Europa a crescita zero, Germania in recessione

16/05/2003



              16/5/2003

              DATI DI EUROSTAT SUL PIL DEL PRIMO TRIMESTRE GELANO LE ASPETTATIVE DI RIPRESA. FRANCOFORTE SFUMA L’OTTIMISMO PRECEDENTE
              Europa a crescita zero, Germania in recessione
              Crescono le pressioni sulla Bce per un taglio dei tassi, l’euro scende a 1,14

              ROMA
              Con tutta l’economia europea che ristagna, un calo dei tassi sull’euro il 5 giugno appare assai probabile. Rinnova un amichevole invito alla Bce il direttore generale del Fondo monetario, Horst Koehler. Lo zero tondo di crescita del prodotto lordo nel primo trimestre 2003 uscito dalla stima-lampo di Eurostat (l’ufficio statistico dell’Unione europea) si fonda sulla brutta sorpresa italiana, su una brutta sorpresa tedesca (-0,2%) e su un dato dell’Olanda (-0,3%) che è peggio dei primi due. Pochi tra i centri di ricerca economica se li aspettavano; tutti stanno rapidamente rivedendo le loro previsioni. Se l’economia non cresce, occorre far scendere il costo del denaro. I governi dell’area euro, che già scalpitavano per un ribasso (dal 2,50% a cui attualmente è fissato il tasso di rifinanziamento sull’euro), diventano ancora più determinati nel fare pressione. Le condizioni sembrano proprio quelle giuste: i mercati finanziari ogni giorno portano i tassi a lungo termine a nuovi record di discesa, sui mercati valutari l’euro è forte e se è un poco arretrato ieri (scendendo a quotra 1,14 sul dollaro) è proprio perché si anticipa che la Bce si decida.

              Però occorre valutare dove sta andando l’economia europea dopo il brutto primo trimestre: ancora ferma, o di nuovo in su? «Sorprendente, e anche un po’ deludente» è la stima dell’Eurostat, commenta il commissario europeo agli affari monetari Pedro Solbes. Per ora a Bruxelles resta invariata la previsione di una crescita del prodotto lordo dell’Unione all’1% nella media del 2003, che a molti esperti indipendenti sembra ora troppo alta. E’ lo stesso numero che la Banca centrale europea ha ufficializzato un mese e mezzo fa, quando il suo consiglio si riunì a Roma, e che si ritrova nel suo bollettino mensile di maggio diffuso ieri.
              Solbes fa sapere che i suoi uffici stimano per il secondo e terzo trimestre una crescita tra lo 0 e lo 0,4%. Ma in Germania «la situazione è seria» sostiene Koehler del Fmi. Il presidente della Bundesbank, Ernst Welteke, nega che sia tanto grave da portare a un risultato negativo per l’insieme del 2003; ma lo 0,75% di crescita previsto dal governo, dice, non è più raggiungibile, è addirittura incerto se si arriverà alla cifra più bassa, +0,5%, finora preferita dalla stessa Bundesbank. Tra 0,5% e zero, è la valutazione a caldo della banca di investimento americana Morgan Stanley. E l’economia tedesca, si sa, vale da sola un terzo dell’area euro.
              Da Londra, il vicegovernatore della Banca d’Inghilterra Mervyn King nota che «la crescita del prodotto lordo nell’area euro resta debole e mostra scarsi segni di ripresa»; compara l’effetto di freno esercitato dal rialzo dell’euro con quello di spinta (una «ripresa vivace nella seconda metà dell’anno») che avrà sull’economia britannica il calo della sterlina. Tra le prime rettifiche dei centri studi, Bank of America abbassa la sua previsione di crescita per l’intera area euro nel 2003 dallo 0,9% allo 0,7%.
              Il consiglio direttivo della Bce, formato dai sei membri del direttorio di Francoforte e dai 12 governatori nazionali, terrà la sua prossima riunione quattordicinale giovedì prossimo 22; ma è d‘uso che le decisioni sui tassi vengano prese nella prima riunione del mese, ordinariamente seguita da una conferenza stampa. Nel caso, si tratterà del 5 giugno. Nessuno spunto su che cosa possa maturare lo dà il bollettino mensile diffuso ieri, documento ormai superato dagli eventi. Vi si legge che nei 12 Paesi dell’euro «la crescita del prodotto interno lordo dovrebbe iniziare a rafforzarsi in corso d’anno, per poi acquisire slancio nel 2004».
              La formula scelta è leggermente più prudente di quella del mese di aprile, quando si attendeva «una moderata ripresa, legata all’attenuarsi dell’incertezza, a partire dalla seconda metà del 2003». Procede così la Bce, per lenti aggiustamenti, con un linguaggio circospetto e stereotipato a cui si devono attenere nelle loro differenti lingue tutti i rappresentanti dell’«Eurosistema». L’aspettativa di una crescita del prodotto lordo nei 12 Paesi euro all’1% circa nel 2003, e al 2,1% nel 2004, risulta da un sondaggio tra i centri di ricerca indipendenti condotto «nella seconda metà di aprile».

              Stefano Lepri