“Europa 1″ Più soldi, ma solo all’IG Metall

02/11/2004

              lunedì 1 novembre 2004

                NEL NORDRENO WESTFALIA L’INTESA NON ESTENSIBILE ALLE ALTRE SIGLE. PROTESTANO GLI INDUSTRIALI
                Più soldi, ma solo all’IG Metall
                Contratto favorisce gli iscritti al forte sindacato tedesco

                Francesca Sforza
                corrispondente da BERLINO

                  Piú vacanze, straordinari meglio pagati, trattamenti particolarmente favorevoli per i sistemi pensionistici e altri benefici. Questo è quanto il potente sindacato tedesco IG Metall ha chiesto (e ottenuto) in una serie di trattative per contratti di categoria con alcune imprese del Nordreno Westfalia. Mentre nel resto della Germania i posti di lavoro nella grande e media industria sono ogni giorno piú a rischio, nel piccolo mondo del grande sindacato IG Metall, la storia gira in un’altra direzione. I privilegi, infatti, sono limitati agli iscritti del sindacato numero uno, e non sono estendibili ad altre associazioni sindacali minori.

                    La notizia, anticipata dalla «Berliner Zeitung» e confermata dai vertici di IG Metall, viene interpretata all’interno di una strategia che intende frenare l’emorragia delle iscrizioni a IG Metall – che negli ultimi dieci anni ha perso oltre il 45 per cento delle adesioni – e a rallentare il crescente diffondersi di trattative aziendali autonome a scapito dei contratti di lavoro nazionali. «La politica di Ig Metall – ha osservato il portavoce della Bdi, la confindustria tedesca – è di cortissimo respiro; non si rendono conto che così facendo vanno contro le attuali esigenze del mercato del lavoro. IG Metall dovrebbe pensare a ben altro che a difendere i propri interessi particolari». «I bonus sono concordati con le aziende – ha replicato la direzione di IG Metall – e dunque se le aziende li hanno concessi significa che ci sono i margini per farlo. Il lavoro di un sindacato è difendere i propri iscritti, e noi non facciamo altro che il nostro lavoro».

                      Per capire quanto sia importante la svolta impressa ieri da IG Metall nel futuro del sindacato tedesco, bisogna riandare a una polemica nata diversi mesi fa, quando il cancelliere Schroeder, in uno dei momenti piú delicati del suo mandato – era il periodo in cui si trattava di approvare il pacchetto di riforme «Agenda 2010» – aveva dichiarato, in una seduta al Parlamento, che le contrattazioni salariali a livello nazionale «non erano in discussione». Le affermazioni del cancelliere significavano che le richieste avanzate dalle associazioni di industriali – che spingevano per una maggiore flessibilitá delle trattative salariali e auspicavano il progressivo passaggio da trattative nazionali a trattative aziendali e di settore – non avrebbero avuto il necessario sostegno politico. Per il sindacato – e per IG Metall in particolare – fu una vittoria su tutta la linea, che chiudeva una fase delicata di rinnovi contrattuali e garantiva il prolungarsi dello status quo.

                        Il mantenimento delle contrattazioni nazionali erano il prezzo politico che il cancelliere doveva pagare al sindacato per far passare il pacchetto di riforme, ma gli stessi vertici del sindacato erano consapevoli che le associazioni degli industriali sarebbero tornate alla carica all’inizio della stagione successiva. «L’aprirsi di una stagione di contratti tra singole aziende e singoli rappresentanti di fabbrica – aveva detto allora il numero uno di IG Metall Juergen Peters – significherebbe la fine della protezione nazionale dei lavoratori; il mondo del lavoro diventerebbe un far west».

                          Per evitare il riproporsi di quella situazione – in un momento come questo, in cui la Germania attraversa una profonda crisi della grande industria e sono a rischio migliaia di posti di lavoro in tutto il territorio nazionale – IG Metall gioca d’anticipo e «svende» la contrattazione nazionale con benefici per i soli iscritti, creando un importante precedente per le future rivendicazioni. A chi ritiene la posizione assunta da IG Metall impolitica e antistorica, i vertici del sindacato rispondono con una domanda: «Perché i nostri iscritti, che sono decisivi nel momento di condurre le trattative per i rinnovi contrattuali devono essere trattati allo stesso modo di chi se ne tira fuori?»