“Europa 1″ Le imprese tedesche premono per le 40 ore

30/06/2004


        sezione: EUROPA
        data: 2004-06-29 – pag: 7
        autore: ATTILIO GERONI
        Dopo l’intesa tra Siemens e Ig-Metall sulla settimana lunga
        Le imprese tedesche premono per le 40 ore
        FRANCOFORTE • Un caso isolato, come vorrebbero i sindacati, oppure un precedente destinato a diventare la norma nelle relazioni industriali in Germania? L’accordo raggiunto tra Ig-Metall e Siemens per l’allungamento della settimana da 35 a 40 ore in due impianti tedeschi ha riacceso il dibattito sulla necessità di rendere più flessibile un mercato del lavoro che affronta la pressione competitiva della manodopera a basso costo nei Paesi dell’Europa centroorientale e del Sud-Est asiatico.

        La minaccia di Siemens, pronta a trasferire in Ungheria la produzione di telefoni cellulari e portatili dei due stabilimenti di Bocholt e Kamp-Lintfort con la conseguente perdita di 2mila posti di lavoro, si è dimostrata un deterrente formidabile nei confronti del sindacato, che pure ieri e nel fine settimana ha cercato di minimizzare la portata dell’intesa: «È un caso unico — ha sottolineato il leader di Ig-Metall Berthold Hüber — che non deve far venir meno il rispetto degli accordi raggiunti nel sistema di contrattazione collettiva».

        Più o meno dello stesso tenore sono state le dichiarazioni di alcuni esponenti della coalizione di governo SpdVerdi, contrari a un allungamento generalizzato dell’orario, anche perché preoccupati di non aprire un altro fronte con un sindacato già ampiamente insoddisfatto della politica economica di tagli al welfare. Imprenditori e opposizione conservatrice sperano invece che l’accordo abbia ampio seguito e Dieter Hundt, leader dell’associazione degli industriali Bdi, lo ha definito un «esempio positivo».

        La decisione di Siemens rientra in una strategia più ampia con cui il gruppo di Monaco sta cercando di ridurre i costi di produzione e salvaguardare la propria competitività a livello internazionale. In generale, e soprattutto a giudicare dall’andamento positivo delle esportazioni, si può affermare che le imprese tedesche siano riuscite a mantenere un adeguato livello di competitività nonostante siano penalizzate da un costo del lavoro tra i più alti al mondo e, più di recente, da un rapporto di cambio sfavorevole tra euro e dollaro. In realtà il processo di delocalizzazione, oggi tanto temuto, è in corso dall’inizio degli anni 90. Solo in Europa centro-orientale si calcola che le imprese tedesche abbiano accumulato investimenti diretti per 30 miliardi di euro che hanno permesso a molti grandi gruppi, in particolare automobilistici, di sviluppare notevoli capacità produttive a costi decisamente inferiori. Un esempio significativo è Volkswagen che ormai produce negli impianti di Wolfsburg — i più grandi al mondo nel settore — meno del 10% del volume complessivo con circa il 15% dei dipendenti a livello globale, mentre le sue fabbriche in Polonia, Ungheria (Audi) e Slovacchia generano ormai il 13% della produzione.

        La stessa Siemens dagli anni 80 ha ridotto il personale in Germania di 65mila unità, mentre i dipendenti nelle filiali estere sono cresciuti di quasi 140mila addetti. Opel, controllata di General Motors, sembra determinata a spostare la produzione della monovolume compatta Zafira dagli impianti tedeschi di Rüsselsheim a quelli polacchi di Gliwice.

        Contro simili dinamiche, ci sono economisti per i quali l’accordo di giovedì scorso è solo un palliativo: «Chi crede di poter accrescere la competitività internazionale dell’industria tedesca attraverso la riduzione dei salari e una continua estensione dell’orario, si troverà ad affrontare lo stesso problema tra uno o due anni», ha dichiarato alla "Berliner Zeitung" Steffen Lehndorff, analista dell’Istituto del Lavoro e della Tecnologia di Gelsenkirchen, aggiungendo che non a caso l’accordo tra Siemens e IgMetall dura soltanto due anni.

        La possibilità di allungare la settimana lavorativa a 40 ore è in realtà contemplata nell’accordo collettivo siglato nel febbraio scorso tra il sindacato metalmeccanico e i datori di lavoro di Gesamtmetall. Si tratta di una clausola che permette alle aziende, a determinate condizioni, di estendere l’orario oltre le 35 ore contrattuali per non più del 50% dei dipendenti e previa approvazione del consiglio di fabbrica. Secondo Eckart Tutchfeld, economista di Commerzbank, il compromesso raggiunto da Siemens rappresenta l’applicazione flessibile di una clausola in realtà ancora troppo rigida per le esigenze dell’industria tedesca: «È positivo, ma rientra sempre in una politica di piccoli passi di liberalizzazione del mercato del lavoro. Non mi aspetto ancora un’estensione generalizzata dell’orario, ma la possibilità che al prossimo round di negoziati salariali tale flessibilità possa essere maggiormente recepita a livello di accordo collettivo».