“EuroLavoro (6)” M.Roccella: «Un attacco alla contrattazione»

12/05/2005
    mercoledì 11 maggio 2005

    pagina 1o

    Intervista

      «Un attacco alla contrattazione»
      Intervista a Massimo Roccella, ordinario di diritto del lavoro a Torino

        LUCA TOMASSINI
        ROMA

          «Si tratta di un vero e proprio attacco alla contrattazione collettiva e dunque al peso dei sindacati». Massimo Roccella, ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Torino, non nasconde la propria preoccupazione di fronte alla probabile approvazione da parte del Parlamento europeo delle proposte della Commissione di modifica della direttiva 2003/88 sull’organizzazione dell’orario di lavoro.

            Quali le cause dei suoi timori?

              In primo luogo il testo indebolisce il ruolo della contrattazione sull’organizzazione dei tempi nelle aziende. Penso in particolare alla possibilità di estendere per via legislativa o regolamentare il periodo di riferimento per il calcolo dell’orario medio settimanale fino a 12 mesi. In secondo luogo il provvedimento apre un varco alla decontrattazione nelle piccole imprese. Infatti, in tutte quelle realtà in cui gli accordi collettivi non si applicano di fatto il limite di 48 ore per l’orario medio settimanale non ci sarà più.

                Prevede conseguenze di particolare gravità nel nostro paese?

                  In Italia il limite legale sull’orario giornaliero è già stato abrogato e orari di 13 ore al giorno e 78 a settimana sono già possibili. Ma, e questo è il punto, ogni deroga deve essere contrattata con le organizzazioni sindacali. C’è poi il problema del peso delle piccole imprese nella nostra economia. Consideriamo per esempio il settore edilizio. Data la sua estrema frammentazione, l’introduzione della possibilità di opzione individuale per un tempo di lavoro prolungato non lascia immaginare nulla di buono.

                    Quali le conseguenze di questa «riforma» sul processo di integrazione del continente?

                      Faccio notare che, se dovesse essere approvata nella forma proposta dalla Commissione, la direttiva sarebbe in assoluta controtendenza rispetto a quelle sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. Se poi volessimo leggere il testo alla luce della Costituzione potremmo giungere alla conclusione che alcuni dei principi in essa sanciti sono apertamente violati. Penso in particolare al diritto a condizioni di lavoro giuste ed eque: certo, la formulazione è molto generale, ma in una carta costituzionale questo non deve sorprendere. Per non parlare delle norme che stabiliscono l’obbligo di consultazione delle parti sociali: la flessibilità è un discorso ma l’emarginazione dei sindacati è tutta un’altra cosa.