Bb-. La valutazione resta comunque sotto i riflettori e con un orientamento negativo, in base alle decisioni prese a fine febbraio.
              Certo per il nuovo amministratore delegato Anders Moberg e per Dudley Eustace (il nuovo Cfo) il prosieguo dell’operazione trasparenza toglie un po’ di castagne dal fuoco, ma al tempo stesso mette una forte pressione sul fronte delle prossime mosse. La vendita degli asset immobiliari e delle reti di vendita potrebbe infatti avvenire a condizioni penalizzanti vista la situazione di mercato ancora difficile in Sud America e in Asia. Resta poi tutto da affrontare il nodo del top management e del futuro strategico di Us Foodservice. Certo, il ridimensionamento delle attività per far fronte alla crisi finziaria segna una drastica svolta rispetto alla strategia globale portata avanti da Cees van der Hoeven negli ultimi anni.