“EuroLavoro (9)” Direttiva Ue sugli orari: la Cgil approva, la Fiom boccia

13/05/2005
    giovedì 12 maggio 2005

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    VITE AL LAVORO

    Direttiva Ue sugli orari: la Cgil approva, la Fiom boccia
    Patta (Cgil): «Stop alla manomissione delle conquiste». Cremaschi (Fiom): «Strasburgo non cancella lo stampo liberista»

    MANUELA CARTOSIO

      Per la Cgil, è una «grande vittoria». Per la Fiom, invece, «non c’è nulla da festeggiare». Sulla direttiva sull’orario di lavoro, approvata ieri in prima lettura dal Parlamento europeo, confederazione e metalmeccanici viaggiano su lunghezze d’onda assai diverse.

      Giampaolo Patta, responsabile del Segretariato Europa della Cgil, suona la campana festosa: «Sono stati battuti i tentativi della Commissione Barroso d’intensificare e prolungare l’orario di lavoro, viene posto un limite alla possibilità di ricorrere ad accordi individuali per prolungare l’orario legale di lavoro, si sottolinea la sovranità del contratto di lavoro nazionale sugli orari di lavoro». Approvando gli «emendamenti Cercas» il Parlamento di Strasburgo ha lanciato un forte segnale politico: «Stop alla manomissione al ribasso da parte delle istituzione europee delle conquiste più avanzate esistenti nei paesi dell’Unione». Giorgio Cremaschi, segretario della Fiom, vede il bicchiere quasi del tutto vuoto: «Avevamo chiesto l’abrogazione dei quattro punti devastanti della direttiva Barroso. La mediazione Cercas ha edulcorato quei quattro punti, non li ha cancellati. Escono dalla porta, ma i loro effetti potrebbero rientrare dalla finestra. Per questo manteniamo un giudizio fortemente negativo. Poiché vale la clausola di non regresso, ci batteremo perché queste norme non vengano applicate in Italia».

        Sabina Petrucci, responsabile dell’Ufficio Europa della Fiom, dettaglia il giudizio negativo. La posssibilità di sperimentare per tre anni l’opting out individuale non può essere spacciata per un grande successo, semmai assomiglia a «una vittoria di Pirro». Sulle «guardie» la mediazione Cercas, accettando la distinzione tra ore attive e inattive, arretra rispetto a ben tre sentenze della Corte europea di giustizia secondo cui tutte le ore di guardia sono effettive. Quanto alle 48 ore settimanali su base annua, il rinvio alla contrattazione nazionale «fa solo ridere». Il contratto nazionale esiste solo in Italia e in Germania; negli altri paesi si contratta azienda per azienda o per figure professionale. In sintesi: nonostante gli emendamenti edulcoranti, quella votata ieri resta una direttiva di stampo liberista che mette il tempo delle persone «a disposizione» delle imprese e che rende «accessorio» il ruolo del sindacato.

          Giriamo queste obiezioni a Patta e il risultato è questo: «I compagni della Fiom non hanno capito su cosa si è votato ieri a Strasburgo». I cugini metalmeccanici dimenticano che una direttiva europea sugli orari di lavoro esiste dal 1993. Non è buona, tant’è vero che l’Italia l’ha recipita tre anni fa con il parere contrario di Cgil, Cisl e Uil. Il contratto dei tessili italiani, per fare esempio, calcola le 48 ore su base annua. La Commissione Barroso intendeva peggiorare la già brutta direttiva del `93. «E’ stata stoppata con 90 voti di scarto. A me questo sembra un successo». Certo, concede Patta, alla Cgil piacerebbe cambiarla in meglio la direttiva del `93. Si dà il caso che all’ordine del giorno ci fosse l’esatto opposto.

            Cremaschi non molla l’osso: la direttiva del `93 «è stata peggiorata», l’opting out potrà essere sperimentato in tutti i paesi per tre anni, «come voleva fare il governo Berlusconi con l’articolo 18». In materia di orari, afferma il segretario della Fiom, è dall’avviso comune del `97 che la Cgil sbaglia; giudicando positivamente il testo approvato ieri a Strasburgo «persevera nell’errore». Quando si fissano dirittimi minimi da far valere «forse» in Polonia, il risultato è che si abbassano i diritti medi negli altri paesi. «Questa direttiva è un bell’aiuto per Federmeccanica. Almeno questo il compagno Patta me lo concederà».

              Ieri a Strasburgo gli eurodeputati italiani del centro sinistra hanno approvato gli emendamenti Cercas. Il Prc, con l’astensione di Luisa Morgantini, li ha bocciati valutandoli «un sostanziale passo indietro». An si è spaccata, l’Udc ha votato a favore. Forza Italia, a cui piaceva tanto la versione Barroso della direttiva, alza alti lai contro l’Europa «burocratica» delle sinistre che, con l’appoggio di una parte del centro destra, «impone la linea degli ulteriori costi e delle sovra-regolamentazioni, dimenticandosi delle necessità dei mercati».