“EuroLavoro (3)” La direttiva vista da vicino

12/05/2005
    mercoledì 11 maggio 2005

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    La direttiva vista da vicino
    Tre i punti più controversi: opt out, guardie e calcolo dell’orario

      A. D’Arg.

        Il conflitto sulla direttiva sull’orario di lavoro si gioca su tre punti: opt out, guardie e conteggio settimanale. L’opt out, o rinuncia volontaria, fu voluto da Londra nel 1993 al momento di definire la prima versione della norma comunitaria. Nella pratica un lavoratore può decidere se intende rinunciare al limite massimo di ore settimanali. Sono 5 milioni i lavoratori britannici che hanno firmato l’opt out, di questi oltre la metà è stato circuito e un’altra buona fetta ha dovuto firmare sotto minaccia di perdere il contratto di lavoro. Adesso la Commissione propone di estendere l’opt out in tutta la Ue mentre la proposta del Parlamento firmata da Alejandro Cercas lo vuole eliminare in tre anni.

          Guardie. La Commissione non vuole calcolare le guardie nell’orario di lavoro, come invece indicano ben tre sentenze della Corte di giustizia del Lussemburgo. La questione riguarda assai da vicino personale medico e paramedico ma anche impiegati dei trasporti, pompieri e operatori sociali. Cercas propone una valutazione a metà: tutte le guardie – quelle attive e quelle inattive – devono essere retribuite ma al tempo stesso lascia agli stati libertà nel calcolare, all’interno del tetto delle 48 ore settimanali, una parte o nessuna delle ore inattive (come il sonno sul luogo di lavoro).

            4 o 12 mesi. La Commissione vuole calcolare l’orario massimo settimanale sulla media di un anno, favorendo quindi la flessibilità e le necessità del ciclo produttivo. Cercas vuole il calcolo su 4 mesi ma apre al conteggio annuale se è figlio di «contratti collettivi» e rispetta il diritto alla «salute ed alla sicurezza». La prima opzione legalizza le 60 ore ed oltre, la seconda le maschera. Il testo della Commissione piace a tutti i paesi tranne Francia, Svezia, Grecia e Spagna che hanno chiesto l’eliminazione graduale dell’opt out. La direttiva non sostituisce limiti inferiori definiti nelle legislazioni nazionali ma mira a porre un limite massimo che vale per tutta la Ue. Il testo passa oggi in prima lettura al Parlamento e un No con oltre 360 voti, si augura Cercas, aprirebbe la possibilità di una revisione in seconda lettura. L’iter dovrebbe terminare alla fine del prossimo anno.